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la-mia-vita-allombra-del-mareLA MIA VITA ALLL’OMBRA DEL MARE | SIMONA DOLCI
Raffaello Libri 2016

di Paolo Risi

Salvatore è un bambino come tanti altri se non fosse per la realtà che lo assedia e gli gira intorno. Nel 1993 abita a Brancaccio, un quartiere di Palermo, e la storia dentro cui è immerso parla di mafia e di un prete speciale, padre Pino Puglisi.
Salvatore ancora non capisce perché molti nel quartiere non vogliano bene a don Pino. Il prete gioca abilmente a calcio e per il ragazzino, i cui idoli del pallone sono Totò Schillaci, palermitano come lui, e l’olandese Ruud Gullit, questa attitudine segna parecchi punti a favore. Ma a quanto pare essere una persona straordinaria e saperci fare su un campo di calcio non sono requisiti sufficienti per essere ben voluto a Brancaccio.
Il mondo si sta rivelando con le sue contraddizioni, il ragazzino viene preso in giro dagli amici perché va all’oratorio e, durante un drammatico litigio notturno, sente il padre dare del mafioso all’altro figlio Giuseppe, più vecchio di Salvatore di una decina di anni. “Salvatore registra quella parola, ha un peso enorme e lui lo sa. Ma nella sua mente non riesce proprio a unire suo fratello Giuseppe alla definizione del termine mafioso. Salvatore sa che i mafiosi sono cattivi. Sa che i mafiosi sono persone da cui stare lontano, e che fanno cose brutte. Salvatore sa che i mafiosi fanno male alle persone. Ma, si chiede, cosa c’entra tutto questo con suo fratello?”. Le domande di Salvatore sono decisive, il bisogno di capire supera le spensieratezze dell’età, il fulgore dell’estate palermitana. Saranno il percorso del fratello maggiore e il tragico destino di padre Pino Puglisi a delineare un futuro possibile, una risposta ai quesiti di un bambino spaesato nel mondo dei grandi.
Il libro di Simona Dolce è narrativa limpida, il suo respiro è universale calato nel mondo dei piccoli. Dentro vi è il modo di riconoscersi, di farsi realmente un’idea, c’è l’invito alla trasmissione di un messaggio oggi più che mai necessario: non dobbiamo lasciare i nostri figli, le nuove generazioni, nel silenzio dei valori.
I dubbi, la confusione di Salvatore sono naturali alla sua età, semmai resi più nitidi dalla presenza di armi da fuoco, sguardi indecifrabili, dalle lacrime di una madre addolorata. Immagini, esperienze di chi è nato in quelle terre, che non per questo devono essere ritenute una sventura circoscritta, un riflesso deformato del nostro tempo, ma che al contrario devono stimolare all’azione educativa, al confronto a tutto campo.
Con padre Pino Puglisi Salvatore impara a divertirsi rispettando le regole, impara la differenza fra il bene e il male, a comprendere il significato della parola libertà (“essere felici dovrebbe voler dire essere liberi”), qualcosa che va oltre il denaro, le imposizioni dei più “forti” e abbraccia un sentimento che nasce dal profondo del cuore.
La figura del sacerdote, ucciso da Cosa Nostra il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56° compleanno, sostanzia le pagine di verità, le rende una sorta di volo leggero sulle macerie di una città sfinita. Le sue parole, l’interpretazione coinvolgente che ne dà Simona Dolce, sono quelle che forse, ognuno di noi, indipendentemente dall’età e dalle coordinate geografiche, vorrebbe sentirsi dire nei momenti di sconforto, di abbandono della fede.
Ma “La mia vita all’ombra del mare” (edito da Raffaello Libri) è pur sempre un libro per ragazzi, ne contiene peculiarità, toni, misura. Il maggior pregio del  libro è la generosità, il desiderio di trasmettere un ideale e la capacità di saperlo fare con limpidezza, semplicemente nel modo adeguato. È una testimonianza, una delle tante che misura, e cerca di irrobustire, la coscienza civile del nostro paese, che colora il quadro di un auspicabile e decisivo cambiamento. Ce lo ricorda anche Maria Falcone, presidentessa della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, nelle pagine conclusive del volume: “Quella di Salvatore è una grande lezione di discernimento quotidiano che tutti i giovani sono chiamati a compiere. Come dico sempre ai ragazzi nelle scuole “scegliere da che parte stare” è una scelta che si rinnova di giorno in giorno sia nell’intenzione che, soprattutto, nelle azioni. Ma è soprattutto unendosi ad altri compagni che condividono gli stessi valori e gli stessi riferimenti che i nostri giovani non si sentono un peso troppo difficile da portare e imparano che vivere in un sistema di legalità è possibile. La mafia si può sconfiggere unendo le nostre forze in un impegno quotidiano”.

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La mia vita all’ombra del mare | Simona Dolce