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La Rubrica “Cultura editoriale. Raccontiamo il tuo progetto”, si propone di raccontare la storia editoriale di realtà micro e piccole da poco presenti sul mercato del libro con una propria idea di narrativa e di proposta culturale.

a cura di Emanuela Chiriacò

Intervista a Alessio Rega, direttore Editoriale di Les Flaneurs edizioni


Come nasce la casa editrice Les Flâneurs Edizioni?

Les Flâneurs Edizioni è nata nel 2015 da un’idea del sottoscritto e della scrittrice ed editor Bianca Cataldi. Il nome è un chiaro omaggio a Baudelaire e alla figura primonovecentesca del “flâneur”, l’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia. In maniera analoga il nostro obiettivo, come casa editrice, è la diffusione della cultura letteraria in ogni sua forma, dalla narrativa alla poesia fino alla saggistica, con indipendenza di pensiero e soprattutto con occhio attento alla qualità.

Il gruppo di lavoro si è infoltito nel tempo o è lo stesso che ha dato vita al progetto?

Nel tempo c’è stata una crescita costante che ci ha permesso di ampliare l’organico e di provvedere a una riorganizzazione più efficace. delle risorse umane e una maggiore specializzazione. Fondamentale è stato l’apporto di Carlotta Susca che ha messo a disposizione tutte le sue competenze e la sua professionalità. Oggi c’è uno zoccolo duro di collaboratori (5 tra editor e correttrici di bozze), un direttore artistico, un illustratore e un addetto stampa.

Il nome scelto anticipa un certo interesse per la lingua francese che trova conferma nella sezione dedicata alle collane pubblicate. Tutte portano infatti un nome francese. Come mai?

La scelta del francese, che mantiene pur sempre il suo fascino, ha una duplice motivazione: prima di tutto l’utilizzo di una lingua straniera ci ha permesso di svincolarci da connotazioni territoriali. In secondo luogo si tratta ancora una volta di un omaggio alla tradizione letteraria e ai grandi romanzieri d’oltralpe, da Flaubert a Dumas, da Hugo a Zola.

In cosa risiede l’originalità del vostro progetto?

Sembra strano dirlo ma, nell’epoca delle case editrici a pagamento e del selfpublishing aggressivo, l’originalità del nostro progetto è semplicemente quella di provare a fare una buona editoria, di offrire ai lettori libri di qualità curati in ogni dettaglio, dall’editing alla veste grafica e tipografica. Siamo una casa editrice giovane e quindi ovviamente molto attenta anche alle nuove forme di comunicazione, quelle legate soprattutto ai social network.

C’è un’anticipazione che riguarda Les Flâneurs che potete dare a Zest? 

È da poco uscito un’interessante volume fotografico dedicato alla produzione neorealista di Chiara Samugheo, la prima donna fotografo ad aver immortalato le star del cinema, italiane e straniere: da Sofia Loren a Brigitte Bardot. Questo libro, che contiene moltissime fotografie inedite, si concentra invece su tutta la sua produzione precedente, una fotografia sociale che raccontava il mondo subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Cosa consigliate a chi vuole esordire con la vostra casa editrice?

Prima di tutto di avere tanta pazienza e umiltà. Questi sono gli aspetti fondamentali per poter lavorare bene e togliersi delle soddisfazioni. La piccola editoria ha tempi diversi rispetto alla grande. A volte c’è bisogno di tempo prima che un libro riesca a spiccare il volo: è necessario avere costanza e voglia di mettersi sempre in gioco. Quello che posso assicurare a tutti gli autori che entrano in contatto con noi è la professionalità del mio staff. Pur essendo una piccola realtà, e questo lo sottolineo sempre per evitare di generare aspettative errate, lavoriamo e pensiamo come se fossimo una grande casa editrice, consapevoli che la qualità sia l’unico fattore in grado di fare la differenza.

Chi è il vostro lettore ideale?

Il nostro lettore ideale è colui che ama rischiare, che ha il coraggio di scegliere e comprare anche i libri di un piccola casa editrice senza lasciarsi condizionare dal nome di grido, dalle classifiche o dal marketing spudorato delle major. È un lettore che non ha pregiudizi ed è anche quello che poi ci regala più soddisfazioni perché spesso è un lettore che torna. I nostri libri, infatti, sono come le ciliegie, letto uno se ne vuole leggere subito un altro. Provare per credere!

 Cosa credi si possa fare per avvicinare i lettori deboli o potenziali alla lettura? 

Se si riuscisse a far passare che leggere non è una cosa da sfigati si farebbe già un primo passo significativo. Certo, ovviamente questo basta. La questione è davvero molto complessa. Un ruolo fondamentale lo hanno sicuramente la famiglia e la scuola. Se a casa manca l’educazione alla lettura si parte già svantaggiati. La scuola, da parte sua, dovrebbe invece cercare di proporre, oltre ai classici che sono imprescindibili, anche letture un po’ più “agevoli” con un linguaggio magari più vicino a quelle delle nuove generazioni. E smettiamola di far passare la lettura come una cosa solo per intellettuali!

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Cultura editoriale, raccontiamo il progetto Les flaneurs edizioni