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caso-manzoniIL CASO MANZONI | Fabio Mongardi
Parallelo 45

Contagiato “dal male di valle, che è un po’ l’equivalente, credo, del mal d’Africa” Fabio Mongardi decide di raccogliere informazioni sul fatto di sangue che nel luglio del 1945 segnò tragicamente il destino dei conti Manzoni Ansidei.

Siamo ai margini del territorio di Lugo, nel cuore della Romagna, e a distanza di pochi mesi dalla Liberazione i componenti della famiglia nobiliare vengono prelevati dalla propria residenza da un drappello di ex partigiani. Il loro destino è segnato: i tre fratelli maschi vengono uccisi con le armi da fuoco, la madre e la domestica selvaggiamente finite a bastonate.

Un atto disumano figlio di una situazione contingente, inquinata dal delirio postbellico, che esorta Fabio Mongardi ad esplorare motivazioni e a ricercare testimonianze dirette. Inizia così il percorso narrativo ed esperienziale dello scrittore, l’investigazione di un passato apparentemente distante che, al di là del tempo e delle rielaborazioni postume, cela omissioni e complicità.

Nessuno sembra interessato a riaprire ferite dolorose, eco della nostra storia e dei conflitti insanabili che l’hanno generata, fino all’incontro con un ex professore di scienze, ricoverato in una casa di riposo, che custodisce la memoria dei fatti “dentro brogliacci numerati” ed è disposto a rivelarla.

All’inizio degli anni ’90 l’ex professore (Giuliano Nobili) vive in solitudine ai margini della città di Ferrara, in una zona bonificata dopo la seconda guerra mondiale, terra silenziosa e struggente. Osservando un argine nota una grossa buca, forse la tana di una nutria, ma smuovendo il terreno vengono in superficie delle ossa umane, un cranio forato da un proiettile e una medaglietta d’oro su cui è riportato il motto di una congregazione religiosa sostenuta dalla contessa Beatrice Manzoni, una delle vittime della strage di Lugo.

Incuriosito e turbato dal ritrovamento decide di indagare per risalire all’identità dei resti umani, che ad una prima analisi risultano essere quelli di una giovane donna. Giuliano Nobili si muove così fra biblioteche e circoli sociali, contattando ex partigiani e persone informate dei fatti, giungendo a ricomporre i tasselli di una storia dimenticata, quella di Lucia Crivelli, giovane donna di simpatie fasciste che durante la guerra si innamora di un combattente partigiano.
La sua tragica fine, una vera e propria esecuzione, è un dettaglio prezioso che emerge nel quadro generale della storia di un territorio e delle motivazioni connesse all’eccidio dei conti Manzoni Ansidei.

E nella ricerca della verità l’ex professore di scienze vive sulla propria pelle una condizione esistenziale tenacemente radicata: nonostante gli anni trascorsi dallo svolgimento dei fatti criminosi, l’odio indicibile, le morti e la rappresaglie, impregnano ancora i sentimenti e le coscienze di chi è stato attore o semplicemente testimone.
Al di là dell’efficace descrizione dei personaggi, della trama ben amalgamata alle ricognizioni documentali, sorprende ne Il caso Manzoni (Parallelo 45 Edizioni) la descrizione amorevole e accurata del paesaggio e degli scorci ambientali. Profumi della terra, il soffio della neve, i ritmi delle ombre selvatiche, misurano lo sviluppo dell’investigazione, armonizzano con il passato rendendolo vivo, incombente. Una geografia intima quella rappresentata da Mongardi “dove percepisci nettamente che […] l’ordine o il disordine, la legalità o la giustizia, non appartengono quasi mai alle leggi scritte o alle carte bollate. Terre dove, eliminate le sovrastrutture, rimane solo l’uomo col suo cuore, a volte nero come la pece”.

Paolo Risi

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Il caso Manzoni | Fabio Mongardi