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Un bel progetto che coniuga solidarietà ed editoria: edizioni fogliodivia

edizioni fogliodivia è una casa editrice nata dalla polvere, dalla strada, dalla voglia di continuare a raccontare storie. Come quelle che dal 2005 vengono pubblicate su “FogliodiVia”, il giornale di strada dalla parte dei poveri e distribuito dai senza fissa dimora di Foggia. Una piccola occasione di reddito, di riscatto, di condivisione. E sono proprio quelle storie, quelle chiacchiere fatte davanti ad un bicchiere di latte caldo con clochard, migranti e senzatetto, che ha dato ai fondatori di questo progetto la spinta a osare. Ecco cosa ci raccontano:

...allargare le opportunità, le conoscenze, l’esplorazione. Per questo, ci siamo rimessi in strada. Anzi. La strada, la polvere, la piazza, le panchine non le abbiamo mai lasciate. E pubblichiamo libri che in qualche modo possono aiutare a pensare, a conoscere più da vicino alcune realtà, soprattutto quelle più marginali.

Ed il “Piccolo Principe è morto” di Riccardo Lestini è una storia che rientra perfettamente in questa linea editoriale.

Questa è la storia di un diciottenne abulico e taciturno, di un ragazzo che non avrebbe mai scambiato un serpente che mangia un elefante con un cappello. È la storia di un “Piccolo Principe” degli anni ’80 che deve fare i conti con le difficoltà di diventare adulti, con una vita grigia e monotona, fatta di pochi amici, un padre assente, una madre depressa e nessun progetto per il futuro

Per concessione della casa editrice e dell'autore ve ne proponiamo un ESTRATTO

Capitolo 10

Piccolo Principe uscì dalla discoteca come da un incubo.

Si ritrovò nell’aria fresca di quella notte di fine settembre sentendosi quasi felice nel vedere che tutti arrivavano mentre lui solo se ne andava via.

Avviandosi alla macchina scorse la sagoma di Ambra o Viviana sul marciapiede del parcheggio, seduta col viso tutto rincantucciato nel giubbetto di jeans.

«Tutto bene?», le chiese con sincera premura.

La ragazza alzò la testa lentissimamente, come avesse fatto uno sforzo disumano. Era pallidissima e sembrava sudare, sudare e tremare. Lo guardò senza rispondergli, ma i suoi occhi chiedevano aiuto.

«Hai bisogno di qualcosa? Ti senti male?», chiese ancora Piccolo Principe.

«Mi porti a casa?», riuscì a dire alla fine con un filo di voce seguito da colpi di tosse pesanti e cavernosi.

Se ne andarono alla macchina in silenzio, con l’unico rumore del respiro di lei, sempre più pesante affannoso e disperato.

Disse di abitare in zona San Sisto riuscendo pure ad aggiungere il nome della via. Per il resto silenzio, tutto il viaggio.

Arrivati a destinazione Piccolo Principe spense il motore e si voltò verso di lei: era un bagno di sudore, i capelli biondi tutti appiccicati alla faccia, bianca da far paura.

«Non riesco a muovermi», disse in una specie di lamento tragico e inconsolabile, «ti prego, aiutami, aiutami a salire a casa…».

Piccolo Principe sempre più terrorizzato impotente e incapace scese al volo di macchina, aprì la portiera e aiutò Ambra o Viviana a scendere.

Salirono le scale a braccetto, con lei abbandonata sulla sua spalla in un’ostinata e sorda rassegnazione.

Ambra o Viviana si ridestò da quella specie di paralisi davanti alla porta, si staccò quasi con violenza da Piccolo Principe e prese a rovistarsi nelle tasche con frenesia inaudita fino a trovare l’enorme mazzo di chiavi.

Con le mani tremanti infilò la chiave nella serratura e spalancò la porta quasi sbavando. Piccolo Principe restò impietrito sull’uscio, senza avere la minima idea di cosa mai avrebbe dovuto e potuto fare.

La casa era incasinata oltre misura, lontana anni luce da qualsiasi abbozzo d’arredamento o di disposizione premeditata.

I pochi oggetti che spiccavano nell’inquietante nudità dell’abitazione sembravano tutti gettati a terra o capovolti, come in una sorta di perenne soqquadro.

Al centro della stanza d’ingresso stava un divano in pelle tutto bucato con davanti un tavolinetto di vetro. Lì sopra luccicava sotto la lampada a luce bianca sparata altissima una siringa bell’e pronta per l’uso, davanti a cui Ambra o Viviana, appena entrata, ci si gettò in ginocchio quasi in segno di prostrazione.

La ragazza si sfilò la cintura dai pantaloni con rabbia e se l’annodò al bicipite. Strinse forte il laccio emostatico di fortuna trovandosi la vena in un batter d’occhio, come un’infermiera professionista. Diede al braccio due vigorosi colpi con indice e medio e si sparò in vena la siringa. Premette con forza fino a seccarla digrignando i denti in una smorfia di compiaciuta sofferenza.

Quasi gli occhi le uscirono dalle orbite alla fine del flusso, salutato con grida da orgasmo e piccoli fremiti di tutto il corpo.

Poi di nuovo il silenzio e sul suo volto, finalmente rilassato e sereno, una beata immobilità, appena scossa da impercettibili sciocchi di lingua simili ai rumori del dormiveglia.

A occhi semichiusi frugò nella tasca interna del giubbetto gettato a terra e tirò fuori una Marlboro ciancicata. Se l’appicciò ruotando gli occhi verso la porta e scorgendo finalmente Piccolo Principe, ancora ritto sull’uscio, immobile, sconvolto e allucinato.

«Che fai lì?», gli chiese improvvisamente e inaspettatamente dolce. «Vieni qui a sedere…».

Stordito dalla scena appena vista e quasi ipnotizzato la raggiunse sul divano bucherellato e sudicio.

La tipa gli sussurrò un grazie mentre con la mano, in segno di definitiva riconoscenza, prese a sbottonargli la patta dei pantaloni.

Piccolo Principe si ritrasse quasi spaventato e Ambra o Viviana gli gettò addosso un sorriso complice.

«Ho capito», disse alzandosi dal divano, «vuoi farti anche tu».

Di colpo la lingua di Piccolo Principe si fece dura come un macigno e non gli uscì di bocca quel no grazie secco e deciso che teneva in cuore.

Ancora paralizzato la vide sparire nell’altra stanza per poi riapparire dopo qualche minuto che gli sembrò simile a un solo secondo, come un perfetto jump-cut cinematografico. In mano Ambra o Viviana reggeva una nuova pera preparata con amore e cura apposta per lui che prendendola a braccetto l’aveva salvata da una rota lancinante.

Gli allungò la siringa come fosse una sigaretta. Piccolo Principe se la ritrovò in mano non sapendo da che parte prenderla né come diavolo usarla.

Vedendolo imbranato e spaventato Ambra o Viviana si riprese la sua opera d’arte sussurrandogli: «È la prima volta? Vuoi che ti aiuti?».

Piccolo Principe nemmeno stavolta trovò parole per rispondere e Ambra o Viviana, strafatta ma pur sempre conscia che quid tacet acconsentire videtur, raccolse da terra la cintura e la strinse forte al bicipite dell’amico di spada occasionale per trovargli la vena.

«No aspetta, io non…», farfugliò all’improvviso Piccolo Principe, senza riuscire a finire la frase.

«Cosa c’è, non vuoi?», gli chiese Ambra o Viviana allentando la morsa della cintura.

E fu per l’ennesima volta silenzio. Piccolo Principe prese a grattarsi nervosamente la testa sbarrando gli occhi sulla pera saldamente in mano alla ragazza.

Cosa c’è, non voglio? Cazzo un buco sangue smerdato a vita e casini a ruota come esser davanti all’eternità. Ho paura? Dio santo se ho paura boia che tremo tutto ma anche smanio se Riccioli Neri mi vedesse in questa casa che un anno fa di questi tempi mi faceva l’orario delle lezioni e adesso davanti a me un buco e sangue smerdato a vita e casini a ruota come esser davanti all’eternità. È la prima volta? Sì cazzo di budda cazzo fradicio di merda sciolta di somaro sì è la prima fottuta maledetta volta perché sì che voglio anche se ho paura voglio perché affanculo vita di merda e affanculo tutti sì che voglio un buco sangue smerdato a vita e casini a ruota come esser davanti all’eternità.

«Allora?», chiese Ambra o Viviana un po’ spazientita, vogliosa d’andarsi a godere in solitaria masturbazione la botta del suo ultimo buco.

Piccolo Principe le rispose con un appena percettibile cenno affermativo del capo. Lei recepì e strinse nuovamente la cintura trovandogli al volo la vena. Son proprio brava a trovar le vene a sti pischelli, pensò battendogli le dita sul braccio.

Piccolo Principe, mentre l’ago implacabile iniziava a solleticarlo, incapace di guardare si voltò dall’altra parte, strinse gli occhi per sentirsi di meno e sentirla di più, e non appena lo stantuffo gli spinse la pera dentro la carne fu il delirio.

Una botta istantanea violenta e straordinaria come la morte, calore assurdo, indicibile, tremendo, bellissimo, su tutto il corpo, calore sul mignolo destro del piede, calore sull’anca, calore su ogni vertebra, calore su tutto ciò che esiste e vive.

Fu il delirio.

Furono in un istante tutte le carezze mai ricevute, un saldo finora sconosciuto per le banconote di sofferenza estortegli lungo l’insensata banalità dei suoi giorni. Col calore che gli si spargeva addosso a macchia d’olio emise un grido strozzato inarcando il busto a ripetizione come in una specie di infinito orgasmo multiplo. Il suo corpo fu scosso ancora a lungo da fremiti, finché non cadde in una felice e semiaddormentata incoscienza sul divano, beato e lontano da ogni dolore come non lo era mai stato.

La prima pera, sempre gratis, è proprio come il primo amore e non si scorda mai. E Piccolo Principe, che sapeva ancora innamorarsi e mai avrebbe scambiato un serpente che mangia un elefante con un cappello, mai l’avrebbe scordata.

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