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d'annunzio

Alla ricerca dell’autenticità dannunziana…

L’opera dannunziana è qualcosa di complesso ed ineffabile, ogni frase, ogni suono evocato dall’autore, ogni segno di punteggiatura conferisce al brano o al verso delle sfumature specifiche. Leggere un’opera letteraria o un semplice passo o dei versi dannunziani in chiave psicocritica significa, in primis sintonizzare il proprio spazio interiore al messaggio letterario dell’autore, senza pregiudizi, tenendo le nostre lenti invisibili ben pulite da ogni impurità esterna, da ogni variabile che possa offuscare la luce dell’autenticità del messaggio che l’autore ci ha lasciato.

Dire a 13 anni che D’Annunzio ha tanto sofferto, dopo aver letto solo qualche suo verso, e alcuni brani antologici, significa che la mia ipotesi è fondata. Infatti paradossalmente la giovane studentessa che ho avuto la fortuna d’incontrare è riuscita a cogliere l’essenza stessa del messaggio dannunziano, proprio perché per la sua giovane età non aveva acquisito nessuna sovrastruttura: culturale, storica, critico-filosofica o metodologica, usando delle lenti invisibili davvero incontaminate, utili a cogliere l’autenticità dannunziana.

Leggere un’opera letteraria è come guardare un dipinto o ascoltare musica, la fruizione stessa dell’opera suscita delle emozioni. L’onda emotiva interiore che trapassa il lettore può avere tanti colori, le emozioni sono infinite e molto sfumate. Leggere l’opera di Gabriele D’Annunzio in qualità di Psicoterapeuta, rappresenta in primis cercare di tradurre le mie emozioni di lettore nell’impatto con la parola dannunziana. Il mio sforzo psicocritico si differenzia in due momenti distinti: il primo, iniziale, puramente empatico in cui mi sento come la tredicenne sopra descritta; il secondo invece consiste nel tradurre i contenuti individuati, attraverso dei parametri, delle teorie, dei linguaggi condivisi. La motivazione del mio sforzo interpretativo (il secondo momento, per capirsi) è data dall’intento di tradurre alcuni dei principali contenuti simbolici profondi dell’autore per renderli fruibili ad altri lettori. Il castello di pregiudizi e sovrastrutture a carattere politico-religioso che ingessa l’opera dannunziana ha sempre rappresentato una forte frustrazione per me che cerco nella lettura di un testo, il messaggio interiore dell’autore. Tutto questo è stato una sfida importante: ho sentito il bisogno di rivelare agli altri l’umanità dannunziana nascosta sotto la crosta dell’estetismo, dell’antimarxismo, dell’anticlericalismo, sotto ogni tipo d’involucro difensivo che sia stato gettato, persino dall’autore stesso, sopra il vero tesoro dannunziano: il dolore esistenziale.

Le mie prime riflessioni edite sull’opera dannunziana riguardano il tema dell’erotismo. Data la complessità e la trasversalità del tema nella vasta produzione di Gabriele D’Annunzio, metodologicamente, per tradurre le mie considerazioni, ho scelto la Teoria Coinemica di Franco

Fornari1 che, mi ha permesso di distinguere due macro categorie simboliche dell’erotismo dannunziano: “l’acqua” e “il fuoco”2.

Rimanendo sospesa fra mondo esterno e mondo interno, in un percorso direi, quasi auto-analitico, in cui la parola del Vate ha fatto luce dentro me stessa, ho individuato un secondo contenuto simbolico trasversale a tutta la vastissima produzione dannunziana: il tema della morte3. Anche in questa occasione, al fine di garantire un assetto epistemologico al mio saggio critico ho trovato in alcune delle 16 regole di Francesco Orlando4 un valido riferimento. Nel mio saggio ho classificato la copiosa produzione dannunziana in tre stati differenti: ho chiamato il I Stato – negazione della morte; il II –esaltazione della morte, il III – accettazione della morte. Contestualmente alla stesura del suddetto saggio ho continuato a riflettere e tradurre le luci dannunziane nell’impatto con le mie ombre interiori, pubblicando numerosi articoli su tematiche specifiche.5 Una riflessione speciale è stata riservata a due delle donne più importanti della vita di Gabriele D’Annunzio: Eleonora Duse che, ho voluto ricordare nel suo rapporto affettivo col Vate6 e Renata: l’adorata unica figlia femmina di D’Annunzio, che mi ha ispirato una breve piece teatrale7 in un unico atto.

Negli anni, attraverso i numerosi approfondimenti critici che hanno accompagnato i miei studi, ho avuto modo d’imbattermi nella piacevole e fondamentale lettura di diversi studiosi che hanno dato un singolare contributo interpretativo all’opera dannunziana, in un ottica di recupero della dimensione umana dell’autore, parlo di Barberi Squarotti, Artioli, lo Psichiatra Ferrara, il Prof. Antonucci ed il Prof. Oliva, tuttavia il mio contributo credo si sia differenziato da quello degli illustri autori citati, semplicemente perché il mio sforzo interpretativo ha sempre cercato di andare oltre la lettura della singola opera dannunziana, per arrivare a quei messaggi chiave di ordine generale che ogni artista ripropone, indispensabili da svelare nell’ottica di un’autentica conoscenza della complessità umana ed artistica di figure come Gabriele D’Annunzio.

1 Franco Fornari, Coinema e Icona. Nuove prospettive per la psicoanalisi dell’arte, Milano, Il Saggiatore, 1979.

2Paola Ottaviano, “L’Acqua e il Fuoco l’erotismo nell’opera di Gabriele D’Annunzio” in: Psicologia e Società contemporanea. Roma, EUR, n. 1 anno XIX, gennaio aprile 1995.

Paola Ottaviano, “Excursus sull’erotismo dannunziano” in: Studi medioevali e moderni. Arte Letteratura Storia, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, Giugno – dicembre 1999.

3 Paola Ottaviano, Gabriele D’Annunzio Maestro della Morte, Roma, Edizioni Anicia, 2007.

4 Francesco Orlando, Per una teoria freudiana della letteratura, Torino, Einaudi, 1992.

5 Alcuni dei suddetti articoli sono stati raccolti in una silloge critica: Paola Ottaviano, Oltre la fiaccola. Scritti apocrifi sull’opera dannunziana. Chieti, Solfanelli, 2013. Si segnala anche: Gabriele D’Annunzio, Il ferro, (con un saggio di Paola Ottaviano: La più bella metafora dell’adolescenza), Chieti, Tabula fati, 2016.

6 Paola Ottaviano, Incantesimo Solare. Sul rapporto di dipendenza codipendenza fra Duse e D’Annunzio, Pescara, Ianieri Editore, 2010.

7 Paola Ottaviano, La figlia del Vate. (Introduzione di Giovanni Antonucci) Chieti, Tabula fati, 2011.


Nota biografica

Paola Ottaviano è nata a L’Aquila (1965) ed è Psicoterapeuta e Dannunzista. Ha pubblicato i seguenti saggi critici: Gabriele D’Annunzio Maestro della Morte (2007). Incantesimo Solare – Sul rapporto di dipendenza codipendenza fra Duse e D’Annunzio. (2010). La figlia del Vate (2011) (testo teatrale) lettura scenica al Salone Internazionale del Libro di Torino, edizione 2013.. Oltre la fiaccola – Scritti apocrifi sull’opera dannunziana (2013). Nella saggistica psicosociale ha pubblicato: Il bambino spezzato (2012). Un serpente in ufficio – Diario di un mobbing mancato (2012). Ha partecipato ad eventi culturali come ad esempio: Una Nave di libri per Barcellona. Edizione 2013.
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Approccio psicocritico all’opera di D’Annunzio, nota di Paola Ottaviano