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Foto da Wikipedia

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Salvador Allende 

Dal 2001 l’undici settembre è la data che per tutti rappresenta lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo mondo così come adesso lo conosciamo. L’attacco islamico alle Torri Gemelle, però, non cancella il ricordo di un altro 11/9. Quello del 1973, forse ancora più drammatico per le conseguenze che ha provocato: sto parlando del golpe cileno che ha portato alla morte un uomo che ha fatto sognare una generazione che ha creduto che una rivoluzione senza fucili potesse essere possibile.
A distanza di quasi quarant’anni trovo personalmente ancora molto emozionante ricordare Salvator Allende perché, se è vero che la storia la scrivono i vincitori, succede però che, a volte, i perdenti si guadagnano uno spazio nei cuori delle persone che hanno amato le loro utopie.

Allende è stato un uomo controverso. Inutile negarlo. Oggi alcune sue prese di posizione e talune idee sarebbero molto discutibili e per questo motivo la storiografia ufficiale ha avuto buon gioco nel tentativo di distruggerne il mito. Mi riferisco alle sue opinioni in merito all’antisemitismo, alla psichiatria e all’omosessualità che occorre ammettere sono abbastanza difficili da accettare se non si capisce che Allende era figlio del suo tempo. Lo stesso Abramo Lincoln, per pari motivo, oggi sarebbe considerato un razzista dato che considerava i neri elementi di una razza inferiore che comunque non dovevano essere tenuti in schiavitù.

Quello che ha fatto del presidente del Cile un’icona per tutti coloro che credono nei miracoli è stata la strenue battaglia legale per il conseguimento di una democrazia sociale che considerasse gli ultimi, i primi da essere protetti. I suoi primi interventi come Presidente democraticamente eletto ebbero il solo obiettivo di garantire la sanità alle fasce più deboli e con essa anche l’istruzione. Fece in modo che gli operai avessero accesso alle case popolari cosa che permise loro di tentare di uscire da una schiavitù secolare . Non dimenticò nemmeno gli agricoltori a cui concesse agevolazioni fiscali togliendo risorse ai latifondisti che avevano affamato le campagne cilene fino a quel momento. In altre parole tentò di attuare una grande redistribuzione della ricchezza che a tutt’oggi rimane il sogno di ogni uomo che si proclami di sinistra.
Con lo stesso entusiasmo ha fatto in modo che le donne avessero diritti e maggiori servizi pubblici creando un modello di welfare, in parte emulato dagli europei qualche anno più tardi. Il suo amizioso programma arrivò fino alla nazionalizzazione di industrie fondamentali per l’economia del Paese, quella del rame su tutte, vitale per l’economia cilena ma che gli mise contro lo strapotere americano che avevano nella regione interessi enormi. Negli anni settanta, infatti, gli USA controllavano tutte le miniere di rame e potevano decidere se farne crollare o meno il prezzo e poiché il Cile dipendeva dalla sua esportazione, gli statunitensi decisero con lucida determinazione di metterne in ginocchio l’economia forzando la mano al neo Presidente eletto.
Con la scelta della nazionalizzazione, un gesto d’amore e rispetto per il suo Paese, firmò la sua condanna a morte. Nonostante Allende non fosse marxista ma solo socialista e non credesse nella dittatura del proletariato sovietico, era assolutamente impossibile che gli americani permettessero la nazionalizzazione di multinazionali come Anaconda o Kennecott o che le grandi famiglie cilene si lasciassero espropriare serenamente. Così come JFK è stato verosimilmente ucciso dalla mafia manipolata dai servizi segreti deviati, così Allende non aveva speranza di potersela cavare.
Il boicottaggio che l’amministrazione Nixon organizzò su scala mondiale per non far più arrivare materie prime fu sufficiente per far precipitare il Paese nel caos. Il resto venne da solo.
La sua fine è stata raccntata in mille libri e memorie. L’assedio alla Casa Rosada è una delle pagine più tristi della storia moderna. Il golpe militare ideato e portato avanti dalla CIA fu condotto da Pinochet, un generale che Allende considerava una delle persone più fidate (dimostrando così la sua natura in alcuni casi terribilmente ingenua). Secondo molti storici poteva essere sventato se Allende avesse deciso di adottare la legge marziale usando la forza, ma coerente con sé stesso rinunciò fino all’ultimo di adottare quel mezzo che detestava.
Poche ore prima di morire suicida (come crede la famiglia) o per mano degli assalitori (come qualche testimone ha successivamente affermato) tenne un ultimo discorso alla radio.
« …..Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. …. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano, ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento..»
(Estratto dall’ultimo discorso radiofonico di Salvador Allende, poche ore prima della sua morte, l’11 settembre 1973)

La sua morte ha aperto una fase lunga sanguinosa di terrorismo di Stato, che ha portato la morte in quasi tutte le famiglie cilene. Pinochet può essere considerato senza tema di smentita uno dei mostri del secolo scorso e ha praticato una sistematica eliminazione fisica di tutti gli oppositori del suo regime, scrivendo una pagina della storia di cui tutti quanti dovremmo vergognarci.
Nel 1976 la nazionale di tennis italiana si recò a giocare la finale di Coppa Davis proprio a Santiago del Cile, nonostante molte persone fossero contrarie a quella trasferta. Si disse allora che lo sport non doveva essere toccato dalla politica. Una cosa che ai miei occhi ancora oggi appare una delle bestemmie più grandi si possa dire. La vittoria degli azzurri fu, infatti, anche la vittoria di Pinochet che potè godere di una imprimatur internazionale che fino a quel momento non aveva. E ogni volta che vedo le immagini in bianco e nero in cui Panatta e soci correre felici in mezzo al campo con la bandiera italiana a festeggiare io penso che a pochi isolati da là c’erano le madri dei desaparecidos che protestavano in silenzio in piazza e che lo stesso venivano rapite, stuprate e uccise dalla polizia del regime.

Nel 2000 Colin Power allora segretario di stato americano ammettendo il sostegno al golpe cileno sostenne che “…non era un momento della storia degli Stati Uniti di cui non andiamo particolarmente orgogliosi.
Il tempo, si sa, è galantuomo.

Allende era ateo ma a noi che lo abbiamo amato piace pensare che invece da qualche altra parte dell’universo sia riuscito ad andare fino in fondo e a realizzare quella rivoluzione senza armi che su questo pianeta non gli è riuscita.
Per quelli come me la sua morte è stato l’inizio della fine dell’utopia di poter vivere in un mondo democratico e giusto.

 

Otello Marcacci

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Salvador Allende (di Otello Marcacci)