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Anche la strega cattiva è buona – Dialoghi con Oreste | Rita Francese
Les Flaneurs edizioni 2019

Oreste è un ragazzo “speciale”. Vive in un mondo tutto suo, dove anche la strega cattiva è buona, Babbo Natale esiste davvero e per sempre, ogni persona è “bella” e tutto costa un euro. La sua mamma ce lo fa conoscere attraverso i loro dialoghi quotidiani, fulminanti scambi di battute di volta in volta surreali, teneri, pungenti… “filosofici” nel senso più ampio del termine. Tramite le loro voci, alternate ad aneddoti di vita vissuta, entriamo in punta di piedi nella loro esistenza, fatta di tanto amore, infinita pazienza, enorme coraggio e difficoltà inimmaginabili. Non un libro sull’autismo, ma un libro su ciò che Oreste è, nonostante l’autismo.

per concessione della casa editrice vi proponiamo la lettura dell’Introduzione al libro

Dedicato alle mamme “speciali”

Penso alle tante mamme che hanno scelto di lasciare il proprio lavoro per occuparsi del loro ragazzo speciale. A quelle che fanno i salti mortali per non lasciarlo. A quelle del: «Vorrei, ma non posso». A quelle a cui il collega dice: «Ah sei ancora qui, come mai?». Che ne sa di tutte le volte in cui, con il cuore in gola, hai dovuto abbandonare tutto e scappare?

A quelle che «se applichi la 104 ti licenziano». A quelle i cui risultati valgono venti volte quelli dei loro colleghi maschi che si alzano e hanno solo il loro lavoro di cui occuparsi; niente file all’inps e alla farmacia della asl. A quelle che aspettano che il figlio finisca la sua ora di terapia e che nell’attesa studiano. A loro che oggi si occupano del proprio caro, come tutti i giorni.

INTRODUZIONE

Avevo deciso che non avrei più scritto di autismo. Ne parlano tanti, troppi. Ma poi mi sono detta: «Tu non vuoi parlare di autismo, vuoi parlare di Oreste». Di come sia coccoloso, morbidone e simpatico, di quanto ami la compagnia, gli amici, gli zii e chiunque lo consideri un essere vivente e non una pianta. Di come basti poco a farlo felice e di come sappia strappare un sorriso anche quando siamo giù.

Ecco, questo non è un libro sull’autismo, ma un libro su quello che Oreste è, nonostante l’autismo.

PREFAZIONE

Molti pensano che Oreste non capisca, non ci si sanno rapportare o lo ignorano. Ecco, con questo libro voglio farvi comprendere che splendida persona sia e quanto di bello e di puro ci sia in lui. Vorrei portarvi per mano in un mondo in cui anche la strega cattiva è buona, in cui tutto costa un euro e, se una cosa è proprio grossa, venti centesimi. Non sanno cosa sia il mondo e senza la loro mamma sarebbero persi, come un gattino appena nato. Se hai voglia di fare qualcosa, dedica un po’ di tempo a un ragazzo autistico: ne sarai ricompensato. Non sono di molte parole. Per me è difficile parlare di Oreste, ma ci proverò. Oreste è mio fratello maggiore, più grande di me di quattro anni. Da piccolo ero arrabbiato. Avrei voluto giocare con lui come facevo con gli altri miei amici, ma non ci riuscivo. Anzi, mi distruggeva i giocattoli, me li gettava dalla finestra, anche l’album dei calciatori a cui tenevo tanto. Piansi.

Mi dava fastidio se buttava tutto per aria quando venivano gli amici, così evitavo di invitarli. Poi sono arrivate le crisi più gravi, l’epilessia. Una volta mia madre ci lasciò un momento da soli e lui ebbe una crisi epilettica molto forte. Io chiamavo mia madre a squarciagola. Quegli attimi mi sembrarono un’eternità, avevo paura che morisse, non sapevo cosa fare. Poi, finalmente, mamma arrivò. Poverina, era solo andata dall’altra parte della casa! Lui perse i sensi e rimase immobile. Non potevamo lasciarlo solo un momento. Molte volte mi sono svegliato di notte per il fragore delle cose che rompeva e sono dovuto intervenire. Crescendo sono diventato più forte e sono stato io a infondere sicurezza a mamma e papà con la mia presenza. Quando lo ricoverarono pensai che era per il suo bene. Mi mandarono a casa di mia zia perché mamma rimase a dormire in Psichiatria: Oreste era minorenne e non poteva essere lasciato solo. Avrei tanto voluto tornare a casa. Poi mamma, dopo una colluttazione, si fratturò un piede. Ricordo che dovemmo immobilizzare mio fratello e io gli tenevo una gamba. Non sapevo cosa fare. Restammo tanto tempo così, con lui steso sul pavimento e io, mamma (con il piede rotto) e un mio malcapitato amico che gli tenevamo braccia e gambe. Lui piangeva. Soffriva molto. Ora riusciamo a giocare: sono io che mi adatto a lui. So cosa lo fa divertire. Oreste è mio fratello. Gli voglio bene così com’è. A volte è tanto buffo, è simpatico quando non ha le sue paturnie. Ora le cose sono migliorate. Sembro io il fratello maggiore e lui il mio fratellino. Quando mi vede sorride con una luce negli occhi così piena d’affetto che gli perdono qualunque cosa. È buono, non farebbe male a una mosca. Il periodo più difficile sembra essere superato. So che quando mamma e papà non potranno più occuparsene toccherà a me. Io sono suo fratello.

Guglielmo

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Anche la strega cattiva è buona – Dialoghi con Oreste| Rita Francese – ESTRATTO