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Lumen,  Cenere oltremare
Giovanni Nuti
Ensemble 2018

di Emanuela Chiriacò

Le fasi lunari ci raccontano il moto di rivoluzione della luna e l’aspetto che luna assume nei confronti della terra in base all’orientamento che ha rispetto al sole. Nella prima (novilunio) e nell’ultima (calante) fase, la luna si presenta come uno spicchio sottile e non è raro che la luce del sole venga riflessa dalla terra verso la luna che a sua volta illumina una porzione di superficie in ombra. È il lumen cinereum o luce cinerea: una tenue luminescenza che ci introduce alla luna nuova.

Il musicista e poeta Giovanni Nuti usa quest’immagine potente in Lumen. Cenere oltremare, una raccolta di poesie in cui parla della luce come esperienza, della sua natura ondulatoria che bagna e avvolge i corpi e ne attraversa i pori, posandosi in profondità per diventare sorgente che illumina l’anima. Sono frammenti lirici a cui Nuti applica la tecnica del kinstugi giapponese; dalla luce che si intravede e rifrange, si percepisce tutto il suo potere: agevolare il raggiungimento della pienezza

L’uva di Bacco
matura
alla luce del sole

Luce che propaga luce e nutre il colore, un’immagine evocativa e immediata, caravaggesca. L’incidente luminoso è l’espediente per produrre fotogrammi poetici che si nutrono del contrasto tra luce e oscurità, senza creare dissonanza; i due elementi opposti sono complementari, mettono in evidenza un fatto importante: la luce diventa protagonista del messaggio del poeta. Un chiaroscuro enigmatico che sollecita l’anima.

In questa alternanza di ospitalità nella casa del cielo, la luna è padrona di casa della notte, approdo dell’inverno su rive piagate in punta di lama. Ombra in cui celare solitudini, percepirsi umanamente invisibili.

Uomini
colori al confine (in un oscillamento dolce) tra luce e ombra.

Colori intensi e sfumati, pastosi che pervadono e occupano il tratto lirico. Sono colori dell’attesa, occasioni speciali di ricongiungimento con la parte più profonda che ospitiamo e che forniscono una possibilità di rinascita

Dovremo rinascere
un giorno qualunque
riposati
dal colore del cielo

Una spinta ad elevarsi e allargare lo spazio visivo perché anche in Nuti, l’amore move il sole e le altre stelle e ha radici in alto, produce piccole vertigini e riporta al mondo etereo di Marc Chagall che spalanca la vita al sogno, alla leggerezza del corpo che fluttua nello spazio poetico.

Lumen. Cenere oltremare è una raccolta nuda, il supporto cartaceo a farle da spartito; la parola si fa strumento musicale e tutti la possiamo cantare e cullarci nella sua delicata melodia. La lingua di Nuti fiorisce (in una stanza) la semplicità spontanea del campo, la bellezza pungente della rosa antica e la raffinatezza esotica dell’orchidea e la fragranza permane.

in dialogo con l’autore

Tutti i tempi sono difficili. I tempi difficili sono occasione di speranza si legge nell’introduzione alla sua silloge Lumen, Cenere Oltremare (Ensemble edizioni). Per Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo”, per lei, invece, sarà salvato dalla poesia. La raccolta Lumen si apre con Era notte e si chiude con Siamo qui sul punto di vedere. Si percepisce dunque quest’occasione di speranza. Quale poesia dedicherebbe a questi tempi difficilissimi e caotici forse escatologici da cui si spera possa nascere un nuovo ordine estetico, etico e poetico?

Sembra che la speranza non vada di moda, sia una sorta di peccato adolescenziale, o peggio ancora un inciampo irrazionale e consolatorio. Francamente credo che tutto ciò che facciamo sia sorretto da questa luminosa trasparenza della speranza. Lumen, come altre mie sillogi, ha una trama narrativa nascosta: la stessa numerazione dei “frammenti” allude a questo racconto. Era notte è il punto più oscuro del quarto vangelo di Giovanni (Gv. 13, 30) – ma qui non ha un valore confessionale, ma archetipico: l’oscurità come selva di auto-inganno. L’approdo, è appunto quell’essere “sul punto di vedere”. Questa premessa è necessaria per comprendere il testo centrale della raccolta, Novecento: credo che la guarigione delle ferite ancora aperte del c.d. secolo breve sia l’augurio che posso fare a questi “tempi difficilissimi”.

Lei dedica la raccolta Lumen a Newton, poi però dice o meglio a Goethe. Può spiegare perché?

Per Newton la luce è un fatto fisico oggettivo, indipendente dall’osservatore, e il prisma “dimostra” che è riducibile in parti che sono i colori.

Per Goethe la luce non è comprensibile senza un soggetto della percezione luminosa e non può essere ridotta ai colori, che sono luminescenze attenuate rispetto all’intensità maggiore della luce. Per Goethe i colori non sono parti della luce, ma esperienze possibili al confine tra Luce e Tenebra.

Ancora, c’è un filosofo, Massimo Scaligero, da cui attingo da anni intuizioni e sollievo, che scrive: “Le onde e le oscillazioni non sono la luce, ma i processi che accompagnano il suo sovra-sensibile manifestarsi del suo irraggiare”. Come uomo contemporaneo dovrei accettare, accontentarmi dell’ipotesi di Newton, ma come poeta scelgo la visione scandalosa e sovra-sensibile di Goethe e Scaligero.

Su ZEST nella Rubrica dal titolo Sezione Aurea, lei ha scritto del rapporto tra estetica e matematica, può riepilogarci i principi?

Personalmente, da sempre, mi sono sentito coinvolto dal problema della sintesi tra Arte e Scienza. Sul piano teoretico ho cercato autori che mi aiutassero in questo lavoro di sintesi: K. Popper ha scritto che i Numeri Naturali sono stati inventati, ma i Numeri Primi sono stati scoperti, quindi pre-esistono all’attività fisica e al sapere dell’uomo. Per Popper i Numeri Primi sono la prova formidabile di una realtà meta-fisica. Questo mondo viene definito dal filosofo viennese Mondo 3 e 4, a cui appartengono i Principi della Matematica, ma anche le grandi opere dell’Arte Universale: in questo mondo (indipendente dal Mondo 1 fisico, e inter-indipendente col Mondo 2 del pensiero soggettivo) Arte e Matematica sono co-essenziali. Queste premesse speculative hanno trovato poi un approdo umanissimo nell’incontro con un poeta e matematico di talento come Annalisa Ciampalini, di cui è stata recentemente pubblicata la raccolta “Le distrazioni del viaggio”, Samuele editore. Da anni condividiamo una conversazione, una simmetria in cui la Poesia intreccia intuizioni, temi e modi con la Matematica.


Giovanni Nuti,

Nato a Firenze nel 1952, vive a Prato, dove esercita la professione di medico. Musicista pluripremiato, dipinge e scolpisce, anche le parole: ha all’attivo varie sillogi di poesia e un romanzo, Anima scalza.

Qui su ZEST è possibile leggere alcuni contributi di Giovanni Nuti nella rubrica Sezione Aurea

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Lumen – Cenere oltre mare | Giovanni Nuti

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