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RICRESCITE  | Sergio Nelli
Tunué 2018

 

Fa parte delle operazione di “recupero letterario” questa prima pubblicazione della casa editrice Tunué.
Vanni Santoni direttore della collana “Romanzi” così spiega questa scelta:  

“Crediamo nei recuperi perché troppo spesso, in un sistema editoriale così rapido nel mandare sugli scaffali novità e ristampe, ma anche a far sparire i volumi che “non si muovono” subito, ottimi libri finiscono sommersi, condannati anzitempo al “fuori catalogo”. Libri quindi da recuperare, e che è utile recuperare anche perché, per molti lettori di oggi, si tratta di vere e proprie novità. Crediamo, specificamente, nel recupero di Ricrescite di Sergio Nelli, che marca oggi quattordici anni dalla prima pubblicazione, perché è un grandissimo romanzo ibrido che, sulla scia del L’uomo nell’Olocene di Frisch, ha tracciato una paradigmatica storia di resilienza quando ancora la parola non era stata abusata e svuotata dai media, e lo ha fatto, e lo fa, con armi letterarie di finezza rara, come ben specifica Antonio Moresco nella sua sentita prefazione.”

Rinascere è un atto complesso: in uno dei più importanti romanzi ibridi degli ultimi vent’anni, Nelli racconta la capacità di uscire da una crisi. Il rapporto con il figlio, le stagioni, il lavoro, il paese natale, i moti cosmici, i fantasmi e gli angeli, ogni cosa può farsi tessera di questo ricostruirsi. Con un linguaggio che spezza la pagina in percorsi filosofici e liriciRicrescite indaga il rapporto tra l’uomo e la natura a cui dobbiamo allo stesso tempo tutto e niente.

Sergio Nelli
Nato a Fucecchio, vive a Firenze. Decano della ribollente scena letteraria fiorentina, ha pubblicato vari romanzi, tra cui Orbita clandestina.


per concessione della casa editrice pubblichiamo un breve ESTRATTO

Accompagno Federico alla scuola materna. Gli dico: «Oggi farai dei disegni per me?» Mi dice che li farà. Disegnerà il babbo che è un fuoco che brucia e la mamma che è un albero che muore. Perché muore? gli chiedo. Perché ha bisogno d’acqua. E da dove la dovrebbe prendere quest’acqua o chi gliela dovrebbe dare? «Tu», mi risponde. Non indago oltre. Ma ho avuto una giornata cupa.

Non ho il linguaggio e nemmeno la faccia. Non mi resta che fare l’idiota.

Ancora una volta, medicando un muratore che si è fatto male a una mano mentre lavora nel mio palazzo, provo l’esperienza della solidarietà partecipe: è qualcosa di reverenziale che non mi azzardo a chiamare in altro modo.

Per più di vent’anni della mia vita ho avuto di fronte agli occhi il monte Pisano e altrettanti ne sono passati senza che io sapessi che custodisce un’orma antichissima, un’unica orma di dinosauro.

Cara mamma, vorrei che tu lo vedessi questo bel bambino mentre con le mani inforna puntualizzazioni o scorrazza intrepido. Ricordi quando dicevo di voler fare il mio studio nella limonaia, in giardino? Mi sono messo a ripulirlo, il giardino, a togliere mattoni di camminamenti mal disegnati, di aiuole arruffate. Ho mazzolato un paio di quintali di cemento che erano ancora là, da quando nonna aveva pesantemente diviso gli spazi. Con Carlo, che ha una sega elettrica, abbiamo abbattuto il nespolo malato. Ho spiantato un ciuffo di lavanda mezzo secco, ho spiantato i rosi, ho tolto fogliame e pareggiato la siepe e l’alloro. Ho messo tutto dentro quattro o cinque enormi sacchi della spazzatura. Poi, nei giorni successivi, zio Mario e Alfa hanno continuato un’opera metodica di pulitura e tagli, senza dire nulla a nessuno. Ma hanno fatto un buon lavoro…

Chissà anche a lui quante volte avresti intimato: «Attento!».

Qua e là, c’erano dei ferri rugginosi, lasciati lì a indurire, confitti.

[Autostrada. Aeroporto di Peretola]
Volano verso ovest colombi bianchi
una volta ci fu una cicogna,
un’altra, mi parve, una poiana o un falco.
Si arrampicano folte le canne
su un basso cavalcavia in cemento
e, dietro l’Agip, paiono tante tende indiane
disabitate d’infanzia.
Monte Morello con la luna del pomeriggio
guarda il sole abbassarsi intorno
a un riflesso giallo fatto a osso di seppia.
Un aereo, che ha appena lasciato in mare
un lungo schizzo d’ombra
e porta una scintilla in ventre,
benedice la testa degli automobilisti.
Come un giocattolone,
a momenti toccherà la pista.

Già dai bordi della strada si vede che è tempo di papaveri. C’è un cielo azzurro chiaro e qualche nuvola sfilacciata. Finalmente sono sdraiato sull’erba al sole, come desideravo. A Vinci poi, qui da Marco e Angela, nella loro casa di Faltognano, l’ora del cibo che si approssima è una festa.

Più tardi, sotto la pergola, seduto da solo al tavolo in discesa sul quale mangeremo, con un venticello che mi porta in avanti i capelli come a un romano antico, sono il signore di una scatola di sale, di un macinapepe in legno.

Dal passato sul passato:

Incontrata F. per strada. Abbiamo finto di non vederci. Quanto tempo? Un secolo… Fuggiti entrambi dai paesi d’origine per studiare in città… Un secolo prima era stata la mia fidanzata, con tanto di presentazione dei genitori e scambi d’inviti, e goffi rapporti sessuali di cui conservo nitida memoria. Avevo bucato, per esempio, un preservativo con un dito, credendo che dovesse essere srotolato e poi infilato come un liscio calzino. Misteri di una conoscenza che divora se stessa: una vita a parlare di sesso e a vent’anni, per tacere del resto, non sapevo nemmeno mettermi un preservativo.

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Ricrescite | Sergio Nelli – ESTRATTO su ZEST Letteratura sostenibile