xhamster xvideos pornhub redtube xxx thumbzilla
la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

Rubrica ZEST: dall’estero


Qui parleremo di libri (fiction che non-fiction) che a nostro avviso hanno una certa rilevanza rispetto a ecologia, sostenibilità, natura e crisi climatica, attualmente pubblicati all’estero e che vorremmo portare all’attenzione dei lettori e editori italiani, nella speranza che questo contribuisca alla loro diffusione in Italia

lettura e commento di Emanuela Chiriacò

Il nuovo romanzo di Cynan Jones Stillicide (Catapult, New York) pubblicato lo scorso 17 novembre (2020) è lo spinoff di un programma radiofonico di BBC 4, il cui spunto narrativo scaturisce da un interrogativo preciso: in che modo intendiamo affrontare la crisi climatica? La popolazione in continua crescita comporta anche un aumento dei consumi, e non è strano chiedersi inoltre se l’acqua possa essere mercificata da chi si è già storicamente arricchito con altre risorse (ad es. il petrolio).

Nel costruire Stillicide, Jones pensa a un fatto storico realmente accaduto alle comunità rurali gallesi degli anni sessanta; furono espulse con la forza dalle loro valli affinché queste potessero essere inondate per fornire acqua potabile alle città inglesi. Eppure Jones non è mosso da un intento apertamente politico, per lui, questo è solo un esempio funzionale di quanto il rurale sia vessato dalla cieca espansione del mondo urbano; lo interessano maggiormente il sacrificio e la rinuncia richiesti all’interno di una stessa comunità, ad alcuni per il bene di altri.

Jones ha quasi sempre vissuto sulla costa occidentale del Galles e ha potuto constatare con i suoi occhi quanto il mare abbia progressivamente eroso la terra; documentandosi poi sul piano di gestione costiera che ha normalmente una proiezione centennale non può fare a meno di notare quanto il linguaggio utilizzato sia prettamente militare. In caso dell’eventuale gestione del ritiro di un insediamento si ordina alle comunità che vivono sul mare di spostarsi attraverso l’utilizzo di frasi lapidarie.

Un esempio lampante è quanto accaduto nella baia di Cardigan, con quel che resta della regione di “Cantre Gwaelod”, un tempo famosa per la fertilità del suo terreno.  Durante le forti tempeste, un grosso quantitativo di sabbia è spazzato via dalle spiagge, e lì affiorano ceppi di alberi pietrificati, testimonianza tangibile delle foreste che un tempo vi prosperavano. Jones è convinto che crescere con una tale leggenda abbia profondamente lasciato segni della mitologia dello spostamento e del cambiamento nella psiche dell’intera comunità.

L’autore maturava da tempo di scrivere una storia ambientata nel futuro che avesse l’acqua come protagonista, e in fase embrionale di progetto capisce che per farlo ha bisogno di una struttura narrativa multi prospettica. Durante la lettura del libro Pinche Martin di William Golding si imbatte nel termine stillicide e il suo significato (gocciolamento lento e continuativo), lo convince di aver scelto l’approccio giusto.

Nascono così dodici storie per voce di quindici minuti l’una, cosa che gli permette di scegliere un linguaggio più diretto perché concepito per l’ascolto, e di puntare su concetti chiave chiari e facili da ricordare proprio perché un ascoltatore non può voltare pagina o rileggere un passaggio.

Da acuto osservatore del mondo che lo circonda e interagendo con la terra, la sua terra, la precarietà della situazione climatica è qualcosa che lo interessa e che rafforza la sua fede nella natura, ma non tralascia l’aspetto etico che comporta un riconoscimento delle responsabilità dell’impatto umano sul pianeta. La consapevolezza di Jones dell’aumento delle piogge in Gran Bretagna nei prossimi decenni, lo ha portato a riflettere sul modo in cui questa evenienza potrebbe essere sfruttata, mercificata, e Stillicide è costruito attorno ad un filo conduttore preciso: il viaggio di un gigantesco iceberg dall’Artico al fiume Tamigi ormai prosciugato da una prolungata siccità.

La storia è ambientata in una Gran Bretagna del prossimo futuro, e racconta dell’attacco da parte di terroristi a delle condotte sotterranee e al treno (Water Train) che le ha sostituite. Il treno, che trasporta milioni di galloni di acqua da un serbatoio lontano, è dotato di pistole automatiche per falciare qualsiasi oggetto in movimento si avvicini ai binari; e l’iceberg si configura dunque come la soluzione estrema al problema. Il suo arrivo fornirebbe un’abbondante riserva d’acqua per irrigare i terreni agricoli e sedare la sete collettiva, ma non è accolto positivamente da tutta la comunità perché la costruzione del molo per ospitarlo comporta l’abbattimento di molte case e costringe molte delle famiglie coinvolte a trasferirsi in abitazioni di fortuna.

La parola Stillicide fa sicuramente riferimento allo scioglimento del ghiaccio dell’iceberg durante il viaggio, ma al contempo è la descrizione dell’oggetto in movimento che diventa l’espediente usato dalla sapienza narrativa di Jones per lasciare apparire i personaggi, goccia dopo goccia.

Ci sono un funzionario governativo, un lavoratore dell’Ice Dock, un giornalista scomodo, un’infermiera, una madre e una figlia che stanno per perdere la loro casa, un professore, e un tiratore scelto della polizia; quest’ultimo, Branner, protegge il Water Train già in apertura di racconto, ed è l’unico personaggio ricorrente; in molti episodi, è intento a svolgere il suo lavoro mentre cerca di elaborare la notizia dell’imminente morte della moglie, ormai molto malata. Eppure il protagonista assoluto resta l’iceberg, e attorno alla sua attesa e al suo imminente arrivo, Jones innesca con abilità gli eventi e il loro riverbero, con una prosa cruda e secca nel descrivere violenza, crudeltà e dure verità, ed eleganza lirica quando parla della natura.

Per descrivere l’apocalisse in progress, Jones ricorre a neologismi (alcowash, soilmen, alittlements, immunotabs, accommopods) mentre per rafforzare la componente drammatica, sceglie di distanziare i paragrafi. Impossibile azzardare il termine distopia per questo lavoro, perché lo stesso autore la definisce as ridiculous a concept as utopia.

Stillicide, come un Titanic invisibile, cerca nell’iceberg la soluzione e non lo schianto e la conseguente colata a picco, come se Jones volesse riavvolgere la Storia e riproporre la stessa metafora politica, catastrofica, arrogante e folle perpetrata da una certa umanità, da sempre.

Stillicide è dunque un romanzo potente che pare essere più un monito a quel che di umano resta al mondo e ai suoi abitanti, e la desolazione di cui parla l’estrema possibilità di ridurre i danni già compiuti, d’invertire la rotta.

[EN]

The new novel by Cynan Jones Stillicide (Catapult, New York) published on November, 17 (2020) is the spinoff of a radio program on BBC 4, whose narrative inspiration stems from a precise question: How do we intend to face the climate crisis? The growing population leads to an increase in consumption, and it is not strange to wonder whether water can be commodified by those who have already historically enriched themselves with other resources (e.g. oil).

In building Stillicide, Jones thinks of a historical fact that really happened to the Welsh rural communities in the 1960s; people were forcibly expelled from their valleys so that these could be flooded to provide drinking water to English cities.

Yet Jones is not moved by an overtly political intent, for him, this is just a functional example of how rural is vexed by the blind expansion of the urban world; he is more interested in both the sacrifice and renunciation required within the same community, to some for the good of others.

Jones has almost always lived on the west coast of Wales and has seen with his own eyes how the sea has progressively eroded the land; documenting himself then on the plan of coastal management that normally has a one-hundred year projection he cannot help but notice how much the language used is purely military. In the case of the possible management of the withdrawal of a settlement, communities living on the sea are ordered to move through the use of lapidary phrases.

A striking example is what happened in Cardigan Bay, with what remains of the region of “Cantre Gwaelod”, once famous for the fertility of its soil. During heavy storms, a large amount of sand is washed away from the beaches, and stumps of petrified trees come out; stumps are the tangible evidence of the forests that once thrived there. Jones is convinced that growing up with such a legend has left profound signs of the mythology of displacement and change in the psyche of the entire community.

The author had long matured to write a story set in the future that had water as a protagonist, and in the embryonic phase of the project he understands that to do so a multi-perspective narrative structure is required. During the reading of the book Pinche Martin by William Golding he comes across the term stillicide and its meaning (slow and continuous dripping), convinces him to have chosen the right approach. So twelve stories of fifteen minutes each are born, and as they are conceived for listening he can choose a more direct language  and focus on clear and easy-to-remember key concepts precisely because a listener cannot turn the page or reread a passage.

As a keen observer of the world that surrounds him and by interacting with the land, his land, the precariousness of the climatic situation is something that interests him and that strengthens his faith in nature, but he does not overlook the ethical aspect that entails an acknowledgement of the responsibilities of human impact on the planet. Jones’ awareness of the rising rains in Britain in the coming decades has led him to reflect on how this eventuality could be exploited, commodified, and Stillicide is built around a precise thread: the journey of a gigantic iceberg from the Arctic to the Thames River now dried up by a prolonged drought.

The story is set in Great Britain in the near future, and tells of the attack by terrorists both on underground pipelines and the train (Water Train) that replaced them. The train, which carries millions of gallons of water from a distant reservoir, is equipped with automatic guns to mow any moving object approaching the tracks; and the iceberg is therefore the extreme solution to the problem. Its arrival would provide an abundant supply of water to irrigate the farmland and quell the collective thirst, but it is not welcomed by the whole community because the construction of the dock to accommodate it, foresees the demolition of many houses and forces many of the families involved to move into makeshift homes.

 The word Stillicide certainly refers to the melting of the iceberg ice during the journey, but at the same time it is the description of the moving object that becomes the expedient used by Jones’ narrative wisdom to let the characters appear, drop by drop.

There’s a government official, an Ice Dock worker, a critical reporter, a nurse, a mother and a daughter about to lose their home, a professor, and a police sharpshooter; the latter, Branner, protects the Water Train already in the opening story, and is the only recurring character; in many episodes, he is intent on doing his job while trying to elaborate the news of the imminent death of his wife, now very ill. Yet the absolute protagonist remains the iceberg, and around its waiting and its imminent arrival, Jones skillfully triggers the events and their reverberation, with a raw and dry prose in describing violence, cruelty and harsh truth, and lyrical elegance when he speaks of nature.

To describe the apocalypse in progress, Jones uses neologisms (alcowash, soilmen, alittlements, immunotabs, accommopods) while to strengthen the dramatic component, he chooses to distance paragraphs. It is impossible to hazard the term dystopia for this work, because the author himself defines it as ridiculous a concept as utopia.

Stillicide, like an invisible Titanic, looks in the iceberg for the solution and not the crash and the subsequent sinking, as if Jones wanted to rewind history and propose the same political, catastrophic, arrogant and insane metaphor always perpetrated by a certain humanity.

Stillicide is therefore a powerful novel that seems to be more a warning to what remains human in the world and its inhabitants, and the desolation of which it speaks of the extreme possibility of reducing the damage already done, to reverse the course.


Cynan Jones was born in 1975 near Aberaeron, Wales where he now lives and works. He is the author of five short novels, The Long DryEverything I Found on the BeachBird, Blood, Snow, The Dig, and Cove. He has won a Society of Authors Betty Trask Award, a Jerwood Fiction Uncovered Prize, the Wales Book of the Year Fiction Prize, and the BBC National Short Story Award. His short fiction has been widely published in anthologies and publications including Granta and The New Yorker.

Share

Anticipazioni internazionali: Stillicide | Cynan Jones