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_l_animale_notturnoL’animale notturno | Andrea Piva
Giunti 2017

di Paolo Risi

L’ idea dell’artista perbene, soprammobile benvenuto in ogni salotto, mi è sempre sembrata un’aberrazione intollerabile della funzione dell’artista in genere, che almeno in questo periodo era per me su tutto quella di dare fastidio in ogni modo al conformista più o meno consapevole, liberticida per definizione… Molti miei amici di belle speranze, alcuni anche di grande talento, ci erano passati proprio sotto ai miei occhi. Se eri fortunato e te ne veniva fatto invito, accettavi di entrare nella grande famiglia giurando di farlo solo per spaccare tutto, iniziando ovviamente dal salotto, e cinque minuti dopo ti ritrovavi su una fascetta, con la tazza da tè in mano, a magnificare le doti di scrittura di uno scrittore di cui potevamo tutti senz’altro fare a meno.

Il lettore viene chiamato amichevolmente “lettore” nel romanzo di Andrea Piva. Un po’ ci si stupisce per la cordialità ma tutto si amalgama in una sorta di racconto confidenziale, di epopea della porta accanto.

Riparte da zero Vittorio, il protagonista de “L’animale notturno”, prova a spazzare sotto il tappeto un passato da sceneggiatore di successo caduto in disgrazia. Perché rompere il naso all’amico regista, lanciato sull’autostrada della notorietà, contempla l’isolamento dalla minuta cricca cinematografica, assetata di film ruffiani e in linea con il gusto imperante. Tutto da verificare ma intanto il nostro eroe rilancia il suo spirito indomito mettendo a fuoco uno spericolato obiettivo: fare soldi a palate nel più breve tempo possibile, senza arte da inseguire, mettendo a riposo le ambizioni letterarie, partendo da un assunto che rivela la passione per il gioco d’azzardo: Se vuoi diventare ricco, inizia col comportarti da ricco. Il resto, vedrai, verrà da solo”.

Abitare in un appartamento nel centro di Roma, innanzitutto, abbondantemente al di sopra delle proprie possibilità, come fosse una scalata autoimposta, un nodo scorsoio che costringe all’azione per non soccombere. Per alimentare l’audace stile di vita si mostrerà decisivo l’incontro con il Senatore, avvocato ultraottantenne con un passato politico alle spalle, mestamente curvo sulle macchinette mangia soldi e destinato, grazie alla mediazione di un nipote fittizio, ad entrare insieme a Vittorio nel rutilante mondo dei casinò online.

Nasce fra i due un rapporto che contempla dapprima la rituale conoscenza reciproca e successivamente una complicità umana e d’affari che li porterà a frequentare su internet, con il nickname di Rota volubilis, i tornei più prestigiosi di poker Texas Holdem. Il Senatore ci prende gusto, appare come rinato, ringiovanito da una vecchia passione attualizzata e resa proficua, e allo stesso tempo Vittorio ritrova slancio, riemerge da un periodo non felice attingendo dalle vincite online autostima e pecunia sonante.

Attraverso le teorie elaborate dal Senatore e da un pittoresco commercialista, Vittorio acquisisce sempre più competenze nel gioco; il tavolo verde diventerà per lui un vera e propria postazione di lavoro, il luogo dove confrontarsi con avversari e montepremi di altissimo livello, ma anche con i propri crucci interiori: “Sono un animale notturno. Mi muovo in fretta da un posto all’altro, in silenzio, di notte, e rosicchio in segreto le trame di un mondo che non ha un posto per me… “.

Raccontando di se stesso, enumerando imprevisti e probabilità della vita, il protagonista de L’animale notturno proietta en passant lo sfasamento tra attitudini personali e contingenze di un mondo avido di consensi. Prova anche a individuare una cura: un sano attendismo farcito di piaceri carnali, esperienze psicotrope e contemplazione del bello nelle sue infinite variazioni. La quantità di eventi, quadretti esilaranti e riflessioni sostanziali velate di leggerezza, necessita di una scrittura briosa, che annoti lo spumeggiare dei fatti in presa diretta. E qui risiede la maestria di Andrea Piva (scrittore, sceneggiatore e giocatore di poker) nel modulare il processo lavico e torrenziale della parola, tenendo assieme slanci creativi e plausibilità. Occorre talento per ottenere ciò ma anche amore e passione. L’impressione è che la giostra di situazioni e personaggi, nonostante il movimento vorticoso, non possa deragliare e che l’io del protagonista funzioni esattamente da timone, da stella polare al di sopra dell’uragano.

Romanzo di post-formazione, verrebbe da dire, prodotto di una mente libera che rivela pagina dopo pagina una strutturazione sapiente, che non teme di accostare sapori agli antipodi, malinconia e vitalismo. Non smettiamo di crederci, di sentirci vivi e godere, sembra suggerirci Andrea Piva con L’animale notturno, almeno fino alla prossima giocata, al brivido che precede la formula ineluttabile: rien ne va plus, les jeux sont faits.

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L’animale notturno | Andrea Piva