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pasolini contro pasoliniPasolini contro pasolini | Nicola Mirenzi
Lindau Edizioni

Recensione di Otello Marcacci

 

Perché un conto è Pasolini e un altro il pasolinismo. Una cosa è lo scrittore, un’altra la sua leggenda, E solo il ritorno alla sua opera può riscattare il chiacchiericcio introno alla sua immagine. Mettendo il testo contro il pretesto.

L’opera contro il mito, Pasolini, contro Pasolini”


Lindau da quasi trent’anni continua a perfezionare la propria sensibilità nella scelta di testi soltanto apparentemente di nicchia che servono invece a far crescere la proposta culturale del nostro Paese. In questo contesto si colloca il prezioso libro di Nicola Mirenzi che ha l’ambizione di far convergere sul grande poeta ucciso a Ostia in circostanze non ancora ben chiarite, una luce leggermente diversa da quella alla quale finora molti di noi si erano abituati.

L’idea di raccontare Pasolini prendendo come parametro di riferimento l’abuso che si è fatto delle sue idee, e il tentativo di inquadrarle in cornici di consenso è un’idea efficace ed innovativa. Nonostante, secondo l’autore, Pasolini sia molto più citato che letto (verità valida anche per molti altri totem come Marx ad esempio o senza voler essere blasfemi la Bibbia stessa) esistono molte versioni di lui e di quello che è stato il suo pensiero, ed è per questo che quasi tutti hanno cercato di farlo proprio.  Approfondento invece la questione sulla sua omosessualità, troviamo che è proprio la comunità gay che ha tenuto le distanze. Ho trovato molto interessante l’affrontare questa questione in un momento storico nel quale i gay mettono a segno un risultato importante con una legge agognata da decenni. Eppure come ricorda l’autore, Pasolini non ha mai utilizzato la parola gay, e anzi spesso si è anche schierato contro, mettendo a questo modo in prima fila forse il paradosso più grande che fa capo all’intellettuale: l’omosessuale più conosciuto non è mai diventato un’icona del movimento gay. Mirenzi pur riconoscendo il tormento interiore dell’uomo non è convinto che a Pasolini gli omosessuali piacessero e che anzi la debolezza che come essere umano provava nel desiderio carnale andava soddisfatta soltanto con uomini che non mettessero in discussione la proprio eterosessualità. Solo in fase più matura aveva accettato quella che per lui era una maledizione inflittagli da Dio.
Mirenzi ci dimostra abilmente come Pasolini sia diventato il prototipo nella memoria storica culturale italiana: odiato in vita, durante la quale subisce gli attacchi di destra e sinistra, ed eroe una volta subito il martirio. Un santino da sventolare ogni qual volta serve per riuscire a dare un tono alla discussione o alla tesi che si intende sostenere. Del resto Mirenzi non ha paura a mettere in bella evidenza le grandi contraddizioni dell’uomo Pasolini.
Quest’opera crudele e apparentemente poco delicata non può nascondere però anche l’amore che il giornalista-scrittore nutre per Pasolini e nel tentativo di mostrare il re nudo fa intendere che quello è il suo modo di rendergli omaggio. Un po’ come una bestemmia contro il Dio che si ama con tutto noi stessi, in ciò rivelandosi molto simile all’intellettuale che intendeva sezionare.
Di sicuro ottiene il risultato di tenere il lettore sul testo e questo ai miei occhi è un grande merito per questa proposta di Mirenzi: la voglia cioè di capire meglio qualcosa che si credeva erroneamente di sapere ma che alla resa dei conti era soltanto un pregiudizio. Il processo a Pasolini diviene a questo modo un processo al lettore stesso, o almeno quello che si credeva stoltamente evoluto, per porgli di fronte uno specchio. L’immagine che ho avuto io non è stata lusinghiera e di questo non smetterò mai di ringraziare Mirenzi, perché grazie a lui adesso ho un motivo in più per andarmi a leggere bene, davvero, il pensiero di una delle personalità più rilevanti della nostra storia recente.

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