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storia di una ladra di libriStoria di una ladra di libri | Markus Zusak
Frassinelli 2016

Recensione dei lettori di ZEST: David Valentini

Storia di una ladra di libri è il quinto romanzo di Markus Zusak (titolo originale: The Book Thief); gli altri suoi libri sono The Underdog (1999), Fighting Ruben Wolfe (2000), When Dogs Cry (2001), I Am the Messenger (2002, tradotto in italiano da Frassinelli come Io sono il messaggero). Il libro è stato tradotto in Italia col titolo La bambina che salvava i libri; dopo l’uscita del film nel 2013 diretto da Brian Percival, il testo è stato ripubblicato da Frassinelli acquisendo il titolo attuale.

La ladra di libri e la ladra di vita

La trama di questo romanzo è riassumibile in una frase: “la vita di una ragazzina, Liesel Meminger, che riesce a sopravvivere nella Germania nazista dal 1939 al 1943 grazie all’aiuto di alcuni libri rubati o regalati”. Ed effettivamente è tutto lì, sebbene la narrazione la maestria e lo stile dello scrittore riescano a coprire l’arco temporale in modo impeccabile senza mai scadere nella noia. Gli elementi sono tutti a pagina 5, presentati con una tecnica anticipatoria ben gestita che viene ripresa per tutto il testo: una ragazza (una ladra di libri), qualche parola, un suonatore di fisarmonica, alcuni tedeschi fanatici, un pugile ebreo, e un bel po’ di furti. A questi elementi se ne possono aggiungere altri due: un ragazzo dai capelli gialli e una donna di cartone.

Il periodo storico di cui si parla è più che abusato nella letteratura mondiale, e ciò che salva questo libro dall’essere definito “dozzinale” sono due aspetti: la scelta del punto di vista e quello della protagonista.

Il punto di vista è spiazzante e ci vuole un po’ per comprenderlo, ma quando poi ci si arriva si può notare il colpo di genio dell’autore. La scelta della Morte come fattore narrativo consente di evitare sia l’identificazione totale della prospettiva in prima persona sia la freddezza giornalistica in cui a volte scade il narratore onnisciente. La Morte, sapendo tutto ciò che accade, consente di fare salti temporali e spaziali, andando ovunque e da qualsiasi personaggio. Se si mescola questo elemento con la tecnica dell’anticipazione, si ottiene un senso di fatalità e oppressione coinvolgente e paralizzante. Quando, a pagina X, si legge che il personaggio Y ha ancora tre mesi di vita, o che tutti i personaggi nell’elenco moriranno a breve – e ben sapendo che non si può far niente per evitarlo, perché la storia è raccontata in retrospettiva in quanto tutto è già avvenuto – allora non puoi, tu ipotetico lettore, che immergerti per sapere come e cosa accadrà.

Un plauso va poi su tutta la personificazione della Morte, che fa il suo “lavoro” con pesantezza e oppressione, soprattutto quando si parla di bambini. Non è la classica versione dello scheletro con falce e martello, come “lei” stessa afferma più volte (e l’idea di giocare con questi stereotipi è altresì geniale): la Morte risulta più volte disperata nel dover raccogliere milioni di anime nel giro di pochi anni, soprattutto quando appartengono a padri di famiglia, brave persone, ladre di libri cresciute, etc. Ma – come si suol dire – “è un lavoro sporco e qualcuno deve pur farlo”.

Parliamo un po’ del personaggio principale, la ladra di libri, la piccola Liesel; anzi, parliamo di ciò che lei vede e vive: parliamo della guerra vista dagli occhi e raccontata dalle parole di una bambina di nove anni che cresce ai margini di Monaco, in una cittadina sperduta e su una via secondaria, dove la Morte arriva indirettamente chiamata da eventi ben più grandi e quasi universali. Non abbiamo qui l’eroe di guerra, non il partigiano, non il nazista o l’alleato: la guerra è vista da una bambina, da una ladra di libri, che vede la morte (quella con la minuscola) poche volte ma la vive con sentimento, e arriva a odiare il nazismo e il suo Führer per motivi altri rispetto a quelli rinomati; ossia perché costringe suo padre a rischiare la vita, perché forza un suo amico a scappare senza motivo, perché uccide le persone che lei ama. Perché, in sintesi, i frutti della Germania nazista vengono magistralmente presentati, verso la fine, così:

Una donna emaciata si era accasciata al suolo mentre le sue grida risuonavano lungo la via, finché non era caduta su un fianco, come una moneta che ha finito di rotolare. Un giovane penzolava da una corda fatta con la neve di Stalingrado. Aveva guardato un pilota morire in una scatola di metallo. Aveva visto camminare verso un campo di concentramento un ebreo, che per due volte le aveva donato le pagine più belle della sua vita. E proprio al centro di tutto ciò vide il Führer, che gridava le sue parole, distribuendole tutto intorno a sé. (pp. 532-533)

A questo si riduce la guerra, per una bambina di quattordici anni (alla fine della storia), ladra di libri per professione. E non a caso il primo libro che Liesel ruba è il Manuale del necroforo, a indicare come vita e morte s’intreccino sin dall’inizio in un abbraccio fatale.

Un punto debole

Un libro, questo sulla vita della ladra di libri, che lascia perplessi. La Morte ci parla nel suo linguaggio sovrumano, e molte figure retoriche e tecniche narrative sono giustificate dal fatto che a parlare non è un essere umano. Però qui c’è il rovescio della medaglia: la metafora e la similitudine, e in generale il modo di presentare le cose e gli eventi, sono sembrati spesso forzati. La ricerca della frase tagliente e vincente è a tratti esasperata, e ovunque leggiamo di donne come armadi, di cieli gialli come giornali bruciati, di cadaveri come manichini. Era proprio necessario questo virtuosismo linguistico?


David Valentini è nato a Roma l’8 giugno 1987. Laureato in filosofia morale e neuroetica alla Sapienza, oggi lavora come correttore di bozze, traduttore e copywriter. Collabora con la rivista Novecento letterario e col blog letterario Spaghetti Writers. Su Facebook gestisce la pagina Crepuscoli urbani. Ha pubblicato due romanzi, Nell’orizzonte degli eventi e Come un’eclissi solare, e una raccolta di poesie, La via smarrita.

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Storia di una ladra di libri di Markus Zusak

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