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di Antonio Russo De Vivo |


C’è un racconto di François Mauriac,
Un letterato (Un homme de lettres, 1926), in cui uno scrittore racconta una donna che ama un altro scrittore (di drammi). La donna non ha voluto sposare lo scrittore per non minare l’amore con un contratto: ha ammirato lo scrittore, ha vezzeggiato lo scrittore, ha sopportato ogni cosa dello scrittore, si è sforzata di non essere di alcun peso allo scrittore; poi lo scrittore l’ha abbandonata. Due i cliché muovono i personaggi: lo scrittore come individuo eccezionale e l’amore passione à la de Rougemont.

La donna dice tante cose, tra le quali questa:

[…] nonostante tutta la mia cura di non essergli di peso, può darsi, come l’ho sentito spesso ripetere, che per il letterato la vita coniugale sia un lungo avvelenamento e che abbia ragione di trattare da nemico chiunque intorno a lui pronunci delle parole, accartocci un giornale, chiuda una porta, o soltanto respiri. Il cuore fedele che batte al fianco di un artista, lo disturba col suo stesso battito.”

(trad. it. di Giuseppe Prezzolini, in Il bacio al lebbroso, Milano, Garzanti, 1965, pp. 134-35)

Permane, oggi, una visione idealizzata dello scrittore, da lui stesso nutrita in un contesto generale in cui la cultura gode di un certo disprezzo e deprezzamento. Come dire: più mi ignorate più ve lo urlo che sono uno scrittore. Di certo non vanno sostenuti disprezzo e deprezzamento, ma scrittore caro, renditi conto che a meno che tu non riesca a scrivere un’opera epocale e immortale hai poco da impancarti e profonderti in versi e storie e soprattutto opinioni su tutto.

Tu ti ami, scrittore caro, e chi ti ama è perduto come quella povera donna-martire descritta da Mauriac.

Tu ritieni di gettar luce, scrittore caro, su tutti e su tutto e sul tuo malcapitato amante che deve accucciarsi sotto la tua ombra, in estasi e ammirazione.

[…] sarebbe delizioso vivere alla giornata, ma noi altri, che siamo dei creatori, dobbiamo vivere sempre.”

(p. 148)

Ma non è così scrittore caro, pochi eletti giungono all’immortalità e la tua non è certo una categoria privilegiata. Povero chi ti ama, e deve ascoltarti, e deve leggere qualsiasi cosa tu scriva, e deve approvarti, e difenderti, e sostenerti, e venderti, e comprarti, e poi tu cosa offri in cambio? Smetti di colorare un’aura e di disegnare un’aureola, studia&scrivi, non ingabbiarti in una definizione e non conferirti un ruolo: sei una persona che ha scelto di scrivere, ma pur sempre una persona. Non sei un individuo eccezionale, o almeno non lo sei in quanto scrittore. Che poi nel racconto di Mauriac la donna è infelice ma lo scrittore anche. Pensaci.

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