la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

Sulla scrittura, dialogo con gli scrittori: Rubrica Tips di Scrittura

Francesco D’Isa (Firenze, 1980), di formazione filosofo e artista visivo, dopo l’esordio con la graphic novel I. (Nottetempo, 2011), ha pubblicato romanzi come Anna (effequ 2014), Ultimo piano (Imprimatur 2015), La Stanza di Therese (Tunué, 2017) e saggi per Hoepli e Newton Compton. Direttore editoriale dell’Indiscreto, scrive e disegna per varie riviste.

 


Quali ritieni possano essere i segreti, tecnici e non, fondamentali per la scrittura?

Non credo che esistano segreti, considerate le differenze individuali di chi scrive; un buon consiglio per alcuni potrebbe risultare pessimo per altri. Di certo non fa male leggere molto. Perché si dovrebbe scrivere qualcosa, infatti, se è già stato scritto da altri, magari meglio? Perché proporre un libro se non si ama leggere testi migliori del proprio? O se non si ama esplorare certi temi, strumenti, narrazioni? Credo che si debba scrivere qualcosa solo se si sente la necessità di leggerlo. “Leggere molto” ovviamente non è un consiglio che vale in assoluto, anche perché alla lettura andrebbe affiancata ogni forma di curiosità – ma mi sembra comunque utile. Il resto si gioca su un difficilissimo equilibrio tra arroganza e modestia, con il peso sempre un po’ a favore di quest’ultima.

 Scrivere aiutandosi con uno schema o in modo libero?

Anche questo varia moltissimo in base alle attitudini e al tipo di testo che si va a creare. Personalmente, come in molte cose, preferisco la via di mezzo: partire da uno schema che è soggetto a mutamenti lungo la scrittura.

 Quante ore al giorno dedicare alla scrittura?

Non credo molto nell’esercizio muscolare della scrittura, sebbene la pratica influisca senz’altro positivamente sulla capacità tecnica. Più che di ore finalizzate alla scrittura parlerei di una vita finalizzata  allo scopo della propria scrittura. Quella che diventerà una buona soluzione per il proprio testo, infatti, potrebbe provenire da un pensiero elaborato in tutt’altro modo, con altre prassi e allenamenti. Per dare una risposta personale, credo di scrivere in media un’ora al giorno. Escluse le comunicazioni via web ovviamente, in quel caso cinquemila ore al giorno.

 Si corregge durante o solo alla fine?

Per quel che mi riguarda lo faccio un po’ durante e un po’ alla fine, ma alla fine molto di più. La fase di revisione è più noiosa, ma può durare quanto quella di stesura ed è molto importante e delicata.

 Volendo definire un metodo efficace quale ti sentiresti di proporre per la narrativa? e per la poesia?

Per la poesia non mi esprimo che non la conosco. Anche per la narrativa mi trovo un po’ in difficoltà; personalmente lascio l’idea in incubazione per qualche tempo, prima di scrivere. Me la appunto, per non scordarla, ma la cullo mentalmente piuttosto a lungo. Una cosa da tenere sempre in mente è che quando si scrive si chiede uno sforzo a chi (potenzialmente) ci legge. Perché dovresti investire tempo e denaro in quel che scrivo? Sono sicuro che ne valga la pena? Per me si tratta di domande molto importanti. Anche per questo scrivo cose brevi e uso un linguaggio il più possibile chiaro: a volte la densità richiederebbe una rilettura, ma la scelta la lascio a chi legge.

 Come si interagisce e quando con un editor? 

Direi dalla prima bozza completa in poi ogni consiglio ed editing è molto prezioso, Prima rischia di essere inutile o persino dannoso, perché l’opera deve ancora sviluppare una sua forma.

 Quali consigli daresti a un esordiente? 

In molti daranno consigli migliori del mio, dunque ne proporrò uno inusuale: chiediti con attenzione perché vuoi scrivere. Pensaci bene, analizza il tuo desiderio nei minimi dettagli, dall’esterno, come se non fosse tuo. Pensaci ancora e scrivi solo se consideri i tuoi motivi incredibilmente validi; o anche se li credi sbagliati ma pensi di poterli combattere con la scrittura.

Share

Sulla scrittura | dialogo con gli scrittori: intervista a Francesco D’Isa