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CATTIVO INFINITO | Leandro Del Gaudio
Ed. David and Matthaus
(Prefazione di Roberto Saviano)

Dagli anni Ottanta ai giorni nostri si combinano le vite di Fabrizio, Emanuele, Omissis. Da partenze e quartieri differenti i loro destini si inzuppano o si sporcano di malavita, di camorra. In trent’anni i cambiamenti sono aritmetica della vita, libertà, carcere, latitanza, potere, guai in vista, ma la sostanza dei destini individuali, come un satellite inarrestabile, ruota intorno all’ambiente corrotto, all’ambizione deformata da consuetudini criminali e leggi del sopruso. Sorprende da lettore crearsi o immaginare sviluppi diversi per esistenze storpiate, perfettamente confacenti ai rituali abietti della strada, forse sarebbero potuti essere, diventare, ma nulla nel romanzo di Leandro Del Gaudio fa sconti, si accomoda sulle morbide pagine del riscatto, della completa remissione… Fabrizio il giovane di bell’aspetto, spietato killer, benvoluto, autodistruttivo, che apprende un lavoro regolare, ma se ne allontana perché vuole più soldi e più velocemente. Emanuele il giovane di buona famiglia, tessitore di relazioni e accomodatore di talento, preso nell’estasi dell’illegalità, da animale sociale a losco faccendiere il passo è breve… Omissis il giovane avvocato, capace di “farsi un mazzo così”, uno dei tanti partiti all’avventura con un curriculum in mano, poi divenuto scaltro, intrallazzatore nelle aule di tribunale, aggiustatore e insabbiatore, ricattabile e al prossimo giro complice senza scrupoli.

Fabrizio segue la trafila criminale, dai piccoli furti allo spaccio fino all’omicidio eclatante di un boss scissionista per conto del clan Mariano. Viene ferito e finisce in galera, condannato a venticinque anni, ma la sua parabola terrena non sembra concludersi in un’anonima cella di Poggioreale. Nonostante il desiderio di vendetta dei nemici qualcuno si adopera per proteggerlo.

Fabrizio, dopo alcune tappe intermedie, viene trasferito al carcere di Volterra e da lì intraprende un cammino di recupero e di ipotetico riscatto. L’omicida incallito emerge dal buio profondo, inizia a studiare, fa teatro, si innamora di una professoressa di italiano. Ma come è possibile? Chi lo sta favorendo? Forse le maglie della rete in cui è imprigionato si stanno allargando per renderlo più vulnerabile?

Come in un sistema idrografico rivoli sotterranei e affluenti intersecano il corso principale di un’esistenza compromessa… Emanuele, il faccendiere, l’alchimista delle relazioni pericolose, entra nel meccanismo per condurre Fabrizio allo scoperto, è zuppo d’odio, non ha dimenticato uno sgarro subito molti anni prima e vuole la sua parte di rivincita… L’avvocato Omissis muove le pedine di un magma indistinto, criminalità e collusioni, coordina la stesura di un permesso premio che riporterà Fabrizio a Napoli, nella trappola acuminata della malavita incapace di dimenticare.

Ma un ingranaggio si inceppa, Fabrizio coglie la visione completa, l’imbroglio tramato, scappa in Francia dove cerca di rifarsi una vita e dove prova ad essere felice o semplicemente ad ingannare le ombre irriducibili del passato… in attesa di un nuovo ritorno, di una passeggiata da uomo libero nella città bella e dannata dove tutto ha avuto inizio.


Leandro Del Gaudio, cronista del quotidiano “Il Mattino” di Napoli, compone l’avvincente mosaico di “Cattivo Infinito” (edito da David and Matthaus) partendo da interviste, dall’assimilazione di fatti realmente accaduti, da documenti giudiziari e sintesi giornalistiche. Adotta un incedere letterario, ritmato, per uscire dall’effimera nebulosa di nomi, procedure e dati da archiviare. Penetra la notizia e le vicende di camorra facendo da tramite, da traduttore credibile, perché il metodo di scrittura di Del Gaudio (come scrive il “maestro” Roberto Saviano nell’intensa prefazione)… “Ti consente di raccontare un apprendistato criminale come fosse il tuo. Ti consente di raccontare una Napoli di trent’anni fa come fosse quella attuale. Tanto nulla è cambiato, tutti lo sanno anche se fingono che non sia così. I boss hanno altri nomi, volti, età. Ma la ferocia resta la stessa. La fame anche, la rabbia e la mancanza di futuro.

Paolo Risi

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Cattivo infinito | Leandro Del Gaudio