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tlt_cop-220x337LE CITTÀ NASCOSTE | Paolo Merlini e Maurizio Silvestri
Exorma Edizioni 2016

di Paolo Risi

Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, esperti di “vie traverse”, indugiano nei posti in attesa di un dettaglio indefinibile, il taglio di luce che il più delle volte si rivela decisivo per cogliere l’anima di una città.
Partono da una competenza tangibile, le fondamenta della Storia, arcana o ancora pulsante fra architetture e vicoli, per giungere ad un’elaborazione intima dei luoghi, delle atmosfere. Saranno poi i particolari, la sensibilità del lettore, a completare il mosaico, a renderlo esemplificativo di un discorso più ampio, che coinvolge l’intera penisola con le sue contraddizioni.
Paolo e Maurizio viaggiano a bordo di mezzi pubblici, punti di osservazione trasversali, che hanno la forma rettangolare dei finestrini, vere e proprie lenti di ingrandimento per chi ha tempo e voglia di assaporare usi, costumi e paesaggi in sequenza.
Trieste, Livorno, Taranto. Città talmente uniche che oltre ai loro confini sembra aprirsi una differente dimensione spazio-temporale. Tre città-mondo le definisce Alessandro Leogrande nella prefazione, “innanzitutto perché sono città capaci di racchiudere all’interno delle proprie mura secoli di Storia, di lingue e di sogni, violenza e rapine, conflitti e nuovi inizi, minoranze e dissidenze”.
Tre città che nonostante le distanze e i differenti bagliori solari hanno molto in comune: ad esempio la presenza di quartieri irriducibili, roccaforti di un’identità immemore, incisa nei volti e nei pensieri di chi li abita, o l’essere state teatro di eventi che hanno segnato il Novecento italiano, sotto l’aspetto storico e sociale.
Le città nascoste (diario di viaggio, più che un reportage) trova nell’ascolto, nella riflessione ponderata, la sua dimensione stilistica. Non cerca di individuare aspetti simbolici, caratterizzanti, ma si limita a raccontare la vita, lasciando che fratture (esemplari quelle generate nella città-fabbrica di Taranto), i salti nascosti, le contorsioni, i cambiamenti, si rivelino naturalmente e al momento opportuno. Magari dentro un bar periferico, nelle suadenti librerie, sulle banchine di un porto al tramonto, intorno al tavolo di una trattoria, a nutrirsi e abbeverarsi di prelibatezze locali (soltanto per citarne alcune il ristorante Scabar a Trieste, la Cantina Senese a Livorno, una minuscola trattoria nei pressi di via di Mezzo, dove si servono eccellenti tubettini con le cozze, il piatto identitario tarantino).
Procedendo con la lettura, le particolarità, il gusto locale, le traiettorie della Storia, si stemperano sulla tela di un abbraccio comune, il mare Mediterraneo che crea fuochi condivisi. Nella prefazione Alessandro Leogrande ne individua uno in particolare… “Una volta Piero Ciampi disse che la morte gli faceva rabbia, moltissima rabbia, perché non la poteva fregare. Ora penso che in quella rabbia, pura e benedetta, sia racchiuso lo spirito più profondo… è lo spirito mediterraneo, dissacrante, indolente, irregolare, innamorato della vita, dei suoi limiti e dei suoi eccessi, che si sprigiona come una nuvola dagli anfratti più reconditi.”
La narrazione dei luoghi (corredata da belle fotografie di luoghi e volti) raccoglie attorno a sé testimoni appassionati, nativi della triade di mare o forestieri, questi ultimi sedotti e convinti a restare, forse per questo ancora più cittadini e amanti fedeli. Compaiono pagina dopo pagina scrittori, passati e presenti, artisti, persone comuni che realizzano giorno per giorni le vocazioni e le tradizioni della città: Pino Rosati, della sartoria sociale Lister, uno dei laboratori all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, quello che ospitò la “rivoluzione” di Franco Basaglia; Silvia Menicagli dell’onlus Terme del Corallo, associazione culturale nata per difendere le terme di Livorno, capolavoro assoluto del Liberty toscano; i volontari dell’associazione Nobilissima Taranto che da alcuni anni si impegna nella riscoperta del patrimonio archeologico che si nasconde nelle viscere della città vecchia.
Come in una rimpatriata fra amici vengono accarezzate e ricordate le personalità eccellenti, luminose, testimoniate amorevolmente le bisbocce triestine di James Joyce, la genialità incontrollabile del cantautore e poeta livornese Piero Ciampi, nato in via Roma come Amedeo Modigliani, le parole del reportage “La lunga strada di sabbia” di Pier Paolo Pasolini dedicate a Taranto, la città dei due mari: “Viverci è come vivere all’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, là, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari e i lungomari. Per i lungomari, nell’acqua ch’è tutto uno squillo, con in fondo delle navi da guerra, inglesi, italiane, americane, sono aggrappati agli splendidi scogli, gli stabilimenti.”

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Le città nascoste| Paolo Merlini e Maurizio Silvestri

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