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Marie Grubbe | Jens Peter Jacobsen
Traduzione di Bruno Berni
Carbonio 2019

di Emanuela Chiriacò

Fru Marie Grubbe. Interieurer fra des sytttende Aarhundreade è un libro pubblicato da Jens Peter Jacobsen nel 1876 e narra la vita dell’omonima nobildonna danese vissuta nel tardo XVII secolo, periodo in cui la Danimarca è in conflitto con la Svezia.

Tuttavia Marie Grubbe non è un romanzo storico nel senso classico del termine; poggia sugli avvenimenti realmente accaduti ma l’autore privilegia la storia personale della protagonista.  Marie Grubbe è un romanzo ricco di elementi naturalistici e simbolisti, e al contempo si apre al modernismo con il gioco della narrazione introspettiva, proponendo una ricerca stilistica che non ha precedenti nella letteratura danese. Se da un lato, il libro divide immediatamente la critica dell’epoca, è innegabile però l’opera diventi fonte di ispirazione per molti autori contemporanei e successivi.

Jens Peter Jacobsen appartiene all’epoca europea progressista delle idee, che nella letteratura scandinava coincide con il movimento denominato Modern Breakthrough, inaugurato dall’influente critico danese Georg Brandes secondo cui la letteratura moderna doveva dimostrare la sua vitalità privilegiando problemi da dibattere.

George Brandes definisce Marie Grubbe, il più grande tour de force della letteratura danese. Una storia romantica, la storia di una donna che ama per essere riamata. Un cupo romanzo biografico realista. Joyce ammira l’abbandono episodico scena dopo scena tipico della narrativa teleologica. Se, nei loro romanzi, i letterati inglesi vittoriani erano orientati alla purificazione sessuale delle figure femminili, Jacobsen esalta la sensualità della sua eroina senza paura.

In E.M. Forster a D.H. Lawrence, in particolare, suscita l’interesse per la narrazione dei sentimenti tra le differenti classi sociali. Sigmund Freud considera il romanzo di forte impatto emotivo più di qualsiasi cosa avesse letto in quegli anni. Hermann Hesse lo celebra come il più nobile esempio combinatorio di immaginazione e natura dotato della finezza del più alto realismo.

L’influenza di Jacobsen si estende fino agli Stati Uniti con il movimento denominato Harlem Renaissance e in particolare con la scrittrice afro-americana Zora Neale Hurston. Nel suo romanzo Their Eyes Were Watching God (in italiano Con gli occhi rivolti al cielo pubblicato da Bompiani nel 1998), Hurston usa la stessa struttura di Marie Grubbe ma non amando il trattamento che Jacobsen ha riservato alla protagonista, riscrive la storia e la ragazza ne esce invitta. 

Marie Grubbe è un libro composto da una serie di scene frammentate, raffigurate in Interni che catturano in una spirale discendente la vita di una donna, la cui caduta è inversamente proporzionale alla felicità che ottiene perché più Maria è socialmente e fisicamente umiliata più la sua felicità aumenta. Il ritratto naturalistico che Jacobsen dipinge di Marie Grubbe è enigmatico per il lettore medio del 1870; d’altra parte sarebbe impensabile credere che le sue scelte potessero essere socialmente accettate. Il personaggio di Marie incarna la mutevolezza, la mancanza di compiutezza e su questo si concentra l’osservazione di Jacobsen ; è «the characterless character», il gioco di parole in inglese ha una resa maggiore per assonanza; in italiano si definirebbe un personaggio «privo di carattere» come definito da Strindberg in Miss Julie.

Marie è una giovane ragazza che non ha paura di sfidare il benpensantismo dell’epoca; non ha paura dei sentimenti, li asseconda nel bene e nel male alla ricerca di una libertà e di una coerenza che la consacra voix off. Ma non ha una progettualità, non ha secondi fini, si muove sul piano della vita e del racconto lasciando liberi istinto e sensazioni.

All’inizio del romanzo, Marie ha quattordici anni e, dalla morte della madre, vive con la zia, la signora Rigitze, vedova del defunto Hans Ulrik Gyldenløve, grazie alla quale entra in contatto la famiglia reale danese e conosce Ulrik Christian Gyldenløve, figlio del sovrano Federico III.

La ragazza se ne invaghisce ma il triste epilogo del ragazzo la scuote profondamente

Il pomeriggio in cui, terrorizzata, era fuggita dal letto di morte di Ulrik Christian Gyldenløve, si era precipitata nella sua stanza e aveva camminato avanti e indietro torcendosi le mani, gemendo come in preda a dolori fisici, al punto che Lucie era corsa giù senza fiato dalla signora Rigitze, pregandola per l’amor di Dio di salire a vedere, perché credeva che qualcosa fosse scoppiato dentro la signorina Marie, e la signora Rigitze era anche salita, ma non era riuscita a cavare una parola dalla ragazzina. […] a tutte le domande della signora Rigitze rispondeva che voleva andare a casa, […], e piangeva, singhiozzava, ondeggiava con la testa da una parte all’altra. Allora la signora Rigitze le aveva dato una bella dose di scapaccioni e aveva sgridato Lucie per averla quasi ammazzata con le loro sciocchezze, e poi le aveva abbandonate a se stesse.

È indifferente alle percosse della zia, ripensa a quel sentimento che non somigliava a nulla provato prima e alla perdita che sancisce la conquista del disincanto. Come se qualcosa in lei si fosse rotto e avesse inconsciamente percepito il meccanismo del gioco della vita e dell’amore, la caducità, l’effimero che ci governa. Quando la zia le permette di indossare abiti consoni al debutto in società, Marie vuole collocarsi in una posizione di privilegio, per rompere la monotonia della vita, per non dover più rispondere alle volontà paterne, e accetta la corte di Ulrik Federik Gyldenløve, fratellastro di Ulrik Christian e dunque figlio illegittimo di re.

Il matrimonio si celebra con questi migliori auspici per Marie ma dopo un viaggio in Spagna, Ulrik Frederik torna molto cambiato e qualcosa si inceppa.

Il processo descrittivo dell’evoluzione di Marie si compie da questo momento della narrazione e si dipana per l’intero romanzo; Marie conosce il tradimento, la sua reazione stupisce per compostezza e freddezza, e ha la capacità di ribaltare la situazione a suo favore. Sceglie di viaggiare, di conoscere il mondo, di fare esperienza, e al suo rientro scrive una lettera al re per ottenere il divorzio. Ritorna nella casa paterna e dopo solo tre anni dopo, nel 1673 sposa per volontà paterna l’opportunista Palle Dyre che gestisce lei e il suo patrimonio. Durante le lunghe assenze del marito, si assiste alla nascita dell’amore per Søren Sørensen Møller, un umile cocchiere molto più giovane di lei.

Il padre, ormai vecchio, scrive al re e la disereda condannandola all’indigenza. Nonostante il nuovo marito, il terzo, la allontani dalla sua ricchezza e dalla sua collocazione sociale, la addomestichi e la picchi, lei è felice e trova l’amore.

La forza e la potenza letteraria di Marie Grubbe poggia sulla passionalità del personaggio che indipendentemente dalla vita di privazioni intime, non rinuncia alla sua romantica immaginazione. Il romanzo si fonda dunque più sull’introspezione che sull’azione e la capacità descrittiva di Jacobsen si avvale di una lingua nuova, dirompente che trasla gli elementi tradizionali e li modula per esprimere idee moderne di verità, umanità e natura, ponendo l’accento su aspetti unici e caratteristici che attingono all’osservazione della mente e dello spirito. Jacobsen approda su questo nuovo terreno grazie alla sua formazione lirica e scientifica. Non può rinunciare a nessuna delle due e le coniuga, invitando le leggi eterne di natura a confluire nel suo mondo poetico.

Da giovanissimo, Jens Peter Jacobsen afferma infatti in un breve scritto intitolato Della mia vocazione (15 gennaio 1867):

«Vi sono istanti della mia esistenza in cui credo che lo studio della natura sia la vocazione della mia vita ma in altri istanti è come se la mia attività fosse la poesia […]. Se potessi trasportare nel mondo della poesia le leggi eterne, le meraviglie, gli enigmi e i prodigi della natura, allora sento che la mia opera diventerebbe qualcosa di più normale».

E trova la sintesi tra poesia e scienza nella prosa, sebbene pubblichi solo due romanzi, Marie Grubbe e Niels Lyhne e una raccolta di racconti Mogens e altre novelle, considerata il manifesto del naturalismo danese, oltra ad alcune sillogi poetiche.

Marie Grubbe è dunque istinto e desiderio al servizio della ricerca identitaria. Il suo individualismo in un mondo gregario mette in risalto i suoi valori umani moderni che la pongono al margine della società da cui proviene. Ecco perché quando lei e Søren si trovano fuori dalla porta della cattedrale di Ribe durante il sinodo, esita un attimo prima di assecondare la volontà del marito di trasgredire le regole

[…] tre volte a settimana alle otto di sera venivano accese le candele in chiesa e le persone altolocate e nobili della città, come pure i borghesi più stimati, andavano a passeggiare su e giù per la navata mentre un abile organista suonava per loro. Ma la popolazione più modesta doveva accontentarsi di ascoltare da fuori.

e

[…] a Søren venne voglia di vedere meglio tutto quello splendore e sussurrò a Marie che sarebbero entrati anche loro. […] il peggio che potesse succedergli era essere cacciati fuori. Marie ebbe un brivido […] ma poi d’improvviso cambiò idea: si fece largo con impeto, tirandosi dietro Søren […] inizialmente nessuno li fermò, ma quando […] furono notati dallo scaccino […] li spinse via, fino alla soglia della porta. […] La massa accolse i respinti con una rumorosa risata di scherno e una pioggia di domande ironiche, al punto che Søren brontolò e si guardò attorno minaccioso. Ma Marie era soddisfatta: si era esposta al colpo che la parte rispettabile della società ha sempre pronto per la gente come ‘lui’ e i suoi simili, e lo aveva ricevuto.

È una donna del diciassettesimo secolo ma ha una sua modernità, vive calata nel suo presente assecondando i suoi desideri istintuali. È una pura, una diversa che paga lo scotto della mancata appartenenza familiare e sociale tanto da dire.

Volevo che la vita mi prendesse con tanta forza da esserne piegata o elevata, cosicché nella mia anima non vi fosse spazio per pensare ad altro se non a ciò che mi elevava o a ciò che mi piegava. Volevo sciogliermi nelle mie pene o ardere nella mia gioia.

Il suo è dunque un esempio di determinazione, di forza interiore che la rende unica e rivoluzionaria.

UN ESTRATTO SU ZEST QUI

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Marie Grubbe | Jens Peter Jacobsen