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Siamo molto contenti di ospitare una intervista al poeta bulgaro Alexander Shurbanov autore di Dendrarium da cui potete leggere alcune poesie e il nostro commento QUI


Per lei la Poesia è un percorso lungo e non sempre felice, e quella del poeta è una condizione in divenire, a che punto di quel percorso lirico e personale pensa di essere giunto?

La poesia mi accompagna fin dalla mia infanzia, da circa settant’anni ormai. Non sono mai stato in grado di anticipare, provocare o pianificare le sue visite. A volte si è assentata senza preavviso per settimane e persino per mesi di fila, e mi è mancata profondamente. Ma poi ricompariva all’improvviso – che gioia, che trepidazione! Come il ritorno inatteso di un amante volubile. Con l’età, credevo che la poesia avrebbe smesso di interessarsi a me, ma non è andata così. Continua a tornare e le nostre rimpatriate mi riempiono di gioia di vivere. Certo, i nostri rapporti sono cambiati gradualmente: le emozioni e gli entusiasmi giovanili hanno lasciato spazio a meditazioni più quiete e a riflessioni ironiche, ma c’è da aspettarselo, no?

Il poeta vive una dimensione comunicativa solitaria, tuttavia la poesia, che per lei è una sorta di non-discorso, una specie di colloquio silenzioso con se stessi parla al mondo intero, e può diventare fonte di insoddisfazione e frustrazione. Lei afferma di aver avuto un’esperienza diretta con questi due sentimenti negativi, ce ne parla?

Sono assolutamente d’accordo con la memorabile osservazione di John Stewart Mill che se la retorica si ascolta, la poesia si capta. La poesia, per come l’ho sempre vista, è una riluttante verbalizzazione di uno stato d’animo per un beneficio personale. Questa comunicazione solipsistica con se stessi oltre all’inevitabile solitudine del lavoro creativo del poeta rende la sua vita estremamente isolata. Una condizione che crea naturalmente la necessità di rivolgersi agli altri, a coloro che il poeta spera segretamente capteranno le parole loro preindirizzate. Il paradosso è che anche quando il poeta riesce a familiarizzare con loro, gli anonimi captatori, la soddisfazione di questa unione non dura a lungo e il poeta molto presto sente la voglia di tornare alla solitudine della creazione, anzi, il poeta torna a questa solitudine, nonostante tutti gli sforzi opposti, anche in mezzo agli altri, sconcertandoli con quella che scambiano per voluta eccentricità. Questo non fa che allontanare ulteriormente il poeta dalla società a cui anela. È un tipo di amore che resta insoddisfatto anche quando è ripagato.

La Svizzera dal 2008 introduce il rispetto della dignità delle piante nella sua costituzione. Molti hanno trovato questa scelta discutibile e addirittura rischiosa per i progressi della scienza e delle biotecnologie vegetali. Eppure una nuova etica della natura appare sempre più necessaria a fronte dei disordini ecologici e climatici, e sanitari in corso. Che ne pensa?

La storia occidentale delle idee, dalle sue radici giudaico-greche attraverso la lunga tradizione scolastica del cristianesimo medievale e la fioritura dell’umanesimo italiano, ha sviluppato l’incrollabile convinzione della supremazia dell’uomo su tutto il mondo vivente. Questa sopravvalutata presunzione ha dato alla nostra specie l’energia necessaria per conquistare la natura, ma è solo ora che man mano ci rendiamo conto degli effetti dannosi di questo trionfo. Ora è ampiamente chiaro che noi umani siamo parte di un ecosistema che comprende tutti gli animali, le piante e gli elementi di questo pianeta. Ogni danno che le si infligge ne disturba il complesso equilibrio e provoca disastri. Allo stesso modo, non possiamo sostenere la nostra vita senza invadere la vita degli animali e delle piante intorno a noi, ma dobbiamo farlo con ragionevolezza. Se superiamo i limiti, ci mettiamo in pericolo. Eppure non è solo un problema di autoconservazione. Il mondo della natura è così pieno di bellezza, vigore e saggezza da rendere la nostra esistenza piacevole e divertente. Ha una dignità che permea ogni sua manifestazione e merita il nostro rispetto e il nostro amore. Di questo trattano molte delle mie poesie.

In che modo, a suo avviso, il poeta può assumere la responsabilità di interpretare e favorire una nuova visione del mondo e del futuro. La Poesia può aiutare il processo di consapevolezza ecologica ?

I poeti per definizione sono sognatori. La loro incessante determinazione riguarda un mondo favorevole ad una più piena realizzazione dell’individuo e della sua più vera integrazione con l’ambiente sociale e naturale. Pensiamo a questa integrazione come la chiave per l’autorealizzazione e la felicità. In questo senso, che il poeta ne sia consapevole o meno, l’impegno essenziale di tutta la poesia è rivolto ad un’esistenza in sintonia con la società e la natura. La poesia è capace di aiutare a creare una realtà così perfetta, a realizzare i suoi sogni? Diciamo che è sufficiente che la poesia sostenga questo sogno e l’anelito alla sua realizzazione.

Gli essere umani, nella presunzione di governo assoluto, non sono in grado di mettersi in ascolto. Di quali sensibilità e di quali linguaggi il dialogo con il non-umano ha bisogno?

Sì, è molto importante che impariamo ad ascoltare le lingue che non capiamo facilmente e che scambiamo per semplice rumore, la miriade di linguaggi degli uccelli, degli animali, degli alberi…

Sono piene di messaggi molto facili che non capiamo. Le persone credono che i propri animali domestici capiscano correttamente gran parte di ciò che dicono. Si pensa che la musica abbia un effetto positivo sia sugli animali che sulle piante. Non so se le parole possono superare le barriere tra le diverse forme di vita, ma è indubbio che le melodie, l’intonazione della voce possano farlo, perché portano sentimenti più che pensieri. I sentimenti sono ciò che ci accomunano. E se riusciamo a far giungere i nostri migliori sentimenti agli abitatori non umani dell’ecosfera, che condividiamo con loro, se riusciamo a comunicare loro la nostra buona volontà, il nostro rispetto e amore, possiamo sperare di creare un mondo migliore, più appagante e unificato per le generazioni a venire.

(Traduzione di Emanuela Chiriacò)


For you, Poetry is a long and not always happy journey, and that of the poet is a condition in the making, at what point of that lyrical and personal journey do you think you have reached?

Poetry has been with me since my childhood, for some seventy years now. I have never been able to anticipate, provoke or plan her visitations. At times she has been absent without warning for weeks and even for months on end, and I have felt sharply her absences. But then she appeared all of a sudden – what joy, what trepidation! Like the unexpected return of an inconstant lover. With age, I expected that poetry would cease to be interested in me, but it didn’t happen that way. She keeps coming back and our reunions replenishes my zest for life. Our relations have, of course, gradually changed: the youthful excitements and enthusiasms have given way to calmer meditations and ironic reflections, but that is to be expected, isn’t it?

The poet lives a solitary communicative dimension, however poetry, which for him/her is a sort of non-discourse, a kind of silent conversation with oneself, speaks to the whole world, and can become a source of dissatisfaction and frustration. You claim to have had direct experience with these two negative feelings, can you tell us about them?

I couldn’t agree more with John Stewart Mill’s memorable observation that while rhetoric is heard poetry is overheard. Poetry, the way I have always seen it, is a reluctant verbalization of a state of mind for one’s own benefit. This solipsistic communication with oneself in addition to the inevitable loneliness of the poet’s creative work makes the life of such a person extremely isolated. A condition which naturally creates the need of reaching out to the others, those who the poet secretly hopes will overhear his/her self-addressed utterances. The paradox is that even when the poet succeeds in mixing with them, the anonymous overhearers, the satisfaction of this union doesn’t last long and the poet very soon feels the urge to return to the solitariness of creation, nay, the poet does return to this solitariness, in spite of all efforts to the contrary, even in the midst of the others, puzzling them with what they take for willful eccentricity. This can only further estrange the poet from the society that he or she yearns for. It is a kind of love that is unsatisfied even when requited.

Switzerland has introduced respect for the dignity of plants in its constitution since 2008. Many have found this choice questionable and even risky for advances in plant science and biotechnology. Yet a new ethics of nature appears increasingly necessary in the face of ongoing ecological and climatic and health disorders. What do you think?

The Western history of ideas, from its Judaeo-Greek roots through the long scholastic tradition of Medieval Christianity and the flowering of Italian humanism, has developed an unshakable conviction of man’s supremacy over the entire world of beings. This inflated self-importance has given our species the energy necessary for the conquest of nature, but it is only now that we gradually become aware of the detrimental effects of such a triumph. It is now amply obvious that we humans are part of an ecosystem encompassing all animals, plants and the elements of this planet. Every harm inflicted on it disturbs its complex equilibrium and invites disaster. By the same token, we cannot sustain our life without encroaching upon the life of the animals and plants around us, but we must do that within reason. If we overstep our limits, we put ourselves in danger. Yet it is not only a matter of self-preservation. The world of nature is so full of beauty, vigour and wisdom that it makes our existence pleasant and enjoyable. Its dignity permeates its every manifestation and deserves our respect and love. This is in fact what many of my poems are about.

In what way, in your opinion, can the poet assume the responsibility of interpreting and fostering a new vision of the world and the future? Can poetry help the ecological awareness process?

Poets by definition are dreamers. Their unceasing drive is towards a world conducive to a fuller realization of the individual human being and its truer integration in its social and natural environment. We think of this integration as the key to self-realization and happiness. In this sense, whether a poet is aware of this or not, the essential striving of all poetry is towards an existence in tune with society and nature. Is poetry capable of helping to create such a perfect reality, to make its dreams come true? Let’s say, it is enough that poetry sustains this dream and the yearning for its realization.

Human beings, in the presumption of absolute government, do not seem able to listen. What sensitivities and what languages ​​does dialogue with the non-human need?

Yes, it is very important that we learn to listen to languages that we don’t easily understand and mistake for mere noise, the myriad languages of birds, animals, trees… They are replete with messages very easy to miss. People believe that much of their own language is properly understood by their pets. Music is supposed to have a positive effect on both animals and plants. I don’t know if words can get across the barriers between the different forms of life, but it is beyond doubt that tunes, intonations can, because they carry feelings rather than thoughts. Feelings are what we have in common with them. And if we can make the best of our feelings reach the non-human denizens of the ecosphere, which we share with them, if we manage to communicate to them our good will, our respect and love, we can hope to create a better, more fulfilling and unified world for the generations to come.


Alexander Shurbanov nato a Sofia (Bulgaria) nel 1941, è un poeta, traduttore, saggista, critico letterario e professore universitario, nonché dottore honoris causa nelle Università britanniche del Kent e del Surrey. È autore di sedici libri di poesia, tra le sue più recenti pubblicazioni Primosole (English and Bulgarian versions, Sofia, 2016), Paesaggio invernale con corvo (antologia in lingua macedone, Struga, 2016), Dendrarium (Sofia, 2017; versione inglese, 2019).

È il traduttore bulgaro dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, delle tragedie di Shakespeare, del Paradiso perduto di John Milton e della sua tragedia I nemici di Sansone, delle poesie di Dylan Thomas e di numerosi altri poeti anglofoni.

Nel 2020 sono state pubblicate in Bulgaria le sue traduzioni del Romeo e Giulietta di William Shakespeare e del Manfred di George Gordon Byron. Per oltre quarant’anni, Shurbanov ha insegnato Letteratura Inglese presso l’Università di Sofia e ha pubblicato numerosi libri di critica sia in patria che all’estero. È stato insignito della Medaglia d’Onore dell’Università di Sofia, del Premio Nazionale “Hristo G. Danov” per il suo contributo alla cultura.

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Ecopoesia: intervista ad Alexander Shurbanov