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Miraggi | Mario Andrea Rigoni
Elliot 2017

 di Emanuela Chiriacò

Miraggi (Collana Scatti -Elliot edizioni) di Mario Andrea Rigoni è una raccolta di racconti. Un album fotografico esistenziale i cui protagonisti sembrano sopraffatti dalla paura di non essere, di condurre esistenze trasparenti, di passare inosservati. Sono malati di una patologia comunemente odierna: il consenso. L’affermazione da altrui riconoscimento a cui appaiono condannati è a volte ricerca perpetua di una legittimazione della propria identità, altre un bisogno non colmato e incolmabile di percepirsi umani per il solo fatto di stare al mondo. Ci sono soltanto se quello che fanno è funzionale al sentirsi riconosciuti. Non è la fama che tendono a sperimentare; piuttosto un riconoscimento alla carriera di essere umani. Sono vittime del paradigma esistenza, sopravvivenza e affermazione.

Rigoni li tratteggia e definisce sfumandone le pieghe più nascoste con precisione e senza indulgenza. I difetti si notano ma non spingono all’accarezzamento o al compatimento. Neanche alla bonaria simpatia. Tra fantasia e vanità si legge e accompagna la caduta di molti di essi.

L’impiegato dell’anagrafe racconta di un funzionario pubblico che va in pensione.

Non si capacitava che la sua vita fosse trascorsa quasi in un lampo e aveva come la sensazione di essere stato tradito dal tempo. […] Il lavoro, per lui, era molto più che una semplice necessità economica: era diventato il suo stesso modo di essere, la forma in cui racchiudeva quella nebulosa selvaggia che si chiama vita. In ufficio essa perdeva i suoi contorni vaghi e minacciosi, si concretava[…]

Un vedovo, un uomo solo che ha sostituito la vita con il lavoro. Non riesce a superare il distacco dalla sfera professionale. Si rifiuta di vivere la dannazione del tempo libero, del vuoto che svaluta e genera senso di inutilità. Scambia così il giorno con la notte e nel momento in cui tutto dorme, lui furtivamente torna nel suo vecchio ufficio e lavora. Dalla finestra di quel mondo assiste ad un episodio che denuncerà anonimamente alla polizia e che avrà un duplice esito. Da un lato, la felicità di sentirsi utile; dall’altro una sorpresa…

In Volgarità siamo davanti ad una coppia borghese. La moglie per nascita, il marito per studio e carriera. In loro c’è o ci dovrebbe essere compensazione per estrazione sociale e carattere ma così non è. L’uomo non accetta la moglie, pretende che cambi e diventi la proiezione del suo bisogno malato di perfezione, di controllo, di artefatta armonia.

Come se avesse difficoltà a combaciare col mondo, Fleur era minata da un’incertezza e da un’esitazione interiore che, nella vita pratica e soprattutto mondana, non era priva di qualche conseguenza spiacevole: capitava che non vedesse certi ostacoli o che le cose le cadessero di mano o che dimenticasse certi avvertimenti o certi atti. […] Tutto questo rendeva furioso il marito. Uomo concreto, preciso, metodico e intollerante, […] era incapace di comprendere, giustificare o perdonare le carenze della moglie e non mancava occasione di rimproverarla, anzi di picchiarla. «Dopotutto si tratta soltanto di prestare una certa attenzione alle cose, scendendo dalle nuvole: non dovrebbe essere tanto difficile» osservava.

La vittima e il carnefice vivono infelici e scontenti. L’equilibrio malato vacilla quando Fleur trova il coraggio dirompere lo schema, di fare qualcosa che non ha mai fatto prima: parlare.

Ne Il segreto di Emi, Emi e Silvia sono due amiche e compagne di scuola.

Emi aveva con me una vaga ombra d’invidia e forse di risentimento, dato che lei era figlia di un semplice operaio, io di un dirigente d’azienda. Era una cosa che si manifestava in modo imprevedibile e per lo più indiretto, qualche volta ironico, ed era la sola che di Emi non mi piaceva.

Crescendo si perdono di vista. Un giorno di molti anni dopo, Silvia si imbatte nel portone di Emi e le citofona. Emi la accoglie e Silvia capisce che in Emi non si consumava una vaga ombra di invidia, quanto piuttosto un’altissima forma di snobismo all’incontrario.

I miei erano onorati che frequentassi una ragazza della haute, anche se credo che non sapessero nemmeno come si scrive e si pronuncia esattamente questa parola… vo bene con te, anche perché sei sempre stata amabile e modesta, non ti davi nessuna aria.

Mentre Silvia ricorda eventi personali dolorosi, Emi rimarca il suo snobismo rivendicando un attentato del 1979, che ha confessato ai giornali, rimanendo delusa dall’aver ottenuto un unico trafiletto sul giornale. È una terrorista dal bisogno intenso di una recensione che la assurda a quel ruolo. Il segreto di Emi è il racconto che preannuncia la trattazione della gloria vana, dei sogni e dei tappeti rossi sbiaditi, di una ricerca di idolatria sbeccata che anticipa inciampi, delusioni e presunzione.

Emblematico il racconto conclusivo intitolato Scrittore. Siamo di fronte ad uno scrittore in cerca di conferme da parte di un critico. Il critico invece stronca il manoscritto ricevuto. Lo scrittore tuttavia non cede e con vanità e orgoglio, risponde e incalza il critico per ottenere la risposta di cui ha bisogno.

Non credo dunque che seguirò il suo consiglio di abbandonare la narrativa: anche perché, se ho sentito il bisogno di comporre un romanzo, ciò significa che, nel bene e nel male, anche questo sono io!

[…] P.S. Dopotutto, questa corrispondenza tra lei e me, mentre tratta di un fallimento letterario, non costituisce nello stesso tempo un esito letterario?[…] il suo romanzo rimane per me poco convincente. Tuttavia il modo in cui la sua lettera – che mi ha incantato – reagisce al sospetto che lei non abbia la vocazione dello scrittore dimostra irrefutabilmente che lei è uno scrittore.

Con questo racconto, Rigone sublima il grottesco e chiude la galleria dei personaggi che abitano la città cartacea di Miraggi.

La scrittura di Rigoni è nitida e accurata, ironica e sottile. Scrive per indagare ed esaltare un’umanità disincantata, fallace. Lascia il lettore quasi smarrito dalla nitidezza e accuratezza dosate con equilibrio. L’autore non cade in giudizi diretti. È un passo indietro. Resta nascosto dietro lo scudo del sarcasmo per regalare colpi di coda verbali, repentini, con cui inchioda i personaggi ai loro insuccesso e alle innate incapacità.

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Miraggi | Mario Andrea Rigoni

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1 Response

  1. Emanuela Breda says

    Ho letto “Miraggi” di Mario Andrea Rigoni, scrittore che stimo moltissimo, e vorrei fare tanti complimenti all’autrice Emanuela Chiriacò per la sua recensione molto attenta e appropriata, una delle migliori che ho letto riguardo a questa bella e coinvolgente raccolta di racconti che consiglio a tutti coloro che amano la buona lettura.
    Grazie.

    Emanuela Breda

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