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Sotto il segno della N, di Maria Masella

Collana Glamour
Formato L
Prezzo 4,99– in tutte le librerie digitali

 

Un estratto per gentile concessione della casa editrice.


NEERA

Mi hanno cercata, non mi hanno escluso dalle loro vite!
Quando Nadia mi ha chiesto se stessi bene, ho cominciato a vedere la luce e poi Ninna mi ha abbracciata stretta e ho sentito l’energia che tornava. A nessuna voglio bene come a Ninna: se nella vita ho avuto qualcosa di più in termini di soddisfazioni e uomini, è perché un’altra ne ha avute meno, come Ninna. È un banale calcolo finanziario. Ogni tanto riesco a farle qualche regalo, di nascosto, per non metterla a disagio. La mantella, anche scontata, costava un bel po’ di più, ma le commesse sono amiche mie (curo i loro piccoli investimenti e li faccio crescere) e abbiamo organizzato una sceneggiata; poi ho saldato io la differenza.
Se non ci fossi io, sarebbero totalmente disorganizzate. Da una parte ho Nadia e dall’altra Ninna, insieme andiamo da Claudio che è in uno slargo del corridoio adibito a sala d’attesa con sedie e distributori automatici.
Non mostra stupore vedendoci insieme, anche se ha chiamato soltanto una di noi.
«Siamo venute subito, come sta Novella?»
Scuote il capo, gli uomini in ospedale sono incapaci di intendere, ancor più che fuori. Eppure è una domanda facile. «Non so. Facevano le radiografie e poi operavano.»
«Ma cosa le è successo?»
«È caduta.»
«Ma dove, come?» Mi siedo, e le altre mi imitano. Anche Claudio, cercando di stare lontano da Ninna.
«Mi si è buttata contro, è inciampata e non ho fatto in tempo ad acchiapparla.»
Ok, tipico di Novella. Noi tre siamo addestrate a prenderla al volo quando inciampa, lui non ha la nostra esperienza. Eppure, con tutti i suoi riti scaramantici, Novella guarda dove mette i piedi.
«Perché ti si è buttata contro?» È Nadia.
«Stavamo litigando.» Si guarda le mani come se non le conoscesse.
«Non vi eravate lasciati?» Ancora Nadia.
«Sì, insomma, però l’ho cercata. Per lavoro. Volevo metterla in guardia.»
Nadia: «Dovremmo avvisare i suoi». Da come lo dice, è chiaro che basta il pensiero della tribù Parodi per farla sentir male. Mamma Parodi è ancora più apprensiva e disorganizzata della figlia. Il padre? Non ne parliamo.
Ninna sta cercando di diventare trasparente, perché è terrorizzata dalle responsabilità, eppure è quella che conosce meglio i Parodi: toccherebbe a lei avvisarli.
«I parenti di Parodi Novella?» Infermiera. «Amici?»
«Noi!» Noi tre e Claudio, un coro. «Qualche problema?»
«No, ma preferiamo almeno un parente.»
Le guardo: Ninna è semitrasparente, Nadia esasperata. Prendo il timone della barca: «Chiamo Nunzia, la zia di Novella. È una mia cliente e ho il suo numero di cellulare.»
La zia di Novella sembra uscita da un’altra covata, con lei ci si capisce al volo. In meno di cinque minuti capisce l’accaduto, si tranquillizza sapendo che la nipotina è con le sue tre amiche, soprattutto con Nadia che, come madre di famiglia, è pratica di malanni vari. Assicura che avvertirà i genitori e promette che manderà qualcuno.
Frase sibillina, ma pronunciata con tale fermezza da rassicurare chiunque. Conclude dicendo che deve lasciarmi perché sta per intervistare un assessore, ma trova comunque il tempo di ringraziarmi per aver provveduto ad avvisarla.
«Il medico è uscito dalla sala operatoria.» Ancora l’infermiera, indicando alle sue spalle.
Il medico ha un aspetto rassicurante, uno di quelli che basta vederli per sentirsi meglio, anche se sono soltanto scalzacani.
«Come sta?»
«È una parente?»
«No, ma siamo le sue più care amiche.»
Indica Claudio. «E lui è un parente?»
«Sono il suo compagno.»

Ninna diventa grigia; io e Nadia ci scambiamo occhiate, ma non commentiamo, forse Novella ha davvero agguantato Claudio.
«Frattura dell’omero e del radio; d’istinto, cadendo ha usato il braccio per ripararsi il viso. Però sono fratture pulite, composte. Avrà soltanto la scocciatura dell’ingessatura.»
Immagino che non potrà far nulla con il braccio ingessato… «Non si preoccupi, ci occuperemo di lei.» E Ninna e Nadia fanno segno di sì.
Ma Claudio ci blocca. «Mi occuperò io di lei.»
Allora sono già a questo punto. Mi fa piacere per Novella, che l’ha inseguito ostinatamente per tanto tempo.
«Quando possiamo vederla?» Nadia.
«Appena l’effetto dell’anestesia sarà finito. Abbiamo dovuto rinunciare alla parziale perché era troppo agitata.»
Rassicurante: Novella è sempre troppo agitata.
«Potete aspettare qui e poi vi chiamiamo.»
Di nuovo la pseudo sala d’attesa. E aspettiamo. Tutti a disagio. Ma più sollevati.


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Speciale letteratura femminile: Sotto il segno della N – Maria Masella