la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

banda di idiotiUna banda di idioti | J. K. Toole, (A Confederacy of Dunces il titolo originale) è stato parte della mia formazione culturale influenzando in modo significativo ciò che ho scritto e trovo giusto tributargli il giusto onore.

[…] Il romanzo è ambientato a New Orleans nei primi anni sessanta. Il protagonista è Ignatius Jacques Reilly, un uomo corpulento di trent’anni che vive con la madre Irene in una casa popolare in un quartiere a nord della città. Per porre rimedio alle ristrettezze economiche della famiglia, Ignatius a malincuore si trova a dover cercare lavoro. Questa ricerca porterà il protagonista a confrontarsi con eccentrici personaggi che animano e caratterizzano la New Orleans del tempo, i cosiddetti idioti che costellano il mondo di Ignatius J.Reilly. (Fonte Wikipedia)

Ho letto Una banda di idioti la prima volta in inglese nel 1990 e fui immediatamente colpito al cuore. La versione italiana pubblicata nel 1998 da Marcos y Marcos con la traduzione della figlia di Bianciardi e prefazione di Stefano Benni (c’era stata invero un’altra versione nel 1982 edita da Rizzoli con il titolo Una congrega di fissati) ingentilisce, se possibile, il testo dando al lettore italiano un prodotto finale probabilmente ancora più potente dell’originale. Quando l’ho ripreso in mano mi sono tornati alla mente immediatamente le emozioni della prima lettura e con esse anche la mia visita a New Orleans alla ricerca dei luoghi del romanzo stesso.

Respirare l’aria della Lousiana e parlare con la gente che ci vive mi ha fatto apprezzare ancora di più la genialità dell’autore, che ha saputo renderne perfettamente l’atmosfera. Mi sono accorto di essere già stato laggiù anche se non era mai successo prima. Solo i grandi riescono in questo obiettivo. La breve vita dell’autore è purtroppo terminata con un gesto tragico nel 1969 prima che il romanzo venisse pubblicato ed è stata molto simile a quella di tanti scrittori senza successo che, consapevoli di aver scritto qualcosa di forte, sono divorati dalla rabbia e dal dolore nel vederlo, invece, arridere a persone che non hanno la metà del loro talento. In modo veramente bizzarro la fama postuma gli è stata donata dalla perseveranza della madre Thelma, con la quale Toole aveva un pessimo rapporto (leggende sostengono che il biglietto di addio che ha lasciato prima del suicidio distrutto proprio da lei, fosse un preciso atto di accusa nei suoi confronti). La madre convinse Walker Percy, scrittore molto conosciuto oltre oceano, ad aiutarla a trovare un editore.
Quando Toole era in vita, infatti, nessuna casa editrice voleva pubblicarlo (questa l’ennesima dimostrazione che “là fuori” ci sono potenzialmente migliaia di grandi opere che non vedranno mai la luce). L’accusa più forte che gli venne mossa (e che incise credo nella sua decisione di farla finita) era che il libro “non parlasse di niente”. Il che è pure tecnicamente vero. La storia è, infatti, la descrizione tra il surreale e il grottesco di uno status quo in cui vive la l’America del boom economico. Il titolo che riprende l’epigramma di Jonathan Swift “Quando nel mondo appare un vero genio, si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui“ sintetizza il libro e anche il pensiero dell’autore.
Il personaggio principale di Una banda di idioti è Ignatius J. Reilly che come un transfert è il suo alter ego, è soggetto irritante e irritabile che pure si fa amare più di Holden Caulfield di Salinger. In quell’anima inquieta e a volte banalmente idiota si possono intravedere le stesse fragilità che sono dentro ognuno di noi. Quelle stesse che cerchiamo di dissimulare in atteggiamenti di facciata, che negano la nostra vera essenza. Ignatius, invece non ha paura di essere sé stesso e non teme il giudizio. Se nel romanzo di Salinger noi capiamo la grandezza dello scrittore dal modo in cui scrive, con Toole la comprendiamo dal fatto che finiamo per scordare che esista diventando complici di Ignatius e non ci interessa più apprezzare la qualità con cui ci viene raccontata la sua storia (comunque molto alta) ma vogliamo essere suoi amici e condividerla con lui.

Nella prefazione alla prima edizione, Walker Percy descrive Ignatius come “uno straordinario sciattone, un Oliver Hardy impazzito, un Don Chisciotte ingrassato, un Tommaso d’Aquino perverso, il tutto allo stesso tempo” (Fonte Wikipedia)

Questo ha fatto la fortuna del libro che è diventato un cult in molti Paesi. Nel 1981 gli hanno conferito il premio Pulitzer postumo. In altri Paesi è considerato un “must” più di tanti classici conclamati, considerato da “capolavoro assoluto”, al “miglior romanzo di formazione di sempre”.
Non amo fare le classifiche e non cadrò nello stesso errore. Non so dire che cosa sia davvero un capolavoro assoluto. So che a me ha cambiato la vita sia come lettore che come uomo a cui piace scrivere. Eugenio Bollini, protagonista dei miei romanzi, è cugino di Ignatius, come lo sono decine di altri personaggi di altri libri. In altre parole Toole ha influenzato generazioni di scrittori. E questo è il massimo a cui qualcuno di noi può davvero aspirare. Molti dei classici o dei romanzi anche oggi celebrati come esempi di grande letteratura, moriranno con i loro autori. “Una banda di idioti” sarà letto e amato anche tra duecento anni e troverà la forza di spingere altri autori a scrivere le loro storie

Questo si che è una cosa per cui vale la pena aver vissuto

Otello Marcacci

Share

Una banda di idioti | J. K. Toole (di Otello Marcacci)

Discussion

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *