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eve harrisIl Matrimonio di Chani Kaufman | Eve Harris
LiberAria 2016
Traduzione di Paolo Lorusso

L’esordio letterario di Eve Harris ci porta a Londra nel 2008. Chani Kaufman è una ragazza che si appresta ad abbandonare lo status di teenager, ha infatti 19 anni, e di nubenda. È la promessa sposa di Baruch Levy, un giovane che ha visto quattro volte in tutta la sua vita. Il romanzo si apre con Chani che indossa l’abito nuziale che le donne della sua famiglia hanno ristretto e allargato, prima di lei, per il loro matrimonio. Chani lo ha ereditato per l’occasione con “i ricami argentati e le innumerevoli perle (che) nascondevano un migliaio di cicatrici e cuciture a zig-zag che irritavano la pelle. Ogni alterazione marcava il passaggio a un’altra sposa, descrivendone le speranze e i desideri. Le ascelle ingiallite, che erano state lavate a secco così tante volte, rivelavano le loro paure”.
Nel gineceo di zie e parenti, Chani osserva quelle donne agghindate e imparruccate che pregano e sospirano per lei, tra tazze di caffè freddo e piccole conversazioni. L’incontro con la signora Levy, sua futura suocera dice subito che “il disgusto era reciproco, ma era Chani quella che l’aveva spuntata”. E il vestito nonostante le critiche malcelate della suocera “il suo passaporto” per una vita più libera, lontana dai condizionamenti della famiglia di origine.
Chani è una delle otto sorelle Kaufman, cresciuta con abiti di seconda mano nel quartiere trasandato di Hendon; Baruch invece è il maggiore dei figli del ricco proprietario di Golders Green. Cosa accomuna Baruch e Chani? Sicuramente la testardaggine. Hanno rifiutato entrambi altri e altre pretendenti. Chani, sebbene sia una ragazza brillante e carina non ha tuttavia un’educazione religiosa tale da fornirle le credenziali per essere una buona moglie, tanto da essere stata rifiutata a sua volta da quelli che le avevano dimostrato interesse. Come si evince già dal titolo, la premessa dell’autrice Eve Harris è che questa unione non è solo un accordo tra due persone, è un qualcosa che lega famiglie, amici e la società più ampia in cui vivono.
Ecco che la felicità di Chani e Baruch è un sentimento ben controbilanciato dalla loro ansia; ansia sulla vita da sposati, sulla possibilità di avere meno figli della madre di Chani e soprattutto sulla segretezza che aleggia attorno alla prima notte di nozze.
Mamma…ehm, mi chiedevo, ti ricordi della tua prima notte di nozze?”[…] “ Sei spaventata, mia cara, non è vero? Disse la signora Kaufman. Allungò il caldo della sua mano flaccida e lo spostò sulle nocche bianche di Chani. No, non esattamente…be’, si, mamma. – Be’… credo che ogni kallah (sposa) debba fare ciò che c’è da fare. Tutte le tue sorelle sembravano gestirlo perfettamente… – ponderò la signora Kaufman. -Mamma! Questo non è aiutare! -. Nin riusciva più a tollerare quel senso di frustrazione. -Lo so, cara, ma è passato così tanto tempo da quando mi sono sposata… sto cercando di ricordare come mi sentissi. Tuo padre è stato molto buono con me quella sera. Penso che la cosa importante da ricordare è che ci può essere solo una prima volta per ogni donna. E per andarci d’accordo, lascia che tuo marito faccia il suo dovere. Non fermarlo. E tu devi fare il tuo…quanto meno ti lamenti, tanto meglio![…] Amen. Ma ha fatto male? – Ha fatto male? Ehm…dopo otto bambine, Chani, non posso francamente ricordare! Se così fosse stato, si sarà trattato di un dolore momentaneo. Non durerà e andrà meglio con il tempo e la prativa, mia cara, vedrai.”
Gran parte del romanzo racconta il corteggiamento insolito di Chani e Baruch e accende l’occhio di bue su di un’altra coppia: il Rabbino Chaim Zilberman e sua moglie “Rebbetzin“ Rivka Zilberman. Mentre Chani e Baruch si allenano a condividere le loro esistenze nella nuova unione, il Rabbino e signora lottano per tenere in vita il loro matrimonio. Chani e Baruch, Chaim e Rivka insieme al resto della comunità ebreo ortodossa a cui appartengono affrontano difficoltà e prendono decisioni sul luogo di fede e sulla vita familiare nel mondo contemporaneo. Eve Harris e il suo primo romanzo Il Matrimonio di Chani Kaufman, selezionato al Premio Man Booker 2013, è perennemente acquattata negli spazi delle pagine. Aggrappata tra un rigo e l’altro, li allarga per affrontare il tema del matrimonio semi combinato di Chani e Baruch, due giovani ebrei haredi. Il calore narrativo della Harris genera equilibrio con il tema delicato che tratta e riesce a compensarlo. Si vedono aleggiare elementi irrisolti e apparentemente “demoniaci” che tuttavia non sortiscono spavento. Sono solo un monito. La Harris costruisce con il personaggio di Chani una combinazione di ansia, curiosità sessuale, noia tardo adolescenziale e orgoglio nel fermo immagine della tradizione a cui contrappone la madre di Baruch.
Baruch vide le scapole sottili di Chani muoversi e flettersi sotto il maglione di cachemire nero, i cui gomiti erano un po’ usurati e sbiaditi. Se fosse abbastanza vicino, Baruch avrebbe notato anche che la maglia era piena di pelucchi. Ma era quello che il maglione nascondeva che interessava Baruch: la schiena esile, il contorno della spina dorsale visibile sotto la lana che si congiungeva con la vita stretta in torsione mentre si faceva in avanti per prendere le ciliegie. […] Voleva vedere la sua faccia: girati, girati! Non poteva aspettare. Era impaziente.[…] La curiosità afferrò Chani, anche se l’esperienza le aveva insegnato che l’attenzione di un giovane uomo era una cosa volubile. Era stata guardata varie volte prima d’allora. Le erano state fatte varie proposte, le linee telefoniche avevano risuonato per lei, ma poi non s’era fatto nulla. Se voleva incontrare la ragazza […] Baruch avrebbe dovuto parlare con sua madre, una cosa che temeva. Sua madre aveva le proprie idee su chi doveva incontrare e sposare e quelle idee non coincidevano con le sue. […]
-Sputa il rospo, Baruch! Come si chiama? -Chani Kaufman. -.Ecco. l’aveva detto.[…] Una possibilità. Se tuo padre è d’accordo, chiamerà la signora Gelbmann e le dirò di organizzare l’incontro il prima possibile-. Sua madre si alzò e di diresse verso il telefono. -Grazie, mamma-. Abbracciò la madre e la baciò sulla guancia. Era pieno di agitazione e nel suo cuore già percepiva i guai che lo attendevano.”
Le informazioni raccolte su Chani amplificano il lato snob della Signora Berenice Levy che non digerisce le origini umili di Chani, i suoi genitori poco chic, ai quali deve riconoscere tuttavia discendenze rabbiniche importanti.
Così la ragazza proveniva da una famiglia di rabbini. Ma la dura realtà rimaneva: era povera in canna”. Senza una formazione sem e per giunta vivace. Dal rifiuto dei Levy a cui Baruch si oppone con forza, scaturirà una conversazione che porterà il signor Levy a dire alla moglie “Sei una donna molto esigente”. Baruch ha posto un aut aut o Chani o nessuna.
Ne Il Matrimonio di Chani Kaufman non c’è solo un’abbondanza di humour. Il sentimento, inteso come pathos, e la rabbia hanno la stessa percentuale di presenza. Chani matura la consapevolezza, che si fa quasi profezia auto avverante, di poter seguire le orme materne e diventare un guscio vuoto come lei, condannata ad un infinita e perpetua immaturità con l’aggiunta dello spettro di una fallimento economico, di un baratro finanziario generato dalla sistemazione di otto figlie. Baruch, dal canto suo è destinato alla carriera di Rabbino poiché a differenza del padre e dei fratelli non ha il fiuto né la spietatezza per gli affari. Il parallelo che la Harris traccia tra Rivka Zilberman, nel romanzo semplicemente Rebbetzin e suo marito Chaim, un rabbino con grandi ambizioni, riporta alla genesi della loro storia, quando la donna durante il suo anno sabbatico a Gerusalemme incontra un giovane uomo sudafricano, per giunta bello, nei primi anni ’80. La libertà della loro storia si infrange subito con la crescente ortodossia e la sua accettazione. Per circa un trentennio, quella voluta accondiscendenza si sfilaccia al punto tale di spezzarsi.
“Si erano incontrati per la prima volta nella mensa universitaria.[…] -Posso sedermi qui? La voce era leggermente nasale e l’accento chiuso suonava come se il suo proprietario provenisse dall’emisfero Sud. Allo stesso tempo rilassante e familiare se comparato con il caotico ebraico che ancora non padroneggiava.[…] -Sì, certo-, disse. L’aveva sorpresa. […] Il giovane uomo si sedette di fronte a lei e cominciò a divorare il cibo senza altri commenti.[…] Chaim aveva ventitré anni ed era del Sud Africa. […] Chaim proveniva da una famiglia ebrea liberale.

Con occhio vigile e acuto, l’autrice mette in luce i costumi sociali della periferia, con riferimenti descrittivi precisi alla vita sensuale e alla sua assenza. Quello della Harris resta un gran debutto, con un grande potenziale, raro principalmente per aver saputo approfondire il Giudaismo ortodosso. Quasi uno sguardo voyeuristico sul mondo ultra ortodosso nella Londra del primo decennio degli anni 2000. Una lente di ingrandimento che zooma l’immagine di quella comunità, di come affronti l’amore, viva il matrimonio e manifesti l’individualità. Ogni personaggio suscita simpatia e mostra un colore. Una frammentazione dell’ego europeo o occidentale che normalmente percepisce quel mondo solo in bianco e nero. Se il tocco linguistico di Eve Harris alle volte è duro : “Sua madre si bloccò, la mascella s’irrigidì come quella di una mucca che rumina, momentaneamente spaventata. Deglutì rumorosamente e guardò Chani, come se la vedesse per là prima volta” e ancora “Sua madre barcollò, il corpo massiccio tremò come un dirigibile sbatacchiato dai forti venti. Chani le si avvicinò e la strinse avvolgendola fin dove le braccia le consentivano, inalando il suo peculiare aroma, che sapeva di parrucca sudata, di cipolle fritte e di crema per il viso”.
L’autrice riesce però a fornire gocce di bellezza nel parlare dei valori della famiglia, delle relazioni rassicuranti e delle mani generose che sostengono.
Sentì le lacrime della madre che colavano da sotto il colletto e percepì la tensione trattenuta nelle spalle massicce. Chani le accarezzò la schiena, e le spalle emisero un fremito di sollievo”.

L’intreccio offre diversi approcci e affronta diversi temi. Da un alto, l’interazione tra i personaggi è toccante, divertente, anche scioccante ed emotivamente evocativa, il loro paesaggio interiore resta insondabile e misterioso. Ognuno ha balistiche emotive preordinate e la Harris non offre indizi o suggerimenti che aiutino la comprensione delle loro scelte, dei piccoli e grandi tragitti narrativi che i personaggi percorrono o scelgono di percorrere.
Fornendo una galleria umana omogenea ma varia che si fa racconto corale. Si percepisce che il romanzo è scritto per lettori che non hanno le stesse origini dei personaggi. Lo guidano se non altro alla conoscenza di una meta socialità quasi anacronistica nella Londra contemporanea, piccolo localismo incastonato nella multietnicità del globo in scala londinese, tra integrazione e chiusura da conflitto con la contemporaneità. Per la comprensione, il cammino appare più lungo.
Un libro scritto bene, dal linguaggio mai banale e tradotto in maniera eccellente.

Emanuela Chiriacò

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Il Matrimonio di Chani Kaufman | Eve Harris