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Quasi niente | Mauro Corona – Luigi Maieron
Chiarelettere 2017

di Paolo Risi

La mancanza di idee crea muri. Blocco tutto così evito il rischio che mi si chieda un’idea, una soluzione, che non ho, cui non ho mai pensato. Il muro non mi richiede altre idee, ho avuto l’idea di fare il muro e basta così”

Quasi niente” comincia di fronte al Col Nudo, la punta più alta delle prealpi venete. È un’ambientazione che introduce al contenuto del libro, perché la montagna è sfondo e ispirazione delle riflessioni che Mauro Corona e il musicista Luigi Maieron si scambiano e porgono al lettore.

La civiltà della montagna, le vite appostate alla base di pendii scoscesi (asperità orografiche e metaforiche), vengono sfilate dalla memoria per essere in un certo senso celebrate e tramandate. Sono tradizioni culturali e storie private necessarie, esemplari, che stanno lì in attesa di un cantore o di un narratore che le riporti in superficie. E sorprendentemente, al di là del folklore e delle tipicità a cui ormai siamo avvezzi, prorompe dalla voce dei due testimoni (o portavoce che dir si voglia) la bellezza, la forza di un popolo “minore”, di una terra colma di saperi e di spiritualità.

Quasi niente” è un dialogo che potrebbe svolgersi in una baita di montagna, oppure in un ufficio nel centro di una metropoli; lo spazio fisico e immateriale evocato da Corona e Maieron abbraccia una consapevolezza che va oltre le determinazioni geografiche e sociali. Le parole di un montanaro, nato nel primo dopoguerra, che ci rivela di essere cresciuto con l’imperativo della forza, dell’essere duro, solido, “resistente alla fatica e alle donne”, potrebbero collocarsi a fianco dei pensieri di un manager imberbe, in rampa di lancio per affrontare le pareti scivolose della new economy.

Al di là dello sguardo che travisa, che giudica il “personaggio”, Mauro Corona si rivela un interprete credibile dei giorni nostri, che mette la sincerità davanti a tutto, forse perché nei luoghi dove risiede c’è ancora modo di accorgersi di un cambio di vento, di ascoltare un fruscio anomalo dal bosco, di ponderare, in definitiva, quanto c’è di realmente basilare nelle esistenze e al di sopra di esse. Chiamarla saggezza potrebbe risultare pretenzioso: semplicemente lo scrittore, a cui fa da significativo controcanto l’amico Luigi Maieron, aggiunge un altro po’ di senso al suo curriculum letterario, mettendo allo scoperto i propri sentimenti, le debolezze e i crucci che lo accompagnano nell’impresa del vivere quotidiano.

La conversazione si alimenta della memoria, di un com’eravamo rivelatore, ma nonostante ciò non prova a cavalcare il tema della nostalgia e del rimpianto. Corona parla di appartenenza, di cognizione delle proprie radici, di strumenti che abbinati alla concretezza, alla capacità di previsione, possono “regalare un buon equilibrio al presente, alla vita che conduciamo ogni giorno”.

Nel capitolo dedicato alla Misericordia, espressione laica di una solidarietà spontanea, funzionale alla sopravvivenza e al bene collettivo, viene citata (a proposito di equilibrio interiore) la maluserie, una specie di malinconia montana derivata dalla fatica vera e dalle sopportazioni. Le donne del paese, nei ricordi di Luigi Maieron, provavano ad attenuare quest’afflizione sedendosi attorno a un tavolo per sorseggiare un caffè annacquato, parlando fra di loro e dicendosi di perseverare, di continuare a tenere duro. A questa modalità terapeutica, alla fragilità e allo scoramento a cui porre rimedio, si contrapponeva la rigidità degli uomini, che si esercitavano fin da piccoli a non pensare, a celare gli effetti della maluserie, che nel loro immaginario era fatta di silenzi e di cancellazioni. La netta contrapposizione di ruoli, di aspettative legate al genere maschile o femminile, è uno dei temi rilevanti del libro, argomento che si misura sulle dimensioni locali (esemplare la storia di Anna, raccontata nel primo capitolo) ma che non può non aprire a più ampie riflessioni sulle odierne, odiose e infestanti patologie psicorelazionali.

È forse la naturalezza, verrebbe da pensare, il pregio più grande del volume edito da Chiarelettere, dote che caratterizza la gratuità di una chiacchierata fra amici, che a partire da un episodio, da una “maschera” popolare (leggendaria quella di Pakai, il musicante di Carnia più conosciuto di sempre), giungono a intercettare visioni e pensieri universali.

Tutto è niente, predicava uno dei tanti “filosofastri” frequentati da Mauro Corona, frase che attesta la fragilità delle conquiste e dei desideri che hanno contributo a realizzarle. Si tratta di una sapienza annidata fra rocce e foreste millenarie, destinata a disperdersi inesorabilmente, polvere iridescente che rappresenta soltanto lo scarto di un’opera più grandiosa.

È questa materia che piroetta nel vortice del tempo ad interessare lo scrittore Mauro Corona, a suggerirgli un compito che poi si realizza attraverso le pagine di “Quasi niente”: ricordare gli uomini e le donne mescolati dentro una cronologia misteriosa, montanari caparbi e silenziosi esclusi dalla Storia e allo stesso tempo artefici della sua complessità, minuscole tracce di un disegno complessivo, persone che, grazie alla fortuna o al loro intuito, hanno “sogni da inseguire ma niente da dimostrare”.

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