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Sulla scrittura, dialogo con gli scrittori: Rubrica Tips di Scrittura

Angelo Calvisi, genovese, nella vita ha svolto mestieri disparati: il giornalista, l’attore, il responsabile di un negozio di dischi e, tra il 2007 e il 2015, il cooperatore sociale. Dal 2015 al 2017 ha vissuto a Bonn, dove ha insegnato Italiano. Ha pubblicato saggi, graphic novel e diversi romanzi. Per Il geometra sbagliato (secondo episodio della sua “Trilogia dei Matti”) è stato paragonato ad autori come Volponi, Villaggio e Gogol. Nel 2018 è uscito al cinema Lazzaro, film che lo ha visto impegnato come attore e, assieme al regista Paolo Pisoni, come sceneggiatore. Con Adieu mon cœur (CasaSirio, 2016) ha vinto il premio “Quel libro nel cassetto”.Genesi 3.0 è il suo ultimo romanzo. 

 


Quali ritieni possano essere i segreti, tecnici e non, fondamentali per la scrittura? 

Più che di segreti parlerei di buone norme. Per prima cosa penso sia necessario leggere molto, più che altro per capire cosa ti piace e cosa non ti piace. Leggendo gli altri autori accordi i tuoi strumenti, la tua voce. Poi non so se sia necessario continuare a leggere di tutto, nel senso che quando inizi a scrivere e a pubblicare quello che scrivi significa che sei arrivato a un punto che non sei più soltanto un dilettante, e magari trovare qualcosa che ti piace diventa più difficile, però la lettura e il confronto sono di sicuro la prima tappa verso la conquista di un proprio stile. Seconda norma: mantenere un’obiettività di giudizio per sapere cosa va conservato e cosa va tagliato. In fondo scrivere non è difficile. La faccenda complicata è tagliare, limare, eliminare. Io comincio un po’ adesso a fare… economia di me stesso, e considera che ho pubblicato il mio primo romanzetto più di dieci anni fa. Terza cosa, rivolta proprio al momento della scrittura. È la regola aurea della narrazione: show, don’t tell. Insomma: non ammorbarmi con gli spiegoni, fammi vivere la scena.

Scrivere aiutandosi con uno schema o in modo libero?

Le modalità sono individuali, ognuno ha la propria. Personalmente, quando comincio a scrivere qualcosa, ho in mente uno schema iniziale, o per meglio dire una struttura già abbastanza articolata. Poi ho quasi sempre un’idea precisa della lingua da adottare e ho ben chiara la situazione narrativa iniziale e anche l’esito a cui voglio giungere. Tuttavia, scrivendo, mi piace lasciarmi sorprendere e quindi non amo elencare tutte le peripezie e i passaggi che mi dovranno condurre al capitolo conclusivo, cambio spesso idea, modifico molte delle idee di partenza. So però che molti scrittori adottano una tattica diversa, e si annotano tutto lo sviluppo del libro preliminarmente, magari appiccicando post-it delle varie tappe in un pannello di legno, con un effetto simile a quello delle indagini di polizia nelle fiction che vediamo al cinema.

Quante ore al giorno è bene scrivere?

Qualcuno dice che essere scrittori significa scrivere qualcosa tutti i giorni. In questo caso, io non sono uno scrittore. Scrivo molte ore al giorno quando sto sviluppando un progetto, ma tra un libro e l’altro preferisco non scrivere un bel niente, dedicandomi tutt’al più alla lettura e certamente alla visione di film o serie tv. Per me scrivere un libro è un’esperienza molto totalizzante e una volta concluso un romanzo preferisco dedicarmi ad altri lavori creativi, il disegno, per esempio, che per me è una passione rilassante e piacevole.

Si corregge durante o solo alla fine?

Io non riesco a scrivere di getto. Ogni parola deve suonarmi bene fin da subito e quindi posso restare un’intera giornata a cercare di cesellare al meglio delle mie capacità una singola frase. Ciò non toglie che una correzione finale sia sempre necessaria, così come un ulteriore editing prima dell’eventuale stampa. È un po’ quello che dicevo prima. Tagliare, limare, eliminare. La possibilità di rendere migliore il tuo lavoro è sempre aperta, ed è infinita.

Volendo definire un metodo efficace quale ti sentiresti di proporre per la narrativa?

Il metodo migliore, secondo me, è non avere metodi. La cosa importante è trovare la propria voce, il proprio tema dominante, la propria lingua. Una volta che si è fatta chiarezza relativamente a questi aspetti bisogna mettersi semplicemente alla prova, senza aver paura del giudizio altrui e senza pensare troppo alle regole delle scuole di scrittura. Se un aspirante scrittore avesse dentro di sé la voce di Celine, stai sicuro che il maestro della scuola di scrittura comincerebbe a sollevare questioni circa la pubblicabilità del suo lavoro. Sono convinto che occorra fottersene allegramente della pubblicabilità. Così come sono convinto che a un librino perfettino e a modino da scuola Holden sia preferibile qualcosa di… magari smozzicato, magari sbilenco, ma senza dubbio più genuino.

Come si interagisce e quando con un editor?

Sul quando sono abbastanza sicuro: alla fine della stesura, nel momento in cui la navicella del tuo testo ha raggiunto il suo porto. Sul come… Be’, dipende tanto anche dalla persona che hai di fronte. A volte l’editor e l’editing possono essere assai fastidiosi. A quel punto occorre essere onesti e valutare se l’intervento stia migliorando il tuo testo o lo stia trasformando, rendendolo qualcosa che non ti appartiene più. Nel secondo caso occorre chiedersi se valga la pena buttare nel cesso la tua integrità di autore in cambio del nome su una copertina.

Quali consigli daresti a un esordiente? 

Leggi, accorda il tuo strumento, scrivi. Nel frattempo frequenta le riviste online che senti affini al tuo gusto. Poi, a distanza di qualche mese, rileggi il tuo lavoro. Se continua a piacerti, be’, sei pronto per sottoporlo ai redattori delle riviste di cui sopra, che magari pubblicheranno estratti del testo. Questa è una tappa preliminare alla ricerca di un editore, ma è fondamentale. Intanto perché hai i tuoi primi riscontri, e poi perché è proprio il mondo delle riviste che gli editor pattugliano alla ricerca di potenziali scrittori.

Scrivere a mano o al PC?

PC. Però un taccuino bisogna portarselo dietro… La frase più bella di tutto il romanzo potrebbe sorprenderti mentre sei in coda per comprare la focaccia!

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Sulla scrittura | dialogo con gli scrittori: intervista a Angelo Calvisi