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stancanelliLa femmina nuda | Elena Stancanelli
Finalista Premio Strega 2016

 

Recensione dei lettori di ZEST:  Emanuela Chiriacò

Dai lontani tempi di Paura di volare di Erica Jong, non leggevo un libro scritto da una donna che parlasse di sesso come La femmina nuda di Elena Stancanelli. Non c’è paragone, il parallelo si riferisce evidentemente alla libertà del linguaggio.
In Elena Stancanelli, c’è la disperazione lacerante di una donna tradita che si rende vittima e carnefice del suo malessere patologico. Anna è una donna come tante. Con una relazione come tante.
L’incontro con il tradimento di Davide e Cane, lei chiama così la donna con cui è stata tradita, le azzera la lucidità e il buon senso. Nuda cade nel vortice autoavvitante del delirio della gelosia ossessiva. Ne è fagocitata come se fosse l’unica ragione che la possa tenere in vita.
Nuda sì umilia, spiando il cellulare mentre Davide dorme. Nuda indovina la password di facebook ogni qualvolta lui la cambi.
Perché però, tra le tante donne che Davide ha avuto e continua ad avere, Cane è la prescelta per perdersi e rischiare di non ritrovarsi più? Nella metabolizzazione di un trauma del genere, chi riesce a perdonare diventa cittadino onorario della zona di non comfort assoluto. Senza passaporto in una terra straniera, si diventa clandestini di un dolore che trova nell’umiliazione e nella giustificazione dell’impossibile, un potente anestetico.
La corsa irrefrenabile della follia del malessere sì liquefa e fugge in tutte le direzioni senza una strategia pianificata. La rappresentazione del tentativo scellerato e del suo esito incerto si sottopongono ad aggiustamenti migliorativi o peggiorativi che non hanno un reale controllo.
Scritto in forma di lettera/confessione, Anna mostra la sua anima nuda alla sua migliore amica Vale.
Un’anima nuda, sottile che si frantuma come un cracker, tra il sale delle lacrime e la consistenza della sbobba masticata che si blocca in gola tanto è densa. Impossibile da vomitare e da ingoiare.
Durante il racconto, ad Anna sono offerti molti bicchieri d’acqua. Li riceve nei momenti topici, pianti e svenimenti, come se fosse una soluzione al superamento dell’ingorgo rappreso in gola che rende impossibile digerire quello strazio.
Tra ammissioni di sesso fugace con perfetti sconosciuti e pedinamenti della rivale, Anna trova nel suo fare pericolosamente delirante la forza di ricominciare. Il finale è catartico ed esilarante.
La scrittura di Elena Stancanelli è matura e consapevole. Srotola parole e suggestioni, crudezza e disperazione con estrema sincerità anche quando c’è da parlare della slealtà della protagonista. Si avventura in luoghi scomodi dell’interiorità di una donna ferita e nuda. Ammette cose complesse con un coraggio verbale più unico che raro.

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La femmina nuda | Elena Stancanelli