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Layout 1TELEGRAMMI | Anna Ruotolo
‘roundmidnight edizioni 2016

di Emanuela Chiriacò

What hath God wrought! È la dicitura che si legge aprendo la raccolta di poesie di Anna Ruotolo intitolata Telegrammi, edita da ‘roundmidnight e tradotta in spagnolo con testo a fronte da Jesus Belotto. What hath God wrought! in italiano Che cosa Dio ha creato! è il testo del primo telegramma della storia, una citazione dal Libro dei Numeri della Bibbia che Morse inviò da Washington a Baltimora.

La silloge di Anna Ruotolo vede anche una bellissima nota in postfazione della poetessa Giovanna Rosadini che dell’opera dice:

[..] i telegrammi di Anna Ruotolo sono popolati da emblemi, come si addice a una materia psichica che indaga la complessità dell’animo e delle relazioni umane, con i loro spesso inafferrabili risvolti. 

Nell’immaginario collettivo elettronico, il telegramma è un sistema di comunicazione superato dall’avvento della posta elettronica che accorcia le distanze emotive e fisiche con un modo di carteggiare veloce e immediato. Il telegramma ha oggi una doppia funzione: comunicare gioia o dolore. Si usa per esprimere cordoglio o per congratularsi di un lieto evento. Nella terra di mezzo e molto raramente, per essere convocati a sostenere un esame o un colloquio di natura professionale. Il che di poetico potrebbe avere molto non fosse altro per il mondo lontano che evoca.

Nella raccolta di Anna Ruotolo i telegrammi sono pezzi di carne velina che si appuntano con spilli dalle teste tonde e colme di ricordi; ricordi di un’atmosfera rarefatta e mai desueta, di parole che sfocano per poi riprendere nitidezza e restituire un fermo immagine che si anima e muove come una gif dalla quale si resta rapiti: è l’universalità del sentimento che ammicca.

C’è un tu a cui fa riferimento Anna Ruotolo ma non è un tu definito. Ha la valenza e il potere di essere tutti i tu del mondo, quel tu che ognuno di noi ha nascosto infondo, gelosamente custodito, o in punta di lingua per essere partecipato.

Il tragitto del messaggio, del telegramma in poesia, che sta come cielo sospeso tra terra e terra, si apre lambendo quello spazio sospeso, per evocare una rottura. La rottura di un legame che è ricordo vivo, che rantola respiro mentre la vita inesorabilmente scorre e continua tra fedeltà ammaestrate all’esercizio quotidiano e tentativi di ricucire rapporti indefiniti e sospesi.

Nello spazio oscillante si muove come un’altalena ritmata tra i due estremi, il tempo esplode, si ferma sulla contingenza dell’oggi e permea i corpi che parlano di emozioni e tremori.

Volevo dirti che solo oggi
è nato tutto.
Quelle case e quelle canzoni
quante, quante, quante –
nelle mie ginocchia.

Principali artefici del sostegno al camminamento, della scelta di movimento verso altre destinazioni o di indugio alla staticità del non metabolizzato. Tra spazio e tempo, prende forma la percezione della mancanza del tu amato, con energia o in sua totale assenza nella città smollata, da rimirare in pozzanghere di pianto; immagini di un infinito necessario e domestico al cuore, per quel tanto di incompiuto. Ecco che la poesia di Ruotolo si fa poésie de poche, forte e irresistibile come la tentazione di estrarla dalla tasca e tamponare gli occhi, gli angoli della bocca dall’acquolina che l’odore dell’amato, lontano da barriere chimiche, sa richiamare.

Apri la bocca, mangi l’universo” tra unioni di carne soppiantate da quelle di spirito, generatrice di fuoco prodotto da olio di frassinella “Arde tutto. Tutto arde”.

Il tragitto del messaggio fa tappa e si posa sul soffitto; nella penombra traccia ellissi di luce come cerchi schiacciati dall’attesa, tra arsure e possibilità di bere il cielo come fiori fragili e caduchi, invisi dalla forza naturale dell’amore. Nessuno andrebbe toccato nemmeno con un fiore ed è così che sono gli occhi a posarsi e sfiorare il volto amato.

È una bella precisione
il tuo volto.
Se ti appoggio sul foglio
hanno virgole e misteri
i tuoi occhi. E le orecchie.
E i denti.
Sono la cosa più bella mai
scritta. Tutti vi entrano
e vi escono. Dopo ti cercano
in strada, nelle facce di ognuno.

Un foglio su cui poter scrivere con gli occhi i più bei versi d’amore. Ruotano gli occhi e dal soffitto scendono per scorgere una porta, un uscio che può sancire parimenti apertura e chiusura.

Guardandoli per strada tocco
le guance di tutti, i nasi di tutti
entro negli occhi di tutti.
Dico: salve, posso?
O nemmeno chiedo,
apro come una guardiana,
amo il tesoro nascosto. Dopo aver visto
controllato che sia tutto in ordine
spengo la luce. Richiudo le porte.

Un elemento di chiusura verso uno stato altalenante e incerto? Un nascondersi per esimersi dal dilemma di richiedere o meno asilo allo stato dell’amore? O di mancato attraversamento?

Certamente nella lirica di Ruotolo si ravvisa un possibile affaccio sulla natura, un incontro con i quattro elementi. Una visione notturna del desiderio (de sidera), uno sciroppo di stelle da diluire con pioggia e pianto di gioia o dolore per bere il cielo con la cannuccia. È in un mancato oblio che si pongono poeta e lettore approdati in quello stato senza confini della sospensione e della rarefazione in cui si colloca la narrazione lirica di Anna Ruotolo. Ognuno sta tra solitudine e sovraffollamento di pensieri, alle volte, materializzati come videomapping su corpi e natura per risultarne illuminati da un’ iconografia onirica e surreale.

La lingua di Anna Ruotolo è asciutta, figlia di una costruzione contemporanea in cui si accumulano elementi, suggestioni e architetture verbali di un mondo personale che si proietta universale.

La sua lingua include elementi naturali, urbani, umani e celesti. Telegrammi è una raccolta che si arricchisce della traduzione a fronte in lingua spagnola di Jesus Bellotto e della bellissima illustrazione in copertina di Anna Giordano, in cui l’elemento sociale per eccellenza, ciò che ci rappresenta agli occhi altrui nell’immediato è la capigliatura.

Nell’illustrazione di Giordano, i capelli si fanno sostegno alla natura e all’architettura urbana e celeste di Anna Ruotolo e da essi, raccolti in una coda che li doma, spuntano una balena, delle case e telegrammi puntati come foglie su tronchi di vita poetica e analogica, quella del verbo lirico di Ruotolo. E sono in perfetta sintonia.

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Telegrammi | Anna Ruotolo – poesie

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