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Sottovento e sopravvento | Guido Mina di Sospiro
Ponte alle Grazie 2017

Una mappa del tesoro di oltre due secoli fa è apparentemente indecifrabile; ricorrendo alla crittologia più sofisticata, uno studioso riesce finalmente nell’impresa, ma l’indovinello che ne risulta pare non avere a sua volta soluzione; inoltre, il tesoro sarebbe nascosto nelle Negrillos, isolette nel mar dei Caraibi che dal 1867 in avanti scompaiono inspiegabilmente da tutte le carte nautiche. Un narcotrafficante colombiano indagato dalle autorità statunitensi ha bisogno di trovare il tesoro – ben sedici galeoni stipati d’oro – per giustificare i suoi introiti, e obbliga un caccia-tesori irlandese, Christopher, e una filosofa cubana ma cresciuta a New York, Marisol, a trovarlo in sua vece. La spedizione in barca a vela avviene durante una Settimana Astrale in cui gli dèi che hanno dato il proprio nome ai giorni influenzano gli eventi quotidianamente; a pari passo si procede allo smantellamento del razionalismo, con il fallimento della «cerca» dell’algoritmo elusivo di Marisol, e del materialismo, quando si scopre che l’oro cercato era, in realtà, l’aurum non vulgi sed philosophorum (l’oro non della gente ma dei filosofi). Finalmente il mistero della congiunzione si solidifica nel fine ultimo dell’alchimia.


PER GENTILE CONCESSIONE DELLA CASA EDITRICE UN ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO


Ma come aveva scelto, Christopher, la sua insolita professione? Non se lo era mai chiesto; a domandarglielo, avrebbe probabilmente risposto che era una vocazione innata anche se, per arrivarci, c’erano state circostanze complici. Suo padre e sua madre, pescatore e sartina della costa occidentale dell’Irlanda molto povera e cattolicissima di allora, non gli avevano, stranamente, dato fratelli; un cugino del padre, emigrato in America, da là gli aveva inviato certi pionieristici contraccettivi. Non è che ai genitori non piacessero i bambini, e infatti ne avrebbero avuti altri nonostante le ristrettezze con le quali coesistevano; è che il medico condotto del loro paese, alla prima visita, esaminò il neonato Christopher e disse: «Sono spiacente, Mrs. Foley, ma non c’è modo d’indorare la pillola» rivolgendosi alla madre. «Ma perché? Che cosa c’è?» gli domandò, ansiosa. Il neonato, secondo lei, stava bene: «Non piange mai, anzi, sorride spessissimo, vede? Anche in questo istante». 13 «Guardi qui» spiegò il medico, e si capiva che lo faceva controvoglia. Puntando l’indice su di una spalla di Christopher, continuò: «Questa è una deformazione congenita della colonna vertebrale. Vede questa angolatura? Per ora se ne accorge solo un medico, ma col tempo crescerà e diventerà una gobba». Assorbita la notizia, la madre scoprì di volere ancora più bene a suo figlio. Chris aveva ormai sette anni, la sua dieta si componeva principalmente di patate, latte e pesce; la gobba non se n’era andata, anzi, era cresciuta in proporzione alla crescita del resto del corpo. Aveva fatto l’abitudine a essere schernito, sviluppando una personalità tanto disarmantemente simpatica che i suoi compagni di scuola avevano cessato ben presto di deriderlo, iniziando addirittura a difenderlo dagli estranei. Ma a casa, il padre fuori ogni giorno meno la domenica, la madre spesso ad aiutarlo o comunque molto presa dal lavoro di sartina di cui la famiglia aveva necessità, Chris non poteva non sentirsi solo. In un giorno di pioggia, tanta e persistente, in una contea vicina il padre di sette figli malnutriti, vedovo, povero, esausto, capì di non farcela più e, mentre osservava rincasare i suoi bimbi, appena visibili ancora in lontananza, si disse: «L’ultimo che arriva lo chiudo fuori». L’ultimo ad arrivare fu il più piccolo, sei anni compiuti da poco. Tommy bussò alla porta sprangata tutta la notte, piangendo e invocando il suo papà che, da dietro l’uscio, sentiva ma non ascoltava. Se ne andò all’alba, il piccolo Tommy, perché nel buio e nella pioggia della notte non se l’era sentita. Se ne andò 14 senza mete prestabilite, sapendo solo d’allontanarsi da padre e fratelli e da quella che fino alla notte precedente era stata la sua casa.

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