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Latiffi_L'età della rosaL’età della rosa | A. J. Latiffi
Besa Editore

Una scrittura precisa, rispettosa, un racconto che custodisce il nucleo ardente senza perdere la misura, che comincia senza effusioni proiettandoci sulle increspature di un mare scuro.
Incontriamo Romeo su una traballante barca a remi, abbandonato dagli affetti e da una terraferma accanita. Ha deciso di togliersi la vita perché ritiene sia la conclusione più razionale, l’ultimo e definitivo quadro di una drammaturgia in cui altri personaggi hanno deciso per lui, “morire per dare un senso alla propria vita. La perfetta etichetta di un fallito.”
Ma sul filo al limite di rottura, un incontro offre a Romeo un’occasione di ascolto, una promessa di revisione personale. Silvana da quel mare buio, sepolcrale, gli affida un quaderno di una ventina di pagine avvolto in una pellicola cristallina, gli affida la sua storia, il tormentato viaggio terreno di una ragazza albanese alla ricerca di un futuro inesplicabile dall’altra parte del mare.
Il diario custodisce una forza dirompente, rivoluzionaria, Romeo lo indossa, lo fa proprio come un’armatura e crea una corrispondenza intima con la giovane sventurata, un legame rigoglioso, forte e allo stesso tempo labile. Perché nelle parole e fra le parole di un quaderno galleggiante c’è lo stupore di una fuggiasca, donna oppressa e sradicata dentro modi e rituali arcaici, razionalmente incomprensibili. Silvana, orfana e poi figlia tradita, riflette, compone e prova a decodificare la realtà di un paese frullato dalla storia: le ragazze a casa a preparare il corredo in attesa delle consuete negoziazioni matrimoniali, la violenza come vessillo, la criminalità eclatante e disumana delle fazioni rivali.
Siamo dall’altra parte dell’Adriatico, lo specchio delle contraddizioni da noi codificate e silenti, l’Albania si dimena nell’ubriacatura post-comunista, fine anni Novanta e Silvana – insieme al piccolo Cristian, figlio putativo – decide di lasciare il suo paese su un ferrovecchio del mare, destriero male addestrato destinato a soccombere. Porta con sé la fragilità dei sogni e un peso opprimente, metallico, la fredda coltre dell’inadeguatezza e delle procedure umane ermetiche.
Attraverso le parole intime del suo diario, plasmate su un modello di riscatto, Silvana cerca l’arcobaleno nascosto e Anthony J. Latiffi dà voce autorevole allo struggimento, ai desideri di una giovane ribelle che si svela e inventa un amore poetico, sancito dai nomi della poesia… “Byron è uno, come Lord Byron, il mio poeta prediletto. Frederic è l’altro, come Frederic Francois Chopin, il poeta del pianoforte, uno dei compositori classici più amati. E l’ultimo appartiene all’uomo che ha un posto speciale nel cuore di ogni donna […] il personaggio perfetto per un amore altrettanto perfetto, trasformato in tragedia da una penna geniale e audace, e quindi non può essere altro che Romeo…”
Una storia di amore quindi, Silvana e Romeo separati dal mare che nella coincidenza di un appuntamento costruiscono un’identità nuova e definitiva. E sarà l’approdo di Romeo nella città dove tutto ha avuto inizio, Valona martoriata e relitto di un passato luminoso, a celebrare il connubio senza tempo, la morte come sigillo di un sentimento trascendente… “Mi sembra di sentire le loro anime aleggiare sopra di noi… percepisco addirittura le grida gioiose di Cristian. Ecco, ci hanno appena superati. Anche loro si sono messi a camminare lungo questa strada, si tengono a braccetto, come noi… stanno facendo conoscenza… li vedo, sono diretti al mare… sono proprio loro.”


Nota biografica: Anthony J. Latiffi scrittore albanese residente in Italia, ha pubblicato Lo yàghatan (Controluce, 2008) e Tempo per Morire (Parallelo45 Edizioni, 2014).

Paolo Risi

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L’età della rosa | A. J. Latiffi