la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

supernovaSupernova | Isabella Santacroce
Mondadori 2015

Recensione dei lettori di ZEST di David Valentini

Supernova è l’ultimo romanzo della scrittrice emiliana Isabella Santacroce, già famosa per la trilogia dantesca “Desdemona Undicesima”, composta da V.M. 18 (Fazi, 2007), Lulù Delacroix (Rizzoli, 2010) e Amorino (Bompiani, 2012). Con Supernova Santacroce inaugura una nuova serie chiamata “Trilogia di Eva”.

Supernova, l’esplosione di una stella

La piccola Dorothy, figlia indesiderata di una donna che per vivere fa la prostituta, affronta la sua adolescenza fra figure ambigue, amori compless(at)i, droga e un’identità sessuale poco definita. Dorothy infatti ha un aspetto androgino, tant’è che sin dal primo giorno di scuola la scambiano per un maschio. E lei si immedesima in questo ruolo, quasi a voler mostrare a tutti come il “ruolo” sia una mera norma sociale, altra dalla vera natura di una persona. Nel corso della sua infanzia e adolescenza Dorothy incontra Eva, una ragazzina come lei, e fra le due nasce un amore innocente e onirico. Il successivo allontanamento di Eva (il cui “perché” si rivela solo a fine romanzo) e lo sprofondare della madre in un delirio sempre più marcato (originalità che diventa eccentricità, eccentricità che si trasforma in follia e demenza), in congiunzione con l’assenza di affetto genitoriale, portano Dorothy a gettarsi a sua volta nel mondo della prostituzione minorile.

In questo ambiente incontra Divna, una ragazza di poco più grande, e Thomas, figlio di uno degli amanti della madre. Fra i tre nasce un rapporto di amore acerbo e votato all’autodistruzione. L’amore, sognato e voluto, maldestramente e goffamente ricercato, si trasforma nel sogno adolescenziale di onnipotenza, nella volontà si brillare per sempre al di sopra delle leggi degli uomini. Questo sogno diviene ben presto inquinato dalla prostituzione e dall’illusione di vivere come ricchi super eroi. L’illusione, poi, scade nell’incubo di una settimana ritualizzata all’insegna della brutalità, della droga, dell’indifferenza che scende fra i tre amanti, sempre più lontani e delusi. Infine, diviene tragedia, autodistruzione, appunto. La supernova esplode lasciando spazio al nulla.

Poesia e morte

Supernova è barocco, è poesia che si scioglie fra le dita. Si ha spesso l’impressione che alcune parti del testo siano nate in versi, come la seguente (p. 23):

Odiare quella piccola folla di estranei, gli approcci, schivarne la fame, vedere mostri anche nei gesti gentili, sentire spilli conficcarsi dentro il dolore, mentre attorno sbocciavano inizi, sulla mia voglia di alzarmi e scappare, prendendo a calci qualsiasi illusione.

Ma poi rimanere, e all’improvviso sperare.
Non si potrebbe rendere questa parte in versi?
Odiare quella piccola folla di estranei,
gli approcci, schivarne la fame,
vedere mostri anche nei gesti gentili,
sentire spilli conficcarsi dentro il dolore,
mentre attorno sbocciavano inizi,
sulla mia voglia di alzarmi e scappare,
prendendo a calci qualsiasi illusione.
Ma poi rimanere,
e all’improvviso sperare.

Altrove, invece, c’è un magistrale mescolamento di poesia in prosa e gergo da strada (p. 116):

Ero piena di lacrime. Le ho ficcate in un buco.
Ragazzino, mentre mi inculi ripeti che hai sedici anni.
Ho sedici anni, e ti inculo.
Ho sedici anni, e lo inculo.

Per non parlare dei concetti espressi sull’amore. Si rimane basiti davanti alla semplicità dell’amore vissuto da un’adolescente, che non si domanda mai se quello che prova sia sbagliato: amare un’amica, amare una ragazza e un ragazzo insieme. “Chi se ne frega” è la risposta.

Divna, tu che cosa vedi guardandomi? Un maschio o una femmina?

[…]

Divna ha chiuso gli occhi, poi ha detto anche così ti vedo, e non vedo un maschio o una femmina, vedo te che sei tutto, anche nel buio. (p. 121)

Che importanza ha cosa si ha in mezzo alle gambe, sembra dirci Santacroce? Certe opinioni, certe nefandezze, certi schemi lasciamoli a chi vuole imporsi un modello non proprio. Ma, si badi, Supernova non è un elogio alla promiscuità, né un vanto della bisessualità. È solo un manifesto sulla libertà sessuale, sul seguire quel che si prova. D’altro canto il risvolto di tutto questo è ciò che accade quando l’illusione e il sogno diventano incubo e tragedia. La prostituzione e la sua conseguenza:

Prima eravamo amore.
Adesso siamo nessuno.
(p. 140)

La domanda che consegue a quanto Supernova ci mostra è lecita: cosa c’è di sbagliato in questo mondo, perché adulti ricchi e annoiati paghino migliaia di euro per scoparsi minorenni, farsi inculare con gli strap on e fingere di farsi prendere a schiaffi dai propri figli?

Secondo voi, gli uomini sono tutti così? Cioè Thomas? Cioè che pagano i ragazzini. Non so, potremmo fare un sondaggio.

E secondo voi, sono sbagliati loro, o siamo sbagliati noi? Secondo me noi non siamo sbagliati, però stiamo sbagliando, perché non si raggiungono i sogni, camminando sugli incubi. (p. 150)

In conclusione, Supernova affronta tematiche largamente trattate dalla letteratura: si possono scorgere le influenze lontane del Justine di De Sade, ma avvicinandoci di più al contemporaneo vi leggiamo anche lo squallore di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. E ovviamente non dimentichiamo che Santacroce, scoperta nel 1995 da Castelvecchi, che pubblicò Fluo. Storie di giovani a Riccione (lo stesso Castelvecchi che negli stessi anni mandò alle stampe quella “roba” – in senso positivo – che fu Woobinda di Aldo Nove), rientra, pur sui generis, nel filone dei cannibali.

Insomma Supernova è tutto questo: l’apoteosi dell’amore, l’apoteosi della distruzione. Lo stile di Santacroce fa scorrere via la tragedia come un vento leggero; e quando il libro termina ci ritroviamo con un senso di vuoto e tristezza.


David Valentini è nato a Roma l’8 giugno 1987. Laureato in filosofia morale e neuroetica alla Sapienza, oggi lavora come correttore di bozze, traduttore e copywriter. Collabora con la rivista Novecento letterario e col blog letterario Spaghetti Writers. Su Facebook gestisce la pagina Crepuscoli urbani. Ha pubblicato due romanzi, Nell’orizzonte degli eventi e Come un’eclissi solare, e una raccolta di poesie, La via smarrita.
Share

Supernova | Isabella Santacroce

Discussion

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *