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Oggi abbiamo chiesto quale sia la sua personale formula di benessere alla brillante scrittrice Elena Sacco autrice di un libro illuminante, Siamo liberi, Chiarelettere 2015 (leggi la nostra recensione qui)

Le risposte di Elena Sacco indicano il suo percorso di riflessione e consapevolezza, lasciano una prospettiva di vita profonda e oserei dire mirata all’essenziale, dove la bellezza e la condivisione diventano fari per il cammino.

1) Le esperienze della vita ci aiutano a determinare una nostra idea di benessere, qual è la sua?
Non riesco ad avere un’idea “mia” di benessere perché per come lo intendo io il benessere non può mai essere individuale: benessere è un concetto collettivo, altrimenti non è benessere. Esiste un solo modo di intenderlo individualmente ed è quello intimo, di chi sa come potrebbe essere condivisibile, di come sia possibile mantenerlo e divulgarlo.
Ma se proprio dovessi dare una mia idea di benessere direi: uno stato d’animo armonico, in cui vivere non sia mai una lotta da vincere o perdere, per nessuno e in nessun giorno della propria vita. Benessere è quando la vita è un’esperienza di felicità collettiva.

2) Un libro può essere importante nella crescita individuale e può costruire la nostra visione del mondo. Ne ricorda uno determinante per lei?
Una domanda difficilissima perché ogni libro letto è un pezzetto del puzzle che forma la visione personale del mondo.
Potrei dire Memorie di Adriano della Yourcenar perché ha ribaltato la mia visione del concetto di potere, della caccia, della res publica.
Potrei dire La Sorella di Sandor Marai perché da allora (e anche con il sostegno di Rudolf Steiner) mi ha dato una visione diversa del concetto di malattia del corpo: semplicemente sentinella di disturbi dell’anima.
Potrei dire Arabia Felix perché mi ha fatto comprendere come il paradiso non sia mai “un luogo” da raggiungere e che può essere vicinissimo o lontanissimo da noi: semplicemente perché il paradiso sei, o non sei, tu.

3) In che modo la letteratura e l’arte possono supportare una visione di vivere sostenibile?
Arte e letteratura sono due colonne portanti del vivere sostenibile. Direi che lo “sostengono” a tutti gli effetti.
Niente come arte e letteratura fornisce ai destinatari esperienza tangibile di come l’immaginazione sia l’arma buona dei mali reali del mondo.
Un’opera d’arte (materiale o concettuale) esorcizza la paura dell’impossibile. Apre il sé  verso l’esterno e al contempo chiude in noi ciò che dall’esterno arriva.
Ecco perché, in questo nuovo e conclamato Medioevo è importante non perdere mai di vista il bello, l’armonico, la luce. Abbandonando i luccichii e dedicandosi anima e corpo alla compassione: guardando ogni singolo “vivente” come fondamentale perno di un equilibrio universale.
E niente come l’arte sa far luce su questa necessità.

4) Un commento personale: crisi dell’editoria o crisi culturale?
Rispondo da lettrice.
I mercati, così come li abbiamo intesi finora (e che riallacciandomi alla domanda precedente definirei tutti, nessuno escluso, “a catastrofico impatto ambientale”) non possono continuare a funzionare. Lo hanno dimostrato più che chiaramente.
Un tempo un editore ponderava e soffriva spesso per decidere se pubblicare o no un autore: era un garante (arbitrario ma competente) di ciò che proponeva al suo pubblico. Si assumeva la responsabilità intellettuale ed economica delle proprie scelte.
Poi sono arrivati gli imprenditori/commercianti di libri, che dei libri hanno fatto oggetti di marketing né più né meno come si fa con una lametta da barba o un detersivo.
E i lettori, di conseguenza, sono diventati consumatori: così come acquistano la lama che rade più a fondo e il detersivo che lava più bianco… acquistano il libro di cui tutti parlano, dell’autore visto più spesso in tv o sui giornali.
Gli autori in fondo sono diventati come gli attori: una tempo andavi in TV  solo se eri un attore di teatro di successo. Ora fai teatro solo se hai avuto successo in TV.
Se a questo aggiungiamo che l’istruzione, nell’ultimo ventennio, ha subito colpi mortali in termini di credo istituzionale… e che l’uso di internet si sia stabilizzato come fonte principale della propria formazione e informazione (anche per ciò che concerne libri e cultura in genere) beh, che dire? Io speriamo che me la cavo 🙂

5) Ci parli dei suoi lavori in corso e come si dice: progetti per il futuro?
Lavoro a un progetto di divulgazione di alcuni temi a me molto cari affrontati all’interno del mio libro Siamo Liberi (edito da Chiarelettere e che ZEST Letteratura Sostenibile ha meravigliosamente recensito): la resilienza attiva, la positività nella precarietà, l’ammissione della fragilità rispetto all’illusione di controllo, il vivere ogni singolo gesto come azione concreta per la collettività… e molte altre ancora.
Penso che i primi a dover prendere contatto con questa nuova modalità di governance siano gli uomini che per ruolo dirigono il lavoro e la scelta di altri uomini e donne: vorrei parlare dei miei temi come fossero la voce fuori dal coro che ancora sta urlando “devi essere aggressivo, devi vincere la guerra dei mercati, devi primeggiare per essere vivo”. È un’utopia, lo so: ma anche partire con un neonato di 2 settimane in giro per mari del mondo lo era. Prima di farlo.
Perché per lavorare a un mondo sostenibile non è corretto dire: “io sono coraggioso e non ho paura”. È coraggioso dire: “Ho una paura fottuta, ma lo faccio lo stesso”.

Non possiamo che ringraziare Elena per questa sua preziosa testimonianza che trova noi di ZEST concordi su ogni aspetto e in particolare sul valore indiscusso che cultura del bello e salvaguardia delle risorse ambientali  siano fonti primarie di ogni soddisfazione e benessere.

Antonia Santopietro

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Intervista ad Elena Sacco, il benessere è uno stato d’animo armonico |