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per-troppa-lucePER TROPPA LUCE | Livio Romano
Fernandel 2016

di Paolo Risi |

Difficile non farsi coinvolgere dalle peripezie, dalla vitalità dell’attore protagonista di Per troppa luce, ovvero Antonio Congedo, irreprensibile ispettore del lavoro, un matrimonio alle spalle, letture e gusti musicali importanti, che nel canovaccio di un’esistenza più o meno ordinaria, trova il modo di spiccare il volo verso un’orizzonte di passioni e ardimento.

L’incontro con Simona, innanzitutto, avvocato di talento, con cui intreccia una relazione pirotecnica, uno di quegli amori destinati a infiammarsi, a deviare verso il rimpianto. Il loro rapporto, complicità struggente e inafferrabile, si accavalla professionalmente e per vie traverse ai piani faraonici di un quartetto di maneggioni, cordata bislacca di imprenditori che intendono realizzare un parco tematico, ispirato all’antica civiltà dei Messapi, in una zona incontaminata del Salento.

Teniamo un centinaio di ’sti alberelli per figura, per addobbo, il resto si spiana tutto e si costruisce l’Antica Città di Messapia […] Alberghi ultramoderni a forma di grotte o chessò, quello che si inventerà l’architetto, a forma, insomma, delle case di ’sti messapi”.

Ma nell’area naturale in questione, all’interno di un’antica masseria, sorge una cooperativa sociale che dà ospitalità a un nutrito gruppo di lavoratori migranti. Le opere dell’organizzazione, la sua esistenza stessa, sono minacciate dalla cupidigia dell’improbabile quartetto, il quale però non ha fatto i conti con la pugnace Simona, sostenitrice e attivista della cooperativa. Sarà lei, con l’aiuto di Antonio, a contrastare la nefandezza edilizia, a forzare e a far emergere i valori della legalità.

Livio Romano è uno scrittore generoso. Le vicende e i temi proposti nel romanzo Per troppa luce, ambientato in un Salento per nulla patinato, si susseguono, si accavallano, trovano sbocchi inattesi dando sfogo ad una vena caleidoscopica, a tratti irrefrenabile. Molta la carne sul fuoco che alimenta un banchetto succulento e ricco di sapori, perlopiù piccanti, felicemente calorici. Personaggi principali e mascherine grottesche sfilano di gran carriera nello sviluppo dell’opera, ritratto spassoso e tragicomico di un territorio minacciato, di una compagine sociale avvitata su brame di potere cialtronesche, congegnate da faccendieri improvvisati e signorie locali.

Le tematiche profonde, significative, che si ramificano dalla latitanza di valori positivi, dall’appropriazione indebita di radici storiche e culturali, stazionano in una sorta di camera di decompressione, pronte a rivelarsi e a giustificare l’azione battagliera, il cammino di redenzione.

In superficie l’intreccio, l’andare e venire dei personaggi, compongono una dinamica febbrile, elettrificata dall’ironia, dal piacere della caricatura impietosa, dalla capacità dell’autore di estrapolare il ridicolo e renderlo manifesto. Agiscono da materiale connettivo delle vicende narrate l’immaginario e la pratica sessuale, il libertinaggio acrobatico vagamente sperimentale, sequenze di sviamento dalla realtà che per pochi attimi allontanano dalle incombenze quotidiane facendo emergere l’alfabeto delle pulsioni.

C’è insomma un gran bailamme (va detto abilmente orchestrato) nella commedia agrodolce di Livio Romano, figure secondarie e personalità che evaporano in un batter di ciglia mescolate a esseri umani resilienti che conservano caparbiamente una luce interiore. Sullo sfondo campeggia un territorio da difendere, una linea da tracciare in nome della giustizia, e armonicamente inseriti nel quadro due eroi qualunque come Antonio e Simona, paladini, senza prendersi troppo sul serio, della dignità e del vivere civile.

IL BOOKTRAILER


Biografia

Livio Romano è nato nel 1968 a Nardò, in provincia di Lecce, dove vive. Insegna italiano agli stranieri. Ha esordito con tre racconti in Sporco al sole a cura di Michele Trecca, Gaetano Cappelli ed Enzo Verrengia (Besa Booksbrother, 1998) e con un racconto in Disertori (Einaudi), a cui sono seguiti i romanzi Mistandivò (Einaudi, 2001), Porto di mare (Sironi, 2002) e Niente da ridere (Marsilio, 2007), il saggio Da dove vengono le storie (Lindau, 2000) e il lungo reportage dalla Bosnia Dove non suonano più i fucili (Big sur, 2005).

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Per troppa luce | Livio Romano

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