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Se hai sofferto puoi capire  | Giovanni F.
Chiarelettere 2017
Postfazione di Vania Giacomet, responsabile Infettivologia pediatrica, Ospedale Luigi Sacco, Milano.

di Otello Marcacci

Se hai sofferto puoi capire” scritto da Giovanni F. edito da Chiarelettere è una storia molto interessante e particolare che cerca di raccontare ciò che difficilmente si racconta.

Il libro nasce da un blog aperto come valvola di sfogo sul sito di Smemoranda da alcuni giovani che hanno scoperto di essere sieropositivi, per poter condividere i loro pensieri rimanendo anonimi e potersi raccontare senza essere giudicati.

Giovanni F. , l’autore, è proprio lo pseudonimo di uno di loro che assieme a un coautore, Francesco Casolo, cerca di descrivere la condizione di un adolescente che scopre di avere una di quelle malattie che la società fa ancora grande fatica a metabolizzare. Per questo si trova di fronte difficoltà enormi che la maggior parte di noi non ha mai pensato di dover affrontare, perché per forma mentale tendiamo a pensare che soltanto chi è adulto possa essere colpito da quella forma di sieropositività. Invece Giovanni F. è un simpatico ragazzotto normale che ha interessi comuni a tanti suoi coetanei ai quali però è obbligato a non far sapere che cosa gli stia capitando dal momento che quando l’ha fatto tutti intorno a lui sono spariti.

La cosa interessante del libro (peraltro molto divertente e scritto con sapienza raggiungendo il difficile obiettivo di rendere il testo autorevole senza però far perdere la sensazione che a scrivere sia un ragazzino) è proprio il fatto che tratta di una malattia che non è più una malattia. Essa, infatti, può essere tenuta benissimo sotto controllo con una pillola al giorno ma allo stesso tempo però rimane un grande disagio sociale e quelli che ne sono colpiti vengono generalmente ghettizzati. L’autore racconta delle difficoltà del tenere nascosta la sua natura e delle difficoltà che incontra, mostrando gli effetti devastanti del fallimento di alcuni suoi amici che invece non sono stati attenti a tenere un profilo basso perché poco istruiti dai genitori.

La discriminazione di coloro che si trovano nelle condizioni di Giovanni F. è oggi, se possibile, ancora superiore a quello degli anni settanta e ottanta, quando si è cominciato a parlarne. Per questo motivo e per la voce narrante di un adolescente che oltre a tutte le normali turbe che hanno quelli della sua età si trova a portarsi dentro un tale fardello, il libro assume dei toni di grandissima emotività;  ci sono pagine nelle quali è difficile non sentire gli occhi inumidirsi. Quella ad esempio nel quale un suo amico, Andrè, un poeta moderno che ama il rap gli spiega “la teoria del radar” che lo deve portare a sviluppare una sensibilità tale da riuscire a capire a chi può dire il suo segreto e a chi no. O quelle in cui mostra le paure del trovarsi di fronte una ragazza di cui si è innamorato e alla quale non saprebbe come spiegare ciò che sta vivendo.

La ricerca della felicità è il leit motiv del romanzo che ha un doppio linguaggio, quello di denuncia di una grande piaga sociale e il disincanto della voce di un ragazzo che si sente un guerriero pronto ad affrontare le sfide ma con l’ironia e con il gioco.

La storia di Giovanni F. che avviene sui banchi di scuola e all’oratorio ci impone di guardare in faccia la quotidianità e di non limitarci a fare atto di solidarietà una volta l’anno in occasione della giornata mondiale della malattia. . Leggendo le pagine di questo romanzo si comincia a entrare in un mondo che a volte può esserci sfuggito nella vita così detta normale.

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