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Sativi | Antonio BUX
Marco Saya editore 2017

Sativi sono i campi o i terreni adatti alla semina e alla coltivazione e Antonio Bux ha operato un lungo lavoro di preparazione del suo fondo poetico per spargere sementi di logos, annaffiare parole e raccogliere verbo: i frutti della sua ricerca coltivata. Non è monocoltura, né mono scrittura; il risultato peculiare offre componimenti di diversa natura (metrica), struttura (polimorfica) e sostanza (cartacea e carnale). Tre elementi costanti nella poetica di Bux.

La raccolta Sativi è composta da sei sezioni e quasi ogni sezione da venticinque poesie. La prima sezione introduce alla complessità della poiesis dell’autore con terzine secche dai toni quasi epigrammatici e aforistici.

24.

Se una domanda
ritorna per sempre
la sola risposta

Bux racconta una natura umana ex post, in cui la parola poetica risulta enigmatica, geroglifica.

La seconda sezione intitolata Diario d’ali che raggruppa poesie in distici, sestine, ecc. pur mantenendo la sua natura umbratile, acquisisce una leggerezza che non è esiguità di peso e senso. La fragilità che inganna la natura e ogni elemento che la compone, flora umana che della materia grigia impiegatizia perde la ripetitività con i sentieri tracciati dal femmineo passo.

8.

Vivono di bugie i rami

guardali attraversare l’aria

come questi mentono

così le foglie così i fiori

muti tra le corolle

umane di cervelli d’alberi

e sentieri donne

23.

Aggrappati alle mele
avete mai visto voi

così tanti serpenti
addolcire il veleno?

Vorrei essere stato Eva
per cambiare il pene d’Adamo

e farlo liana d’azoto

Un’umanità appesa al picciolo di una mela tra umani rettili pronti a mordere veleno spacciandolo per dolce medicamento. Siamo progenie di Adamo ed Eva, peccatori banali a cui Bux propone una transizione MtoF approdando ad una virilità senza vita (liana d’azoto).

La terza parte Claustrofobiche di compone di due sottosezioni Monofonie e Plurisilenzi. La prima presenta sestine dai versi quasi alessandrini che spingono l’esercizio poetico ad un ritmo sonoro con un’alternanza ordinata di suoni e pause

7.

Il vento verso sera soffia dentro
l’atmosfera condensata o nel ricordo
e non in tempo vi misura la sua pena
diventando prima fuoco poi chimera
ma quel vento verso sera che rientra
come fioco in ogni ombra della terra

Il ritmo del vento serale che si mescola all’atmosfera compressa, ad una memoria; accenni di un fuoco, di un abbaglio che sfoca e sottrae luminosità. Una successione di eventi sonori depositati sul terreno del ricordo tra dolore e illusione che riportano alla realtà.

La seconda sottosezione composta da distici e quartine, mantiene la ricerca ritmica e sonora che si fa più tiepida e aderisce alla vita delle cose.

1.

Verrebbe da ridere se la pioggia
ah se la pioggia venisse dalla terra
quante risate guardando il cielo
riempirsi di specchi sul fondo

Un pianto immaginario dal cielo che lava il creato per donare speranza di un sorriso, che riporta l’umanità ad alzare la testa per riempirsi gli occhi di azzurro con i piedi posati su specchi che lo riflettono.

La quarta sezione Conoscenza del dubbio mantiene il piglio riflessivo e intimista e al contempo inaugura versi più colloquiali, lunghi e liberi

SE UN DESERTO È CHIMICO
fa sabbia due volte. Nelle sue cunette
annida più demoni. Ma non pecca
oltre il sibilo della serpe che muta.
Nutre il vento, sospinge uno stormo
di corvi verso il volo vero. Crea falde
concentriche dove beve l’uomo e fa
la sua donna bianca. E il bacio fluido
fiume trasparente. Però giunge presto
il deserto e colora troppo. Chi non lo
sa, vive sognando eremiti. Mai la verga
piegata o il bastone gravido. Suona solo
un tempo di specchi, o finge vigliaccheria
per stringersi al gregge. Ma nel deserto ciò
che è del gregge si dissolve. Resta la mano
complicata che scende verso il vertice del
fuoco. Presto si sveglieranno i suoi draghi

L’ispirazione filosofica e panteistica permane: la sabbia è un mare infinito in cui la chimica non si limita a coprirlo con la cosiddetta vernice del deserto, nasconde anche il pericolo del male tra le sue cunette, il sibilo mutante del rettile, a cui si aggiunge il nero presagio del corvo in volo mentre la vita gregaria sparisce sotto il potere di chi comanda, quasi a risultarne schiacciata.

Metodo di avvicinamento è il titolo della quinta sezione che racchiude i testi più recenti della produzione di Bux. Ne racconta la crescita, la maturazione e lo scopo. Una sincronia con la meccanica del cuore della vita per seguirne il movimento, per assecondare il bisogno di una comunicazione meno complessa.

IL PAESE DELLE FAVOLE

Sei andato nel paese della favole:
non andare nel paese delle favole;
se la tua favola è un paese, non
andarci! Vivi il tuo paese senza
favola. Una volta eri favola,
non tornarci! Perché una volta
che sei in paese, sai che ti
trasformano. Allora scendi solo
per la piazza! E grida: non sono
favola! E dì al paese: ma quali
gnomi, se siete nomi! Torneranno
vedrai, così le favole, buone, così
le favole, di ogni paese, e tornerai
tu buona favola, che si immagina

La favola a cui crede e che ha generato disillusione, è bisogno a cui avvicinarsi e da cui rifuggire. Accarezza l’idea dell’altro, della comunicazione eppure rifugge nella solitudine, nella voce distinta. Un urlo umanista che lo riporta a percepirsi centrale, in marcia con gli occhi rivolti all’interno nel buio delle interiora e tornare risolto, capace di essere parte di quel mondo che tiene lontano.

Chiude la raccolta Cellevive Il guardiano di Ponente. Un appendice, un addendum, un poemetto che racconta un ipotetico paese di confine chiamato Cellevive con un cimitero e un guardiano di nome Carlo Querques, chaperon per defunti che non si rassegnano a morire e vivi apparenti che sembrano già morti.

In Bux, c’è poesia e complessità di pensiero poetico. Bux si fa geologo della parola, guarda il mondo dall’interno e ne racconta il meccanismo senza disincanto. Con estrema e matura lucidità. Tra riflessione e consapevolezza. La sua lingua non è mai figlia di un’idea funzionale del linguaggio. Non ammicca; non è intuitiva, lascia piuttosto il lettore davanti ad un difficile scioglimento del significato dei versi. Questa è la sua forza. Generare uno stimolo all’interazione e alla risposta, al pensiero e all’immaginazione. Estremo e postumo frutto della sua raccolta. Sativi per contatto.

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