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Rubrica Sezione Aurea
(il punto di contatto tra estetica e matematica)

di Giovanni Nuti


C’è chi vive il dramma – tutto moderno, anticlassico – del confronto e della possibile conciliazione tra Cultura Scientifica e Cultura Umanistica, tra concretezza dominante della logica e apparente fragilità dell’intuizione e della sensibilità poetica.

Anch’io da tempo, ormai, mi sono avventurato in questa strana battaglia dell’anima, da alcuni liquidata con parole tipiche della marginalizzazione: incoerenza, indeterminazione, eclettismo.

Eppure, nel 1950 Erwin Schrödinger – fondatore della meccanica quantistica e premio Nobel per la fisica nel 1933, insieme a Paul Dirac – scrisse Scienza e Umanesimo, basato su conferenze tenute da lui in quegli anni, poi pubblicato da Cambridge University Press nel 1953, con il titolo originale di Science and Humanism. Phisics in Our Time.
In questo splendido testo, Schrödinger si pone una domanda cruciale: “Lo sviluppo della scienza entro un dominio ristretto ha un qualche valore in sé stesso?”. A questa domanda l’autore risponde con tre argomenti principali e infine propone una sintesi fondamentale.
Primo: “io considero le scienze naturali esattamente alla stessa stregua delle altre branche del sapere”.
Secondo: “ci sono delle scienze esatte che non hanno manifestamente alcuna influenza sul modo di vivere del genere umano”.
Terzo: “mi pare estremamente dubbio che la felicità della razza umana sia stata accresciuta dagli sviluppi tecnici e industriali che sono seguiti al rapido progresso delle scienze naturali”.
La sintesi che Schrödinger propone non è meno perentoria: “Qual è allora (…) il valore delle scienze naturali? Rispondo: il loro obbiettivo, scopo e valore è il medesimo di ogni altra branca dell’umano sapere. Anzi nessuna di queste branche, da sola, ha uno scopo o un valore, ma solo l’unione di tutti i rami del sapere ha un significato o un valore, e questo può essere definito abbastanza semplicemente: è di obbedire al comandamento dell’oracolo di Delfi, Γνϖϑι σεαυτόν, conosci te stesso”.

Entro questa più ampia e “critica” cornice epistemologica pongo le arti, la letteratura, la poesia e leggo il lavoro scientifico di cercatori, sempre più rari, che si pongono domande fondamentali e inutili per l’egemonia tecnologica e mercantile.
Spesso questi cercatori della verità e della bellezza, questi “navigatori del diluvio” , presentano un’apparente doppia natura, ma che, per la visione di Schrödinger, diventa la vera, intera, natura dell’uomo.

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Riflessione su Scienza e Umanesimo – Erwin Schrödinger

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