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Un’anarchica americana | Voltairine de Cleyre
a cura di Lorenzo Molfese
introduzione di Normand Baillargeon e Chantal Santerre
Elèuthera 2017

di Otello Marcacci

 

 

 

L’anarco-femminismo di Voltairine de Cleyre

Prima di tutto conviene ricordare quanto fosse spaventosa all’epoca la condizione delle donne, tanto negli Stati Uniti quanto altrove. E non avere il diritto di voto era solo uno dei tanti muri che le tenevano segregate. Di fatto, le donne erano rinchiuse innanzi tutto da mura giuridiche, che riconoscevano loro pochissimi diritti, le riducevano a proprietà dei mariti, che potevano violentarle senza temere rappresaglie, e impedivano loro di stipulare contratti. Erano poi rinchiuse da mura economiche, sia nella sfera privata, dove dipendevano strettamente dal proprio marito, sia nel mondo del lavoro, dove erano tipicamente confinate a mansioni svilenti e malpagate o, nel migliore dei casi, a qualche raro impiego stereotipato, soprattutto infermiera o insegnante. Erano infine rinchiuse da mura ideologiche, che accampando motivazioni biologiche le costringevano ad accettare una quantità considerevole di proibizioni.

 

Elèuthera pubblica un nuovo testo nel segno della sua tradizionale missione di divulgazione di cultura anarchica.

Questa volta si tratta di un’antologia monografica dedicata a Voltairine de Cleyre.

Curato in modo magistrale da Lorenzo Molfese, posso dire che secondo me è una piccola perla. In primo luogo per il coraggio. Trattare con specificità e attenzione ai particolari, personalità cadute (immeritatamente) vittime dell’oblio tanto più se di sesso femminile e non europee, per far conoscere alle nuove generazioni da dove veniamo e i sacrifici che alcuni di noi hanno sopportato è, ai miei occhi, il vero esempio del significato della parola “cultura”.

Per la verità Elèuthera non è la prima volta che si occupa di donne anarchiche. Già in passato si era soffermata su alcune delle più conosciute da chi ha a cuore i temi dell’anarchismo. Emma Goldman su tutte. Questo libro tuttavia rende omaggio a una delle personalità più intense, Voltairine detta Voltai de Cleyre, scrittrice e pensatrice che con la già citata Goldman ha avuto un rapporto piuttosto conflittuale (troppo diverse le loro personalità). Il suo “anarchismo senza aggettivi” a distanza di un secolo io credo sia ancora attuale.

In questa raccolta di testi, Lorenzo Molfese, oltre a ricordare la vita di una donna che ha dato un contributo enorme al movimento anarchico di protesta e a mostrare in quale ambiente si fosse formata (eccellente il rimando al testo di Paul Avrich: An american anarchist: The life of Voltairine de Cleyre) cerca soprattutto di far risaltare alcuni temi portanti che hanno attraversato la sua opera letteraria e che possono essere considerati ancora oggi attuali. E io penso che ci sia riuscito in pieno.

I testi che ha scelto di far leggere al lettore del ventunesimo secolo hanno infatti la forza di mostrare la potenza della scrittura di Voltai. La passione della sua anima si mostra attraverso un linguaggio che spinge il lettore a chiedersi che cosa possa fare lui stesso per aiutare il processo che la donna indica. In questo senso la trovo molto vicina sia al Bianciardi scrittore che alla “santa laica” Simone Weil, al punto che viene da chiedersi se il grossetano e la francese non avessero letto anch’essi qualcosa della De Cleyre. La sua attenzione all’evoluzione sociale con le differenziazioni sempre crescenti e la sua idea per cui le unità sociali devono essere lasciate libere di adattarsi al mutamento senza la tirannia di una maggioranza che soffoca la dinamica sociale bloccando l’acquisizione di una coscienza individuale che è la sola che può garantire la vera libertà sociale.

Il ritmo dei testi inclusi nell’antologia seguono quasi sempre il classico flusso di coscienza molto tipico dell’epoca in cui la De Cleyre è vissuta in cui il romanticismo era la pietra angolare di quasi tutto. Simone Weil ha avuto in Camus un paladino fiero che ha spinto la sua casa editrice (Gallymard) affinché fosse pubblicata e venisse conosciuta dalla Francia post bellica. Eleuthera fa lo stesso con Voltai. Con Bianciardi la De Cleyre ha avuto invece lo stesso destino: la morte ha fatto ingoiare entrambi dall’oblio. Il primo viene riscoperto in questi anni e anche Voltai comincia a essere rivalutata dalle nuove generazioni che fino ad oggi non ne hanno mai sentito parlare. Nel mondo anglosassone questo processo è già in atto da qualche anno, in Italia il testo di cui in oggetto ne segue la scia.

é possibile leggere un estratto QUI

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Un’anarchica americana | Voltairine de Cleyre

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