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il senso della vita secondo meIl senso della vita (secondo me) | Jack London
Chiarelettere 2016 prefazione di Mario Maffi

di Otello Marcacci

Prima che mi dessero tutti questi titoli, ho lavorato in una fabbrica di conserve, in una di sottaceti, sono stato marinaio, ho trascorso mesi fra le schiere di disoccupati a cercar lavoro; ed è questo lato della mia vita che io venero di più, e a cui voglio restare attaccato finché vivo.”
Jack London

Il senso della vita (secondo me) di Jack London (di cui ricorre quest’anno il centenario della morte) pubblicato la prima volta nel 1905 e recentemente ripubblicato da Chiarelettere, è un pamplhet nel quale l’autore racconta dei suoi sforzi per uscire dalla condizione di appartenente alla classe operaia. Originariamente scritto come un opuscolo socialista aveva l’obiettivo di fornire una morale che potesse essere allo stesso tempo interessante da raccontare e da essere ascoltata.

Il punto di partenza di London è quello di osservare il mondo che lo circonda con gli occhi dell’americano medio, sempre teso alla ricerca della prosperità e della felicità o più in generale cercando quella che essi chiamano “Mobilità verso l’alto”. London, per far sentire il lettore (statunitense) a suo agio, comincia con l’ammettere che anch’egli era stato in età giovanile un fervente credente della teoria per cui l’aumento della ricchezza facesse aumentare allo stesso tempo la propria nobiltà, gentilezza, la decenza e la dignità. Nel famoso e celebrato modello di vita americano anche lui intendeva diventare il perfetto self-made man, l’uomo che ce la fa da solo. La libertà del resto è uno dei paradigmi della sua letteratura. Il punto di arrivo di questa strada è però la presa di coscienza che diventare un capitalista non gli ha portato come sottoprodotto la nobiltà e la grazia, come pensava. Al contrario si scopre un approfittatore dei suoi dipendenti e la sua fortuna è stata causa di attacchi da parte di ladri e speculatori concorrenti che ne hanno impedito la crescita nella scala sociale. Arriva quindi a sintetizzare il suo pensiero socialista con amara ironia: la brama di profitto che spinge l’industria potrebbe distruggere la risorsa più preziosa: l’amore per il lavoro dei suoi migliori operai. 

Scoperto che la famosa mobilità verso l’alto si è trasformata in una ripida discesa si trova a fare i conti con la sua naturale povertà ma anche con la vergogna opprimente di aver fallito la scalata sociale e comincia a guardare alla società con occhi nuovi venendo a una nuova conclusione, quella che gli avrebbe insegnato la lezione più difficile: anche il cervello è una “commodities” un bene da usare, che può essere sfruttato e coloro che ne fanno uso spesso sono ancora più ipocriti

Il senso della vita (secondo me) che culmina con l’apologia della classe operaia è quindi una testimonianza socialista, ma è più che un manifesto. Oltre alla sua posizione politica, risuona la fede nello spirito umano. Afferma le lotte private di individui che perseguono con passione i loro sogni nonostante le minacce di un portafoglio magro, l’oscurità per tutta la vita, limitazioni imposte dalla classe o il disprezzo dei loro contemporanei.

Per quanto la morale sottostante sia nota la lettura del testo risulta interessante specie per coloro che hanno la passione per le biografie romanzate di autori o personaggi pubblici.

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Il senso della vita (secondo me) | Jack London