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Salam è tornata | Gianluca Serra
(la parabola ecologica di un uccello sacro nella Siria di oggi)
Exorma 2016

di Paolo Risi

A partire dal 2000 il biologo Gianluca Serra inizia ad occuparsi – per conto dell’ONU – della realizzazione di una riserva naturale in Siria, vicino a Palmira, in uno dei pochi angoli di steppa ancora vivi dal punto di vista naturalistico. Nonostante non manchino intraprendenza e determinazione il progetto fatica a decollare, ostacolato da una burocrazia vischiosa e dagli influenti potentati locali. Servirà una scoperta straordinaria a mutare il corso degli eventi, a cambiare la valenza stessa del progetto e le prospettive umane e professionali del giovane biologo italiano.

La grande rivelazione riguarda un uccello migratore, l’ibis eremita, dichiarato estinto in Siria 70 anni prima e nel resto del Medio Oriente dal 1989. Un cacciatore – profondo conoscitore del territorio – è convinto di averne avvistati alcuni esemplari sulle falesie di Palmira, addirittura confessa di averne abbattuto uno a colpi di fucile. La testimonianza potrebbe essere il primo passo verso un ritrovamento di grande importanza nel campo dell’ornitologia e della tutela faunistica. Gianluca, coadiuvato da Mohamad e Adel, suoi fidati collaboratori, inizia immediatamente a perlustrare la zona e dopo lunghi appostamenti individua un ibis appollaiato sul gradino di una rupe. “D’un tratto mi ritrovai con la responsabilità di dovere proteggere il volatile più raro e minacciato dell’Arabia”, una responsabilità che riempirà i successivi dieci anni della sua vita.

Superato lo stupore il biologo e naturalista si mette immediatamente all’opera. Occorre istituire un team allo scopo di proteggere gli ibis, partendo da un presidio alla base del dirupo, per poi approntare un sistema di rilevazione satellitare delle rotte migratorie, prassi che richiede l’applicazione di trasmettitori sul corpo dei volatili. Gianluca Serra diventa per tutti Abu Nug (padre dell’ibis), ma la sua è una genitorialità contrastata, svilita dall’ignoranza e dall’avidità di chi cerca di approfittare del suo lavoro per ricavare denaro e potere. In più ci si mette anche l’ibis, diffidente per sua natura e quindi difficilissimo da catturare. Sono molti i tentativi andati a vuoto ma il team non demorde e finalmente, grazie ai consigli di un pittoresco esperto in trappole per volatili, riesce ad acciuffare tre esemplari utilizzando una rete manovrata a distanza.

In prossimità dell’ “inquietudine migratoria” Salam, Zenobia e Sultan (questi i nomi dati ai pennuti) vengono equipaggiati con le trasmettitrici satellitari: “Verso la prima metà di luglio, gli ibis inviano segnali di inquietudo migratoris, appunto: un campanello interiore, un vero e proprio orologio biologico su base stagionale suona, comunicando che è ora di partire”. Gli esemplari, accompagnati dalle rilevazioni GPS, puntano decisi a sud, oltrepassano i confini dell’Arabia Saudita, la pianura costiera dello Yemen fino all’Africa e all’altopiano etiopico, loro meta finale e luogo di svernamento.

Le ricerche di Gianluca, il suo impegno sul campo in difesa di una specie ritenuta estinta, iniziano ad avere ampie legittimazioni a livello internazionale, ma sullo sfondo si intravedono i primi segnali di una tragedia immane: la storia, il destino della Siria e della sua gente stanno per affondare in una vera e propria apocalisse. La rivolta contro il regime antidemocratico di Assad, scoppiata nel marzo del 2011, sfocia drammaticamente nella guerra civile, nella carneficina che ad oggi ha causato la morte di circa mezzo milione di persone.

Al cospetto dei bombardamenti, del dramma dei profughi, di accadimenti come la distruzione – da parte dell’Isis – del patrimonio archeologico di Palmira, i dieci anni spesi da Gianluca Serra nel tentativo di difendere l’ibis eremita appaiono come una sorta di premonizione, di tentativo di rivelare quanto gli equilibri naturali siano fondamentali in un contesto planetario sempre più disarmonico.

Da epoche remote all’ibis è stato associato un grande valore simbolico. Una delle divinità egizie, Thoth, dio della saggezza, ha la testa di un ibis. Anche i nomadi del deserto attribuiscono a questo uccello la virtù della saggezza. È forse una semplice coincidenza, ma non può non far riflettere il legame fra la comparsa di un simbolo del discernimento umano e l’incendiarsi di uno dei conflitti più insensati e crudeli del nostro tempo.

La natura, i suoi messaggeri, a volte si esprimono attraverso un linguaggio misterioso, ancestrale, comunicazione spirituale che gli uomini sempre più faticosamente sono in grado di comprendere. Salam è tornata – racconto di un’avventura straordinaria – è la testimonianza che quella comunanza percettiva, sentimentale, è ancora possibile fra la Terra e gli esseri viventi che la abitano. Ma occorre passione per coltivarla, la stessa passione che ha permesso a Gianluca Serra di cullare per molti anni il sogno di salvare l’ibis eremita.

Nell’aprile 2013, quando ormai la guerra civile dilagava in tutto il paese, sono riuscito a sapere da Adel che un solo ibis era tornato dalla migrazione presso la scogliera di Palmira. Fenomeno straordinario e malinconico, che si è ripetuto l’anno seguente, il 2014. Era Salam, l’ultimo adulto della sua stirpe. Una femmina. Il suo nome, ironia della sorte, significa in arabo “pace”. “Salam è tornata” mi scrisse sul telefono. Questa pace alata è tornata per due anni di seguito da sola a Palmira sorvolando incredula, come un fantasma, un paese devastato dalla guerra.

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Salam è tornata | Gianluca Serra

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