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LA VERITÀ A PAGINA 31 | Paolo Cioni
Elliot edizioni 2019

di Paolo Risi

Ennio pranza nel ristorante gestito da un amico, siamo circa a inizio degli anni novanta.

Ennio ancora non lo conosciamo – scopriremo più tardi che fa il libraio a Parma – ma già ci sembra di intuire il suo stile, il suo modo di approcciarsi al mondo. Si avverte un’atmosfera (nel ristorante e fin dalle prime pagine di La verità a pagina 31) che poi si consoliderà via via, che è quella della provincia, dei minuti che sembrano scorrere più lentamente, che permettono di ascoltare e di rivelarsi a un amico. Ma più che atmosfera si tratta di una sospensione, di una profondità dimenticata eppure così disponibile a riemergere, a ridare senso e turbare gli equilibri consolidati.

Nella vita di Ennio riemerge il passato, una parentesi temporale conclusasi otto anni prima, che ha come epicentro emotivo Raimondo, figura di intellettuale impulsivo e visionario. I due si conoscono alla fine degli anni settanta e insieme fondano il Collettivo, un gruppo che vuole sperimentare nel campo del cinema e della fotografia. A loro si uniscono alcuni amici, per dare vita a una di quelle fluttuazioni artistiche che, per l’appunto, solo in provincia trovano terreno fertile per svilupparsi, per dotare la pianura di un’increspatura che ne alteri, almeno per il tempo di un respiro, la monotonia.

Spunta dal nulla un libro che parla di angeli e squilla il telefono nel ristorante gestito da un amico: è Raimondo che si fa vivo dopo otto anni, un periodo in cui molte cose sono cambiate, il Collettivo ha chiuso i battenti con anche degli strascichi legali, e con rapporti lacerati o lasciati in sospeso. I due riprendono contatto, cambiati ma con ancora un desiderio di bellezza nello sguardo, un sentimento che fa rima con Adele, la ex moglie di Raimondo, fuggita dopo che fra lei e il marito si era frapposta la imprevedibilità del desiderio. Così Ennio, su mandato del carismatico amico di un tempo, si trasforma in detective per rintracciare la donna, che sembra essersi riavvicinata ai luoghi marchiati a fuoco dal passato, dall’esistenza del Collettivo e dei suoi interpreti. La ricerca di Adele smuove le acque e dal fondo riappaiono il fascino della donna (mi aveva sempre lasciato senza fiato, confessa Ennio a se stesso) e un groviglio di rapporti lasciati a decantare, o forse solamente a guastarsi, nella disillusione e nel puntiglio. Raimondo, come un angelo custode o un alchimista dell’anima, guida l’amico ritrovato in un tour rivelatore, in cui sfilano le perturbazioni della vita, un padre con cui Ennio ha sempre faticato ad aprirsi, il lavoro del Collettivo, abbandonato eppure così prezioso, gli affetti e le amicizie del presente, che immancabilmente si è portati a trascurare.

Fa da sfondo a La verità a pagina 31 la Via Emilia, che è anche protagonista del lavoro più ambizioso del Collettivo, un documentario che contiene interviste fatte a gente comune, oltreché l’energia degli anni migliori. Dire fa da sfondo è certamente riduttivo: da Fidenza a Rimini la strada italiana più celebrata, più mistica, impregna ancora una volta di poesia la narrazione di Paolo Cioni, la corrobora di un sentimento fatto di albe vaporose e di contrade sospese nel vuoto.

Il documentario si apriva con un lungo tratto di strada ripreso dal finestrino dell’auto, con un cielo nuvoloso che sembrava una catena di montagne azzurre, e poi un raggio di sole improvviso che le divideva come una lama. C’erano le fabbriche grigie e allineate e improvvisamente i filari di pioppi, c’erano paesini che sembravano abbandonati, distributori di benzina, insegne e parcheggi per

camion che sembravano carovane. Erano le immagini a fare il grosso del lavoro, ma in mezzo a quelle c’erano le parole dei nostri personaggi, seduti in poltrona sullo sfondo dei campi assolati. Quando riuscivo a non farmi sopraffare dall’emozione prestavo attenzione a ciò che dicevano e mi sembrava bellissimo. Ancor più della realtà, ogni spettacolo è fatto di ingranaggi, ruote e cavi e bulloni. E a volte funziona.

La verità a pagina 31 è un romanzo bellissimo, di una bellezza austera, orgogliosamente fuori moda. Con leggerezza, con la levità delle opere ben riuscite, racconta un uomo irrisolto, sospeso dentro un’incipiente mezza età. Sulla sua strada amicizie da rinsaldare, la responsabilità verso le persone che gli stanno accanto, i trabocchetti dell’amore e il timore di venirne sopraffatto.

Con passo misurato, una scrittura nitida, fluente, Paolo Cioni cucina l’incanto della narrativa, che è immedesimazione, intensità e una bella storia da condividere. La storia cattura, chiarisce, dove serve, le complessità dei rapporti e ribadisce l’imprevedibilità della vita, la necessità di salvaguardare e mettere a frutto la parte migliore di sé.

Di sicuro – come mi aveva detto in quella telefonata al ristorante di Santiago che ci aveva fatto ritrovare – era lui il mio angelo custode. Faticavo a convincermene allora, mentre adesso lo so.

Angeli traballanti: sono il massimo che possiamo permetterci in questa vita terrena, e sarebbe bene non lasciarceli sfuggire.

Ciò che oggi posso fare è raccontare la storia di un uomo pieno di contraddizioni, confuso e geniale, incapace di dare un ordine alla sua esistenza ma capace di spingere gli altri verso un destino migliore.

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La verità a pagina 31 – Paolo Cioni