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new york 1973 1977New York 1973 – 1977 | Will Hermes
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Recensione di Otello Marcacci

Avevo accettato di fare la recensione di questo libro più di un mese fa, capita poi che la redazione di Zest mi chieda con gentilezza che diavolo di fine avessi fatto.

Ho farfugliato qualcosa che assomigliava a scuse più o meno decorose, ma la verità inconfessabile era un’altra: io non volevo finire questo libro!!
Insomma accidenti, io non volevo perdere il gusto di stare in sua compagnia (e dell’autore, che purtroppo non leggerà mai queste parole).
Una volta i libri avevano proprio la funzione delle soap opera. Guerra e Pace di Tolstoj è l’esempio più illustre. Ne leggevi qualche pagina per mesi per stare assieme ai tuoi amici il più a lungo possibile. Insomma, quel che voglio dire è che questo è uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi tempi. New York 1973-1977 – Cinque anni che hanno rivoluzionato la musica è un must assoluto per chi ha, come me, il rock nel sangue e l’amore sfegatato per New York e per un’America più o meno sommersa, che è solo lontana parente di quella che ci viene mostrata dai blockbuster hollywoodiani e dalle carte patinate dei rotocalchi. E la Grande Mela poi è un pianeta a parte. New York non è U.S.A, N.Y. è la capitale del mondo.
Il libro di Will Hermes prende per mano chiunque abbia a cuore invece quella città e tutto ciò che essa rappresenta per i rockettari anche del vecchio continente e ti dice: “Vieni con me che ti faccio vedere che cosa succedeva davvero dietro le quinte”.
Ed è un viaggio che desideri non finisca mai. Will Hermes è l’uomo con cui vorrei partire in un lungo coast to coast percorrendo la Highway 66 e con il quale parlare per ore la sera di fronte a una birra ghiacciata di tutti gli incontri che ha fatto e del dietro le quinte del dietro le quinte.
Cosa troverete dentro quelle pagine straordinarie?
Una città allo sbando, in crisi di identità per le morti dei grandi degli anni sessanta (Joplin , Morrison, Hendrix), lo scioglimento di band icone come i Beatles, ma anche in grande crisi finanziaria con drogati e gang di quartiere e mafia che predominano su tutto. Eppure allo stesso tempo in mezzo a questo letamaio escono i fiori più insperati, Patty Smith, Andy Wharol, la disco music, gli Africa Bambaata e GrandMaster Flash. Erano gli anni della legalizzazione dell’aborto ma anche del punk e della new wave, di locali storici come il CBGB’S (che oggi è diventata una boutique di moda) che aveva una sola regola per le band che si esibivano: niente cover per non pagare diritti alla Ascap (la loro Siae).
E poi c’è Bruce. Cavolo. Il Bruce Springsteen ragazzotto che suona al Max’s Kansas City di fronte a una decina di persone.
Io il Boss l’ho visto in concerto dieci volte. L’ultima domenica 3 luglio a Milano di fronte a settantamila fan scatenati che hanno cantato le sue canzoni e Will Hermes me lo racconta giovane sognatore che cerca di sfangarla in mezzo a una giungla di geni e grandi musicisti come lui.
Hermes però va oltre e racconta anche della nascita del free jazz e dello studio Rivbea al 24 di Bond Street, la cui proprietaria era la madre di uno sconosciuto italo americano dal nome che presto sarebbe diventato famoso in tutto il mondo: Robert De Niro. Racconta poi di come uno dei fotografi più conosciuti della storia, Robert Mapplethorpe, abbia comprato un appartamento dopo una lunga ricerca per cercarne uno che non costasse troppo e nel quale ha fatto alcuni degli suoi scatti più famosi. E non mancano anche i riferimenti a un mondo che verrà poi distrutto dal terrorismo islamico molti anni più tardi. Il 4 aprile del 1973 ci fu infatti la cerimonia che inaugurava l’apertura del World Trade Center progettata da Minoru Yamasaki che secondo molti è una data spartiacque tra la N.Y. romantica degli anni sessanta e quella post moderna. Le due torri di centodieci piani sono state per ventotto anni il simbolo del sistema capitalistico statunitense. Will Hermes non dimentica però di darci piccole perle intorno ad esse. Aneddoti minimali ma che rendono gustosa la lettura, come ad esempio il fatto che per pura superstizione in molti grattacieli di Downtown mancasse il tredicesimo piano o dei piani regolatori ambiziosi e anche molto aggressivi con i qualii si è anche pensato di radere al suolo i quartieri di SoHo e TriBeCa (un po’ come dire distruggiamo Trastevere a Roma o Brera a Milano) per fare spazio alla poi mai realizzata Lower Manhattan Expressway che avrebbe collegato il ponte di Manhattan e il ponte Williamsburg all’Holland Tunnel.
La musica però rimane il grande cuore pulsante del libro. Hermes non tratta solo il rock e non tralascia di raccontare come si sia affermato proprio a New York il movimento salsa attraverso un rifacimento della grande opera rock “Tommy” degli Who in stile salsa alla Carnegie Hall. E di nuovo l’autore non risparmia dettagli sulla vita dei Fania All-Stars, il più importante gruppo latino di salsa di ogni tempo.
Non intendo aggiungere altro perché chi non ama questo genere di cose troverebbe inutile ogni altro dettaglio e d’altro canto non voglio invece togliere il gusto a coloro che vogliono apprezzare fino in fondo un libro IMPERDIBILE.
E Will, amico mio, se mai tu dovessi leggere queste righe sappi che sei invitato a cena a casa mia tutta la vita.

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New York 1973 – 1977 |Will Hermes