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RACCONTI D’AUTORE:
Il Bacio di Kate Chopin
(Traduzione di Emanuela Chiriacò)


Il racconto Il bacio fu pubblicato per la prima volta sulla rivista Vogue il 17 gennaio del 1895. Heidi Johnsen nel suo saggio Kate Chopin in the Twenty-First Century (Cambridge Scholars Publishing, 2008) afferma che nel 1890 le pagine dedicate da Vogue alla società indicano quanto i suoi lettori fossero sensibili al tema delle donne costrette a scegliere tra la passione e il denaro. La stessa rivista parla spesso di fidanzamenti e alleanze tra i ricchi ma anche di balli e cene a sostegno di quella politica matrimoniale. La rivista puntava infatti a lettori interessati alle classi alte. Chopin trova invece nel personaggio di Nathalie e nella sua apparente stoltezza un modo per deridere quel mondo pieno di pregiudizi e far riflettere sulla condizione femminile dell’epoca.


C’era ancora abbastanza luce all’esterno; in casa, invece, con le tende calate e la brace nel camino che produceva un bagliore fioco e indistinto, la sala si era riempita di ombre profonde.
Eclissato in una di queste opacità sedeva Brantain senza preoccuparsene. Quell’oscurità gli dava il coraggio di tenere lo sguardo fisso e appassionato quanto voleva sulla ragazza che sedeva vicino al fuoco. Era bellissima e aveva un incarnato intenso ed elegante tipico delle brune in salute. 
Sembrava molto calma a giudicare dal modo in cui accarezzava il pelo morbido del gatto raggomitolato sulle sue gambe. E ogni tanto guardava furtivamente verso di lui, nella penombra. La conversazione che sostenevano a voce bassa non rispecchiava i pensieri di nessuno dei due. Lui l’amava e lei lo sapeva. Era un ragazzo spavaldo ma sincero e ingenuo, non nascondeva i suoi sentimenti e non aveva intenzione di farlo. Nelle due settimane appena trascorse, aveva cercato la compagnia di lei con tenacia e avidità, mentre lei fiduciosa aspettava soltanto che lui si dichiarasse per dirgli di sì. Brantain era un tipo insignificante, poco attraente ma molto ricco. A lei piaceva ma ambiva soprattutto al suo ambiente, a cosa poteva offrirle. In una delle pause della conversazione intrattenuta tra l’ultimo tè e il servizio successivo, la porta si aprì e entrò un giovane uomo che Brantain conosceva abbastanza bene. La ragazza si voltò per guardarlo. Lui la raggiunse con una falcata o due e curvandosi sulla sua sedia – prima che lei potesse sospettarne l’intenzione e senza essersi resa conto che non avesse visto il suo ospite – la baciò a lungo e con passione sulle labbra.
Brantain si alzò lentamente mentre lei balzò in piedi con uno scatto; il volto del nuovo arrivato mostrava un misto di diletto, audacia e confusione.
«Credo» balbettò Brantain, «di essermi trattenuto troppo a lungo. Io – io non avevo idea- cioè, vi saluto, arrivederci».
Strinse il cappello tra le mani e forse non si accorse che lei gli aveva allungato una mano; la sua presenza di spirito non l’aveva completamente abbandonata ma non se la sentì di dire nulla.
«Che mi venga un accidenti se l’ho visto seduto qui, Nattie! Lo so che è maledettamente sconveniente per te. Spero che un giorno mi perdonerai di avervi interrotto. Ma perché, qual è il problema?».
«Non toccarmi; non ti avvicinare» rispose lei arrabbiata. «Cosa credevi di fare presentandoti in casa senza suonare il campanello?».
«Sono entrato con tuo fratello, come succede spesso» rispose freddamente per giustificarsi. «Siamo entrati dall’ingresso laterale. Lui è andato al piano di sopra e io sono venuto qui sperando di trovarti. La spiegazione è abbastanza semplice e dovrebbe bastarti per capire quanto la cosa fosse inevitabile. Ma dimmi che mi perdoni, Nathalie» supplicò addolcendosi.
«Perdonarti! Non sai di cosa parli. Fammi passare. Dipende dal… tempo se potrò mai farlo».
All’incontro successivo di cui lei e Braintain avevano parlato, lei lo avvicinò con una deliziosa franchezza nei modi non appena lo vide.
«Mi permette di parlarle un attimo Sig. Brantain? Io… io, oh, mi sono sentita a disagio, per lo più amareggiata dalla breve e inattesa interruzione dell’altro pomeriggio. Ho pensato che potesse essere facilmente mal interpretata, e che potesse farsi un’idea sbagliata» – la speranza di lei prese chiaramente il sopravvento sulla tristezza del volto tondo e innocente di Brantain – «Sicuramente per lei non conta, in ogni caso per il mio bene non vorrei lasciarle credere che il sig. Harvey sia un amico intimo di lunga data. Perché, siamo sempre stati come cugini… come fratello e sorella. È il migliore amico di mio fratello e spesso crede di avere gli stessi privilegi del resto della famiglia. Oh, lo so che è assurdo, forse non necessario che io le dica questa cosa; così senza ritegno» – piagnucolò – «ma fa molta differenza per me cosa pensa di… di me».
La sua voce era diventata molto bassa e agitata. La tristezza era scomparsa completamente dal volto di Brantain.
«Dunque le interessa cosa penso, signorina Natalie? Posso chiamarla Signorina Natalie?» imboccarono un lungo corridoio buio, arredato con belle piante alte su ambo i lati. Proseguirono lentamente fino alla fine. Quando si voltarono per tornare indietro, il viso di Brantain era raggiante e quello di lei soddisfatto.
Harvey invitato al matrimonio, la avvicinò in uno dei pochi momenti in cui era sola.
«Tuo marito» disse sorridendo «mi ha mandato qui per baciarti».
Un rossore improvviso le colorò il viso e le avvolse il collo elegante.
«Credo che sia naturale per un uomo comportarsi generosamente in un’occasione del genere. Mi ha detto che non vuole che il vostro matrimonio interrompa completamente la cordiale intimità che ci lega. Non so cosa gli hai detto» disse con un sorriso insolente, «ma mi ha mandato qui per baciarti».
Lei si sentì come un giocatore di scacchi che, di fronte ad un avversario intelligente, vede la partita prendere il corso desiderato. Gli occhi di lei brillavano teneri e sorridevano guardando quelli di lui; le sue labbra desiderose di baciarlo, lo invitavano a fare altrettanto.
«Ma, sai» continuò lui con calma «Non gli ho detto una cosa che poteva risultare sgradevole, invece a te posso dirla. Ho smesso di baciare le donne: è pericoloso».
Non le importava, aveva Brantain e ancora milioni di baci da ricevere. Una persona non può avere tutto in questo mondo; dopo tutto sarebbe stato irrazionale da parte sua aspettarselo.


BREVE ANALISI
Temi chiave: passione, denaro, scelta, in/dipendenza e accettazione.
Personaggi: Brantain, Harvy e Nathalie (Nattie).

La storia è raccontata in terza persona da un narratore sconosciuto e la narrazione si sviluppa in tre luoghi distinti: 1) nella casa di Nathalie e del fratello, 2) in un posto indefinito durante un ricevimento e 3) nel luogo in cui si celebra il matrimonio tra Nathalie e Brantain. Nell’introduzione, Chopin descrive una stanza piena di ombre buie, il topos prefigura l’incertezza della relazione incerta tra Nathalie e Brantain e continua con il fuoco nel camino paragonato ad un bagliore fioco e indistinto molto simile allo stato d’animo di Brantain quando scopre la relazione tra Nathalie e Harvy.  Brantain è ricco mentre Harvy non lo è.
Nathlie donna dell’epoca sa che per essere accettata in società, deve sposare un uomo ricco nonostante ami Harvy.
Nel corpo del racconto, la bugia che Nathalie racconta a Brantain su Harvy paragonandolo a un cugino la fa apparire manipolatrice ma Chopin probabilmente vuole concederle di esplorare una doppia conoscenza maschile per suggerire il fatto che una donna dovrebbe essere libera di vivere la sua vita come crede, non come vuole la società e che l’importanza dei soldi (rappresentata da Brantain) agli occhi della società, per la ragazza è pari a quella rivestita dalla passione e dal desiderio (il cui simbolo è Harvy).

Nella conclusione, Chopin permette a Nathalie di rincontrare Harvy durante i festeggiamenti del suo matrimonio con Brantain. Harvy le suscita la solita passione ma adesso è lui a ritrarsi e a mostrare il cinismo della delusione. Nelle frasi conclusive sembra suggerire che Nathalie sposando Brantain possa avere il denaro e un milione di baci ancora da ricevere, concedendole anche di essere pragmatica e pratica: Una persona non può avere tutto in questo mondo; dopo tutto sarebbe stato irrazionale da parte (sua) di Nathalie aspettarselo.


Biografia di Kate Chopin
Catherine (Kate) O’Flaherty nacque l’8 febbraio del 1850 a St. Louis in Missouri (USA). Seconda figlia dell’irlandese Thomas O’Flaherty (Contea di Galway) e dell’americana Eliza Faris (St. Louis), Kate Chopin crebbe in un ambiente biculturale e bilingue. Nel 1855, il padre rimase ucciso in un incidente ferroviario quando aveva solo cinque anni. Circondata dalla madre, la nonna, la bisnonna e le suore dove studiò, le fu naturale scrivere nel 1869 “Emancipation: A Life Fable.” Poco dopo, in una ricca tenuta vicino St. Louis, Kate conobbe Oscar Chopin e lo sposò nel 1870. Di ritorno dal viaggio di nozze, la coppia si stabilì a New Orleans, dove Oscar aprì un’attività come rivenditore di cotone, mais, zucchero e melassa. La città in piena ricostruzione, nonostante i problemi economici e razziali, offriva una vita culturale intensa. Tuttavia, dopo la nascita di sei figli, la famiglia Chopin si trasferì a Cloutierville, nel nord ovest della Louisiana. Nel 1882, Oscar morì di malaria e Kate rimase vedova a trentadue anni. Decise allora di tornare a St. Louis per garantire un’istruzione migliore ai figli e concedersi una vita culturale più intensa.
Fu il Dr. Frederick Kolbenheyer, il suo ostetrico e amico di famiglia che la spronò alla scrittura. Influenzata da Guy de Maupassant e altri scrittori francesi e americani, Kate iniziò a scrivere narrativa. Nel 1890 auto-pubblicò il suo primo romanzo At Fault. Diventò attiva nei circoli culturali e letterari di St. Louis presentando e discutendo di molti scrittori tra cui Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Émile Zola, e George Sand.
Per il decennio successivo, pur mantenendo una vita sociale attiva, si dedicò al lavoro e tenne nota delle centinaia di racconti scritti [data di produzione, riviste a cui li sottopose, esito della richiesta (rifiuto o pubblicazione) e in caso di riscontro positivo, la retribuzione ottenuta]. Nel 1894, apparvero su Vogue “The Story of an Hour” e “A Respectable Woman” mentre Houghton Mifflin le pubblicò Bayou Folk, una raccolta di ventitré racconti. Molti critici trovarono le sue storie interessanti e affascinanti anche per l’uso che faceva dei dialetti locali.
Nel 1895 Chopin scrisse “Athénaïse”, “Fedora,” e pubblicò dodici racconti. Nel 1896 produsse “A Pair of Silk Stockings.”
Nel 1897, Way and Williams di Chicago le pubblicò A Night in Acadie, una raccolta di ventuno racconti. Come Bayou Folk, anche questa raccolta fu accolta bene dalla critica che la considerò una delle migliori raccolte americane di racconti del diciannovesimo secolo.
Nello stesso anno, dopo la morte di sua nonna materna, Athénaïse Charleville Faris, Chopin lavorò alla stesura del romanzo The Awakening, pubblicato nel 1899 da Herbert S. Stone e stroncato dalla critica. Ci vollero decenni prima che la stessa critica capisse l’opera di Kate Chopin. Fu, infatti, il norvegese Per Seyersted nel 1969 a darle giustizia definendola “la prima scrittrice americana ad accettare la passione come argomento narrativo schietto e serio. Una ribelle alla tradizione e all’autorità; per l’audacia ardita difficile da scandagliare anche oggi; per l’onestà senza compromessi e nessuna traccia di sensazionalismo, per la volontà di restituire la verità spietata della vita femminile sommersa. Una pioniera nel trattare l’amoralità della sessualità, del divorzio, del bisogno di un ‘esistenza autentica da parte delle donne. Una scrittrice moderna, soprattutto nella consapevolezza della complessità scaturita dalla verità e delle complicazioni causate dalla libertà”. Il 20 agosto del 1904, Kate Chopin dopo aver partecipato alla St. Louis World’s Fair, di rientro a casa, accusò stanchezza e mal di testa; le fu diagnosticata un’emorragia cerebrale in seguito alla quale perse conoscenza. Morì il 22 agosto. Fu sepolta nel Calvary Cemetery di St. Louis. Il suo ultimo racconto Her First Party apparve sul Youth’s Companion il 30 marzo del 1905.

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Racconti d’autore: Il bacio | Kate Chopin – Traduzione di Emanuela Chiriacò

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