xhamster xvideos pornhub redtube xxx thumbzilla
la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

bioSabato 16 aprile Simona Vinci ha presentato “La prima verità” (Einaudi) al Liceo Sereni di Luino (VA) e da quell’incontro qualche riflessione sul percorso letterario dell’autrice.

Nelle sue parole, nel tono, c’è ancora lo stupore originario. Quasi vent’anni fa il suo libro d’esordio venne recensito da Cesare Garboli su La Repubblica e soltanto l’interesse dimostrato dal grande critico letterario le sembrò un regalo.
Quel libro fece discutere, scandalizzò, alcuni lo trovarono disgustoso, altri lo misero nel loro olimpo letterario, altri ancora, con molte parole passate sotto i ponti, con vent’anni trascorsi da mettere a referto, lo ritengono formativo del proprio gusto, un amuleto dai poteri fastidiosi e sferzanti.
“Dei bambini non si sa niente” (Einaudi, anno 1997) è l’opera di Simona Vinci forse più luminosa, rappresenta il desiderio di guardare il mondo con stupore, come fosse la prima volta e non ci fossero di mezzo sovrastrutture mentali.
Tutto cominciò con un racconto scritto dall’autrice emiliana a 24 anni, a cui si aggiunsero le suggestioni e la durezza delle immagini da un mondo nuovo, quello riflesso da internet, e la depravazione di un video rivelatore della leggenda o della realtà insopportabile degli snuff movie.
Quindi il lavoro per elaborare una forma espressiva autentica e senza filtri in grado di far respirare corpi e pensieri di un gruppo di preadolescenti, intrecciati alla scoperta della loro sessualità fino al giungere delle menti corrotte, della paura.
Nel 2016 quella storia, scandalosa e viscerale, Simona Vinci la riscriverebbe e anche se si trattasse di un’opera nuova, di una voce nuova, la accoglierebbe con entusiasmo, curiosità, perché la veridicità dei personaggi, dei pensieri, è palpitante, attualissima.

Ma nel 2016 Simona Vinci presenta il suo nuovo libro “La prima verità” (Einaudi), dove la geografia innervata trova978880621268GRA sconvolgenti approdi, a conferma di una predisposizione naturale della scrittrice all’auscultazione dei luoghi, del territorio, del paesaggio che preserva e riflette il riverbero degli uomini.
Simona Vinci individua la terra rimbombante, impregnata di voci dolorose e lamenti, si lascia sedurre da documenti fotografici e da una testimonianza intercettata in un forum di psichiatria. Sceglie i suoi colori (il reportage mescolato al romanzo storico, alla poesia, al memoir, alle storie di fantasmi) e ne trae un romanzo di tragica e spietata bellezza.
Angela, la protagonista, attraversa il Mediterraneo per sbarcare sull’isola di Leros in Grecia. Siamo nel 1992, l’isola fino ad allora è stata una sorta di ospedale-lager dove, insieme ai malati psichiatrici, sono stati segregati gli oppositori al regime dei colonnelli. Un centro di reclusione a tutti gli effetti che fra il 1958 e il 1981 ha ospitato in condizioni disumane oltre 4.000 persone.
La giovane ricercatrice, insieme ad altri colleghi provenienti da tutta Europa, è pronta a prendersi cura dei malati, ma irradiazioni misteriose e personaggi che rivelano e lasciano presagire il loro passato, ne corrompono aspettative e percorsi prestabiliti, costringendola a investigare i segreti custoditi negli archivi della struttura manicomiale.
Angela esplora così le storie dei reclusi, dei relitti umani, degli abbandonati della Storia, per cogliere una luce rivelatrice, per disseppellire vicende esemplari, come quella del poeta e dissidente politico Stefanos, personaggio che si ispira al grande poeta greco Jannis Ritsos.
E lo stesso titolo del romanzo rimanda ad un verso di Ritsos, uno degli autori più amati dalla scrittrice (e poetessa) Simona Vinci… “questa purezza è di nuovo la verità prima, il mio ultimo desiderio”

Paolo Risi

Share

La prima verità | Simona Vinci, una luce rivelatrice su vicende esemplari