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stevenson-le-notti-sullisolaLe notti sull’isola | Robert Louis Stevenson
A cura di Dario Pontuale
Prefazione di Ernesto Ferrero
Bordeaux Edizioni 2016

di Paolo Risi

 

Robert Louis Stevenson in una lettera racconta ad un amico di avere un intero mondo in testa. Lo rassicura così sullo stato del proprio fervore creativo. Il grande scrittore, forse emulando Robinson Crusoe, uno dei personaggi immortali usciti dalla sua penna, si è da poco trasferito su un’isola del Pacifico, sedotto dai racconti esotici di Herman Melville. L’amico presuppone che Stevenson stia trascurando la letteratura, impegnato com’è a mandare avanti una fattoria, ad aprire sentieri e ad apprendere il mestiere dagli agricoltori locali. Una congettura che non troverà riscontro nella realtà in quanto l’autore dell’Isola del tesoro ben presto si scoprirà inadatto al lavoro manuale e ricomincerà a concepire storie, a dar voce alla sua esuberante vena ideativa, dote smisurata che verrà riconosciuta e celebrata, fra gli altri, da Emilio Cecchi (“Tutti i suoi personaggi, anche quelli che non aveva avuto tempo e coraggio di descrivere, erano diventati vivi e parlanti, di carne e ossa, e venivano a pigliare il tè o a chiedergli un consiglio a casa sua”) e da Italo Calvino (“La grande risorsa dei bambini è il saper trarre tutte le suggestioni e le emozioni dal terreno che hanno a disposizione per i loro giochi. Stevenson ha conservato questo dono”).
Lo Stevenson “polinesiano”, che non mancherà in quegli anni di battersi per i diritti degli indigeni minacciati dai mercanti stranieri, nella sua residenza di Upolo (isole Samoa) si dedica alla stesura di varie lettere che poi confluiranno nel volume Nei mari del Sud e compone l’antologia di racconti Le notti sull’isola. È quest’ultima raccolta che meritoriamente la casa editrice Bordeaux propone in un’edizione curata da Dario Pontuale con la prefazione di Ernesto Ferrero. Una scelta che omaggia il grande scrittore scozzese, lo Stevenson al crepuscolo della sua vita, che nei tre racconti pubblicati nel 1893, La spiaggia di Falesà, Il diavolo nella bottiglia e L’isola delle voci, costruisce un mondo popolato da stregoni, spiriti, donne bellissime, magie e maledizioni.
In particolare ne La spiaggia di Falesà, storia che vede come personaggi centrali due mercanti inglesi, vengono denunciate le spregiudicate mire commerciali di un’amministrazione coloniale orfana dei precedenti caratteri aristocratici-militari. Dario Pontuale, nell’introduzione all’opera, sottolinea il “martirio censorio” a cui fu sottoposto il racconto a causa del suo contenuto aspramente polemico, rivelatore di un’apertura verso nuove e più edificanti sensibilità: “Ne nasce un testo contro le prevaricazioni imperialiste, la corruzione, lo sfruttamento portato dai traffici, la decadenza dei costumi, il degrado dell’etica coloniale e l’annullamento della cultura autoctona. Il racconto incrimina la celebrata superiorità dell’uomo occidentale, mostrando il fallimento della missione civilizzatrice europea infangata dalla deplorevole condotta di avidi reietti della società”.
Negli altri due racconti inclusi nell’antologia i protagonisti sono persone indigene e gli intrecci (appena lambiti da un intendimento di carattere etico) rientrano in una possibile catalogazione di ispirazione fantastica. Ne Il diavolo nella bottiglia Keawe, il personaggio principale, si convince che comprando una bottiglia (forgiata dal diavolo, assicura il venditore) verrà perennemente baciato dalla fortuna. L’acquisto però si rivelerà infausto, la bottiglia e l’entità che la abita costringeranno Keawe ad una lunga peregrinazione per redimersi e ritrovare se stesso. Ne L’isola delle voci un giovane cerca di approfittare dei poteri magici del suocero per arricchirsi ma finisce per approdare, a causa della sua cupidigia, su un’isola infestata dagli spiriti. Dopo numerose traversie dovrà sperare nel soccorso in extremis della moglie per essere condotto in salvo e liberato dal giogo delle anime vocianti.
Comune denominatore dei tre racconti la copiosità del flusso creativo, che struttura situazioni e paesaggi onirici in cui è impossibile non immergersi, e il desiderio, da parte di Stevenson, di ridare vita alla tradizione orale popolare che mescola le testimonianze dei colonizzatori alle superstizioni e alle leggende indigene. Un lavoro di ibridazione, quello del grande scrittore, illuminato dall’immenso talento fabulatorio e dalla capacità di rendere credibili, nonostante la spericolatezza delle creazioni, trame, personaggi e luoghi. Tutto appare naturale e allo stesso tempo “altro” nelle tre storie raccolte ne Le notti sull’isola, semplicemente grazie all’arte del saper raccontare e muovere le melodiose, e a volte imprevedibili, corde dell’immaginazione.

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Le notti sull’isola | Robert Louis Stevenson