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imagesAnna Politkovskaja (New York 30-8-1958 Mosca 7-10-2006) è stata uccisa il giorno del cinquantaquattresimo compleanno di Putin.

E così è stata spenta una delle donne più ”belle”, nel senso più grande del termine, una donna che pur consapevole dei rischi che correva e del fatto che su di lei fosse stata messa una taglia ha deciso di restare a combattere in nome della verità e della giustizia.

Da sola ha voluto far sapere al mondo come nel suo Paese e in Cecenia le regole dello stato di diritto non valgono, semplicemente non si applicano e come i diritti civili vengano continuamente calpestati e come tutto questo ritenesse fosse imputabile direttamente al premier russo.

Cronaca di una morte annunciata.

E’ stata uccisa nell’ascensore del suo palazzo dopo essersi recata al supermercato del quartiere. Era salita al settimo piano dove abitava per posare i primi pacchi e stava scendendo per prenderne altri. Fu investita da cinque colpi, compreso quello “di grazia” alla nuca.

Il martirio di Anna è commovente. Una persona che si è immolata “solo” in funzione del diritto degli altri di sapere, ben sapendo che sarebbe stata per questo trucidata. Anna sosteneva infatti che il compito di un giornalista sia raccontare quello che vede e che non poteva fermarsi solo perché aveva paura.

Il suo dovere glielo impediva.

La sera in cui giunse la notizia della sua morte pensai che forse in qualche telegiornale del suo Paese nel dare la notizia avrebbero sminuito il suo valore e minimizzato l’accaduto.

Anna è stata uccisa nel giorno del compleanno di Putin e come ebbe modo di dire Andrej Mironov, grande intellettuale russo: “Ogni mattina di quell’anniversario, lui si sveglierà e il nome di Anna gli martellerà in testa”

Otello Marcacci

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Anna Politkovskaja (di Otello Marcacci)