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di Antonio Russo De Vivo

Caro scrittore,

in queste settimane sono stato un tantino duro nei tuoi confronti, ne convengo. Ammetto di aver esagerato, sicché espio dicendo cosa penso di buono e bello di te:

io penso tu sia un creativo e i creativi ci aiutano ad alzare la testa;
io penso tu sia capace come nessuno di inverare la teoria degli infiniti mondi possibili;
io penso tu ci faccia provare sensazioni tipo allegria, stupore, commozione, dolore, paura, catarsi;
io penso tu possa farci dimenticare chi siamo e dove siamo e questo ogni tanto fa bene;
io penso tu ci faccia pensare;
io penso tu ci faccia eccitare;
io penso tu ci possa mostrare come sono andate o vanno o andranno le cose in questo mondo meglio di chi deve dire la verità.

Bene, detto questo, ora torniamo a fare i seri.

Io, caro scrittore, ti voglio tanto bene e voglio il tuo bene, e però, se tu un po’ ne vuoi a me, qualche regoletta base la devi seguire.

Tipo:
non impegnarti nella scelta di tipologie di carattere originali, che tanto alla fine sono le case editrici a decidere; sii semplice, usa Times New Roman numero 12;
lo spazio vuoto tra una parola e l’altra e dopo la punteggiatura deve essere uno e non di più;
affermativo vuole la ì accentata;
evitami l’eufonica e cioè niente ed ad ecc.;
evita come la peste i puntini sospensivi e quando proprio è necessario usane sempre tre;
un classico: qual è si scrive senza apostrofo;
devi conoscere la differenza tra accento grave e acuto nel caso di è vs é: caffè, perché, ahimè, finché, ecc.;
ultimo ma non ultimo, e però la più crudele tortura che puoi infliggermi, la È che ti ostini a scrivere con l’apostrofo E’ come se non conoscessi la differenza tra accento e apostrofo e con la scusa che non la sai scrivere: caro scrittore, la È la trovi tra i caratteri speciali della barra superiore del word, ora ti prego, ti prego!, risparmiami la E’.

Caro scrittore, mi basta questo: per il resto ci penso io.

Io ti voglio bene ma impegnati, non cedere mai alla fretta e alla sciatteria, il lavoro di “correzione” non è a senso unico, è sempre un rapporto a due: più esso è armonioso e felice, più l’opera concepita sarà soddisfacente per entrambi. Vogliamoci bene: aiutiamoci.

Cordiali saluti
il Correttore

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