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Ragazze elettriche | Naomi Alderman
Nottetempo edizioni 2017

di Emanuela Chiriacò

Nella sua forma più pura, la fantascienza o letteratura di fantasia propone una rilettura della società impegnata in un processo di capovolgimento, che si rimira in uno specchio e riflette scenari di devastazione del mondo reale. Naomi Alderman, discepola di Margaret Atwood dal cui romanzo Il racconto dell’ancella è stata ispirata per la stesura di Ragazze elettriche, immagina qualcosa di totalmente nuovo sulla base di un concetto semplice: cosa accadrebbe se le donne, a livello planetario, acquisissero l’abilità di emanare scosse elettriche con la punta delle dita e di conseguenza la consapevolezza di essere più forti degli uomini? Abuserebbero del loro potere fisico come gli uomini hanno fatto con le donne per secoli?

Il libro si apre con l’espediente di un carteggio elettronico tra Neil Adam Armon e Naomi Alderman, è il primo a scrivere per annunciare di aver terminato la stesura di questo benedetto libro mentre l’autrice ha la funzione di editor. Neil Adam Armin è l’anagramma di Naomi Alderman. È la trasposizione maschile dell’autrice per raccontare il ribaltamento della storia che ci trasciniamo addosso da millenni da società male a female-oriented. Sì quella della sopraffazione maschile che schiaccia verso il basso qualsiasi tentativo femminile di (ri)emancipazione e lo fa pensare anche la scelta del luogo da cui proviene l’email di Armon: The Men Writers Association.

Immaginiamo allora Naomi Alderman che legge il (suo) manoscritto come se fosse stato scritto da Neil Adam (il primo uomo) Armon e si imbatte dell’apertura, due pagine intense in cui si parla del potere e della sua forma. The power è infatti il titolo del romanzo in lingua originale.

La forma del potere è sempre la stessa: è la forma di un albero. Dalle radici fino alla cima, un tronco centrale che si ramifica e ramifica all’infinito, aprendosi in dita sempre piú sottili, protese in avanti. La forma del potere è il disegno di una cosa viva che tende verso l’esterno, e manda i suoi sottili filamenti un po’ oltre, e ancora un po’ piú oltre.

È anche la forma dei fiumi che sfociano nell’immensa potenza marina, del fulmine quando si scaglia dal cielo sulla terra e sociale tra esseri umani che formano villaggi, i villaggi diventano paesi, i paesi si inchinano alle città, le città agli stati.

Ne consegue che la natura e l’uso del potere umano possono cambiare in due modi. Il primo è quando un ordine viene emesso dal palazzo, un comando rivolto al popolo che impone: “Cosí sia”. Ma l’altro, il più certo, il più inesorabile, si ha quando quelle migliaia di migliaia di punti luminosi inviano ciascuno un nuovo messaggio. Quando il popolo cambia, il palazzo non può opporsi.

Parte dunque un conto alla rovescia che in meno (di) dieci anni porta allo sviluppo della storia. Ecco che compare Roxy Monke, la ragazza è in casa con sua madre e due tizi loschi e malintenzionati irrompono cambiando per sempre le loro vite. Il racconto è crudo e forte, rasenta il pulp. Segue la presentazione di Tunde, un giovane ragazzo nigeriano impegnato nel suo primo approccio con uno strano fatto in un supermercato. È quindi il turno di Margot, la sindaca di una città americana alle prese con un problema che riguarda la sua comunità e la sua famiglia. Il fulcro narrativo si conclude con Allie, un’adolescente americana la cui precocità può essere ricondotta agli susseguirsi di affidi e abusi che ha subito e che sceglie di non subire più.

Cosa accomuna tutti e quattro? Il debutto con lo strano fenomeno dell’elettricità emanata dalle mani. Lo opera Roxy per difendere sua madre e se stessa, lo vede fare Tunde ad una ragazza che incontra mentre fa la spesa per difendersi dalle molestie di uno sconosciuto e il ragazzo la riprende con il telefonino. Lo fa Jos, la figlia di Margot, con un compagno di scuola e Allie con il suo padre in affido, Mr. Montgomery-Taylor. Sono tutte ragazze elettriche che imponendo le mani in punti precisi del corpo e calibrando l’intensità possono scaricare elettricità tanto da intorpidire un arto o addirittura lasciare secco il soggetto. Tunde spedisce il video ad una televisione americana e lo pubblica in rete, è così che il fenomeno diventa virale e permette di capire che non sia falso e isolato. Ha raggiunto la trasversalità geografica, è pandemia. La configurazione internazionale ha ripercussioni in altri luoghi come la Moldavia e l’Arabia Saudita; è di fatto un fenomeno globale.

I quattro personaggi e le loro caratterizzazioni ( Roxy il crimine, Tunde i media, Margot la politica e Alie la religione) procedono a passo sostenuto nella storia mostrando capacità resilienti, forza di carattere, determinazione pur mantenendo il relativo pensiero dominante, la motivazione che li condurrà all’epilogo della storia. L’unica ad avere lo scivolamento verso una nuova identità e personalità è Allie. Scappata da casa, viaggia per ottanadue giorni per approdare in un convento dove diventa dapprima Eve (la prima donna, quella capace di riscattare l’originale dal suo peccato) e successivamente Madre Eve, un punto di riferimento globale per cambiare e femminilizzare le sorti del mondo. Con lei e le altre protagoniste imbraccia una lotta per non essere sopraffatti dal potere e dal logorio che ne deriva. È interessante e straniante leggere di coprifuoco per gli uomini, della paura che provano nei riguardi delle donne, del tentativo di auto organizzarsi per arginare il loro minaccioso e mortifero potere.

Naomi Alderman fa dunque una riflessione sul presente misogino e lo destruttura, fornendo un’ipotesi di futuro che nelle intenzioni dovrebbe riscattare le donne ma allarga il discorso alla gestione del potere. Una volta acquisito, quanto gli occorre per corrompere chi lo detiene? La scelta delle mani per agire è la distorsione del tocco femminile, della carezza che si trasforma in strumento di morte. Alcune donne raccontate nel libro raggiungono livelli di megalomania e violenza inaudite.

Ragazze elettriche è un romanzo distopico che non si sottrae dal trattare temi come la religione, la parità di genere in politica e la censura mantenendo un ritmo incalzante e fagocitante, con una lingua febbrile e carica di tensione cristallina, si sa dove vuole arrivare e non si rinuncia a leggere. Costruisce un reticolo regolare e polidimensionale, mostrando un legame tra parti atomiche fisse e parti elettroniche in movimento e nell’espressione della più sinistra negatività, il cui meno non sottende sottrazione ma aggiunta al filo narrativo elettrico.

Il romanzo che ha vinto il Baileys Women’s Prize for Fiction ed è stato finalista a The Man Booker Prize, diventerà una serie televisiva. I diritti sono stati acquistati da Jane Featherstone, fondatrice di Sister Pictures. Naomi Alderman curerà la sceneggiatura e sarà produttrice esecutiva insieme alla Featherstone e Naomi de Pear.

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