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A-ciascuno-i-suoi-santi-coverA ciascuno i suoi santi | Franco Bernini
Chiarelettere 2017

di Emanuela Chiriacò

Tre solitudini contemporanee, due generazioni a confronto. Una ventenne e due cinquantenni. Nessun grado di parentela e un denominatore più simile che comune. Enrica ha vent’anni, non ha amici. Bruno ne ha cinquanta e vive una dimensione senza età. Pietro è suo coetaneo eppure a differenza di Bruno, trascina un’esistenza più lisa e appesantita da difficoltà economiche e di salute, causate dallo stesso Bruno.

A ciascuno i suoi santi di Franco Bernini per Chiarelettere è un romanzo che parla di dipendenza, ricerca ossessiva dell’altrui riconoscimento e un impazzimento che ha il sapore della solitudine.

Tre persone che del consenso hanno fatto la ragione della loro esistenza.

Enrica ha una sua collocazione social. Ha un blog, in cui finge di essere malata, e molte persone che la seguono. Nella realtà, è senza amici,

Era la morte civile, tanto più adesso che i suoi amici l’avevano messa al bando perché aveva morso a sangue uno di loro, un povero stronzo che aveva tentato di baciarla. Che tristezza.

[…]

Non era nemmeno nello stato d’animo giusto per aggiornare il suo blog, ci vuole forza per tenere testa a centinaia di sconosciuti, e tanta più ce ne vuole quando il numero dei like su Facebook ristagna, come accadeva da qualche giorno. Peggio ancora, erano apparsi in un solo pomeriggio tre commenti schifosi, uno dei quali davvero perfido, cosa che l’aveva irritata per tutta la sera. Avrebbe dovuto reagire, comprare un po’ di like, soprattutto inventarsi dei commenti positivi. Per farlo però devi avere le palle che frullano, altro che cazzi, non è aria stanotte, si disse.

Così Enrica, per partecipare alle feste, si imbuca senza invito e beve da stare male. Una famiglia radical chic con domestica filippina, una casa borghese, principi familiari che le sono avulsi.

Pietro è disoccupato, ha una moglie e due figli. Soffre del suo stato di inutilità. Sarà il suo passato a tornargli utile per avere un’idea geniale e criminale che gli permetterà di riavvicinare Bruno, suo ex capo in un momento in cui la carriera di quest’ultimo è appesa ad un filo.

Pietro era inquieto, timoroso del futuro, abituato com’era a una vita attiva soffriva a non fare nulla, sentiva tutto il peso dei due mutui, dei tre prestiti che aveva contratto nel corso degli anni; in poco tempo i soldi sarebbero finiti, si sentiva come un equilibrista sulla corda, un passo falso e avrebbe tirato giù tutta la famiglia. Si accese una sigaretta. Lo fece vicino alla finestra aperta del soggiorno, stando bene attento a soffiare il fumo fuori, perché Marzia rientrando non sentisse la puzza. Era preoccupata per la sua salute, cosa che rendeva praticamente impossibile fumare.

Bruno è un famoso presentatore televisivo. Un uomo colto che fa un programma in crisi di ascolti perché non rientra in quella TV urlata, fatta di scoop ed esclusive. L’idea di Pietro è la possibile salvezza di Bruno e rappresenta l’ultima chance per riottenere il ruolo professionale che ha perso e per il quale è stato sostituito in un battibaleno.

Quei fogli appena stampati che Bruno aveva davanti a sé contenevano i dati Auditel della sera precedente, minuto per minuto, divisi per fasce di età e per regioni. I numeri si traducevano su degli assi cartesiani in linee tremolanti di vari colori che salivano o scendevano. Gli occhi di Bruno seguivano la traiettoria del tracciato che corrispondeva agli ascolti della sua.

Tutto ruota attorno alle famiglie campione Auditel. Le famiglie italiane dotate di una macchinetta corredata di telecomandi attraverso cui si decide il futuro dei programmi televisivi. Il tutto in nome di una presunta scientificità.

Pietro ha ottenuto l’elenco delle famiglie Auditel per vie poco ortodosse e insieme a Bruno decide di partire alla volta della provincia italiana. Una provincia ricca di storie che nessuno più ascolta. Il loro scopo è influenzare il voto delle famiglie Auditel per aumentare l’audience del programma, farlo sopravvivere, dare a Bruno la possibilità di presentare Sanremo e a Pietro, quella di rientrare nel giro, di lavorare.

L’incontro con Enrica sarà determinante per lo svolgimento della storia, tra colpi di scena e istantanee dei tre piccoli mondi che rappresentano. Giunti a casa della ragazza trovano l’atteggiamento repellente dei genitori, Giulia e Andrea, e l’entusiasmo della domestica, grande fan del programma

Da ieri siamo nel Grossetano e voi siete già la sesta famiglia che incontriamo, a Borgo Carige ci hanno pure invitato a cena, una cena eccezionale, butta là il ciccione. Tiè. Tiè non lo dice, ma si capisce che lo pensa. Vi stanno dicendo che siete dei cafoni, fa Enrica. Ma assolutamente no, ribatte il ciccio.

Enrica decide di seguire Pietro e Bruno senza avvisare la famiglia.

Inizia un viaggio tra Toscana e Lazio in cui succederà di tutto. A fare da sfondo, un’Italia che sembra oramai essere fatta di singole individualità. Monadi autonome e solitarie che comunicano esistenza e respiro a suon di like, pollici in su, in segno di approvazione oppure silenzio nelle arene social disponibili. Da consumarsi tra pax estetica, nella migliore delle ipotesi, odio e filosofia spiccia a carattere determinato. Non esiste più la gente. L’entità collettiva è innominabile. Nessuno la ascolta per intercettarne gusti e bisogni. Non esiste attenzione per l’alterità e nessuna forma di empatia che aiuti ad immedesimarsi nell’altro.

Enrica, Pietro e Bruno, i tre protagonisti, non fanno eccezione. Anzi confermano la regola che in mancanza di consenso, la vita sbiadisce assumendo la monocromia del fantasmatico, l’ovattatura della dissolvenza. L’inesistente. Alla fine del racconto, tutti si troveranno a fare i conti con la realtà. A guardare le macerie lasciate lungo quel tragitto.

Bernini ci regala un finale in diretta televisiva che ha del surreale: un semplice atto di sincerità e lo fa attraverso la voce di Enrica

«Devo chiamare la pubblicità. Rimanete con noi.» La regia esegue lo stacco, ma le telecamere non si spengono. Bruno ed Enrica sono inquadrati in campo medio, a figura intera, a mezza figura, in primo e primissimo piano.[…] Enrica continua a non guardarlo, i suoi occhi fissano un punto lontano, come se stesse mettendo a fuoco nella distanza qualcosa che fino a quel momento non aveva visto. «Anche io ho sbagliato. Tanto. Non me ne ero resa conto… Perché non diciamo la verità? Perché è così difficile?»

Franco Bernini è uno scrittore, sceneggiatore e regista e affonda la penna in una materia che conosce molto bene. Lo fa lavorando sul concetto di paradosso. Racconta una storia e dei personaggi che si alimentano e auto compongono attraverso l’assurdità dei comportamenti, la contraddizione delle loro parole, il controsenso dei gesti, l’incoerenza e incongruenza dei pensieri, il nonsenso inquieto del loro vivere. Un’ antinomia che li rende personaggi che pace non trovano e non hanno da far guerra.

La lingua di Bernini è asciutta, agile. Efficace nel definire dialoghi e tratteggiare persone ed eventi. Agevola la lettura e svicola da alcuna affettività per i personaggi. Alla loro descrizione corrisponde una lettura uguale e contraria. Resta la storia e il senso del racconto.

A ciascuno le sue riflessioni.


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A ciascuno i suoi santi | Franco Bernini