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Sandro Penna (1906-1977)

 


Mi avevano lasciato solo
nella campagna, sotto
la pioggia fina, solo.
Mi guardavano muti
meravigliati
i nudi pioppi: soffrivano
della mia pena: pena
di non saper chiaramente…

E la terra bagnata
e i neri altissimi monti
tacevano vinti. Sembrava
che un dio cattivo
avesse con un sol gesto
tutto pietrificato.

E la pioggia lavava quelle pietre.


IL VEGETALE

Lasciato ho gli animali con le loro
mille mutevoli inutili forme.
Respiro accanto a te, ora che annotta,
purpureo fiore sconosciuto: assai
meglio mi parli che le loro voci.
Dormi fra le tue verdi immense foglie,
purpureo fiore sconosciuto, vivo
come il lieve fanciullo che ho lasciato
dormire, un giorno, abbandonato all’erbe.


LA SERA

Indi restammo in pochi – senza donne
nella campagna. Il freddo era cessato.
Ci guardammo in silenzio. Germinava
la terra. E il mio ragazzo ricordò: <<L’altra stagione
ho guardato una donna – e tu dicevi:
Chi ha sete nel sole
lasci la bicicletta
e aspetti la luna.”>>

da “Tutte le poesie – Opere di Sandro Penna” Garzanti, 1984.

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Tre poesie di Sandro Penna – ZEST Letteratura sostenibile