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Le migrazioni del cuore | Giuliano Zanchi
Dehoniane edizioni 2017

 

recensione di Chiara Lecito

Secondo il vocabolario Garzanti, la parola devozione indica un vivo sentimento religioso, una particolare pratica di culto e un attaccamento a una persona o a un ideale. In tutte e tre le definizioni si può notare un’accezione affettiva, un bisogno di affidarsi con completa fiducia a qualcuno (o a Qualcuno) che ci capisca, che ci accolga, che ci ami.

Ne Le migrazioni del cuore Giuliano Zanchi indaga un particolare oggetto di devozione, l’immagine del Sacro Cuore di Gesù attraverso le sue mille declinazioni (effigie modaiola, oggetto di ironia, materia di discussione estetica e teologica) e la sua fortissima identità iconografica, di potente immediatezza e suggestione.

Nata da un’esperienza mistica di Margherita Maria Alacoque, il Sacro Cuore s’impone all’immaginario del credente nel suo significato di darsi immediato, semplice, un po’ truce, incondizionato, in contrasto con un altro modo di vivere il credere, ovvero quello più strettamente filosofico, fatto di meditazione e riflessione, costruito attraverso una fede che discute con la ragione.

La semplice figura del cuore, apparsa nella devozione con sembianze organiche sempre più precise, con le sue arterie e suoi ventricoli in vista, ha preso la via dell’immaginario comune, che ha fatto del muscolo cardiaco il vettore di una rassegna emblematica ricca dei più disparati significati: vitalità, energia, passione, determinazione, resistenza, vulnerabilità, dedizione e molto altro.

Forse, suggerisce il libro, è proprio l’immediatezza del Sacro Cuore, il fatto che questa iconografia non passi dal cervello del fedele ma che sia capace di raggiungere direttamente il suo intimo, suscitando associazioni di sentimento potenti, a rendere questo simbolo così universale, e quindi vendibile. Perché nessuna immagine religiosa è stata tanto commercializzata come il Sacro Cuore, anche al di fuori del sentire religioso, ma proprio come oggetto in sé.

Il fatto è che Zanchi racconta il Sacro Cuore quasi più come simbolo di accettazione che come oggetto religioso; o, meglio, come un qualcosa capace di trascendere il contesto che lo ha fatto nascere rendendosi universale, capace di accogliere chi desidera di essere accolto e di porsi di per sé come oggetto di devozione. E lo fa in maniera efficacissima, circostanziata, portando il lettore a interrogarsi sulle dinamiche del desiderio, del bisogno, dell’appartenenza.

La sensibilità spirituale, salesiana e «cordicola», di molti «santi» della carità, aveva trovato nel Sacro Cuore l’ispirazione di fondo per quella attenzione ai nuovi bisogni della nascente civiltà industriale, generatrice di povertà e di esclusione, in cui la creatività caritativa dei religiosi e dei laici «riparava» concretamente i laceranti guasti umani della nuova civiltà. Era nel contempo un implicito rimprovero al cinismo della società moderna che li aveva prodotti. Al Sacro Cuore si intitolò pertanto ogni impresa prodotta da questo sforzo di una presenza cattolica nella società: ospedali, istituti, aggregazioni laicali, nuove congregazioni sacerdotali, imprese missionarie, col- legi, università. In ognuno di questi luoghi l’immagine del Sacro Cuore troneggiava come un distintivo.

Ne risulta un ritratto di un certo tipo di fede dal sapore istintivo, basico, e per questo eterno e immutabile; l’autore indaga questo sentire attraverso le immagini che lo riproducono senza polemica, ma con affetto e attenzione, interrogandosi (e facendo interrogare il lettore) sul fatto che una mancanza di contenuto, di stratificazioni, di sostanza, possa facilitare, ma anche alterare, una fede che si caratterizzi come rapporto e come relazione.

Perché poi, alla fine, la devozione è questo: una sorta di relazione in cui uno dei poli, quello iconografico, si mantiene elusivo, misterioso, accogliente e desiderabile, mentre l’altro, il fedele, ha il “compito” di amare, di credere, addirittura di riempire di senso o di interpretare. Fare proprio il simbolo, viverlo, vivificarlo, oppure distaccarsi da esso, indagarlo, svuotarlo, ragionarci su, cercarne il segreto, farci sopra dell’ironia.

E rimane il mistero del ruolo del Sacro Cuore, della sua necessità, dei confini tra devoto ed oggetto di devozione.

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