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Lili Brik
Con Majakovskij
Intervista di Carlo Benedetti
Prefazione di Lucetta Negarville
Bordeaux edizioni 2017


Siamo ormai vicini all’incontro con Majakovskij.
Nell’estate del 1915 andai a Mosca per far visita a mio padre, che non stava bene. A Malachovka, nella casa di campagna, mia sorella mi fece conoscere Majakovskij. Era sera, ricordo, noi sedevamo con un nostro amico, Lev Grinkrug, su una panchina a ridosso dello steccato. D’un tratto, la luce di una sigaretta, e una carezzevole voce di basso. Majakovskij salutò e andò via con Elsa. Dopo più di un’ora, prese a piovere, ma dei due neanche l’ombra. Non potevo rientrare a casa senza mia sorella. I nostri genitori avevano una gran paura dei futuristi. Figurarsi, l’ombra. Non potevo rientrare a casa senza mia sorella. I nostri genitori avevano una gran paura dei futuristi. Figurarsi, bosco, con una loro figlia!

di Emanuela Chiriacò


A ottobre 2017, in occasione del centenario della Rivoluzione Russa, la casa editrice Bordeaux ha ripubblicato l’intervista che Carlo Benedetti, corrispondente dell’Unità da Mosca negli anni Settanta, fece a Lilja Brik sul poeta Majakovskij. Con numerose sedute, l’intervista è realizzata nel corso del 1977 e pubblicata nel 1978 da Editori Riuniti, poco prima del suicidio di Brik, già malata da tempo.

Per la puntualità e la delicatezza delle domande di Benedetti e le risposte articolate e esaustive di Brik, diventa una testimonianza preziosa dell’epoca in cui vissero Majakovskj, poeta da cui scaturisce un importante dibattito poetico nel contesto culturale avanguardista russo sovietico, e i coniugi Brik, Osip e Lilja e della relazione che legava i tre.

Lilja Brik, probabilmente consapevole della fine impellente, sembra avere l’urgenza di consegnare alla storia il suo racconto su Majakovskij per dire le cose che conosco soltanto io. […] per mostrare quell’aspetto del poeta e dell’uomo che sono in pochi a conoscere. […] e tiene a precisare che Per evitare malintesi, […],non era più moglie di Brik quando cominciò a vivere con Majakovskij. Non c’è stato quindi nessun ménage à trois.

Lilja, figlia dell’avvocato Jurij Aleksandrovic Kagan e della pianista Elena Jul’evna Berman, cresce in un contesto culturale elevato. Nel 1905, Lilja che frequenta la stessa classe di Verochka Brik, conosce suo fratello Osip del quale si innamora perdutamente e decide di smettere di giocare, pronta per una vita adulta. Tuttavia i due si rincontrano nel 1911 e si sposano un anno dopo.

L’incontro tra la Brik e Majakovskj avviene nel 1915 quando lei torna a Mosca per visitare il padre che non sta bene e lo incontra come amico di sua sorella Elsa. Sono a Malachovka, nella casa di campagna

Era sera, ricordo, noi sedevamo con un nostro amico, Lev Grinkrug, su una panchina a ridosso dello steccato. D’un tratto, la luce di una sigaretta, e una carezzevole voce di basso. Majakovskij salutò e andò via con Elsa.

Elsa ha diciassette anni e Majakovskij venti. I genitori di Lili ed Elsa si lamentano della frequentazione della figlia con un futurista. Un mese dopo Lili rincontra Majakovskij a Pietrogrado. È lui che va a fare visita ai coniugi Brik e da quel momento entra a fare parte delle loro vite fino alla fine dei suoi giorni. Una condivisione di momenti, passeggiate, lettura di poesie. La poesia in effetti rimane il cuore dei loro incontri, una passione comune che li legava indissolubilmente e che gioca un ruolo fondamentale sulla poetica del loro tempo tanto da influenzarla. Majakovskij è un poeta instancabile, lavora sempre e fa pausa solo per nutrirsi e conversare.

Dunque Majakovskij e i Brik sono legati da amicizia e amore; un amore che non limita nessuno dei tre dall’avere altre storie. I Brik sono borghesi medio-alti di origine ebraica, amano viaggiare e frequentare ambienti intellettuali internazionali e nazionali. La loro casa, nei pressi di piazza Taganskaja, diventa una Kommunalka:

In esso si tenevano le riunioni settimanali della redazione del Novyi Lef e, inoltre, si recitavano versi, si esaminavano nuovi film e spettacoli, si discuteva molto.[…] Aseev, Pasternak, Kirsanov, Tretlakov, Sklovskij, Rodchenko, Mejenichad, Ejzenshtejn, Pudovkin, Kulegov, Bamet, Zemchužnyj e tanti altri. Vennero anche Theodore Dreiser, Diego Rivera, artisti tedeschi, cechi, francesi, di tutto il mondo…

In un contesto storico e politico complesso, nel quindicennio che va dal 1915 (anno dell’incontro dei due) al 1930 (anno del suicidio di Majakovskij), si consuma la relazione dei due più uno. Nel 1917, dopo la rivoluzione d’ottobre, Majakovskij si dedica alla produzione filmica, scrive sceneggiature di carattere autobiografico e sceglie Lilja come interprete. Nel 1919, i Brik e i Majakovskij si trasferiscono da Pietrogrado a Mosca dove il poeta inizia a lavorare alla Rosta, l’agenzia telegrafica russa, che si rivela una preziosa occasione di sviluppo della sua creatività applicata alla sua attività poetica. Sullo sfondo della ricostruzione minuziosa di Lilja Brik, con citazioni di opere mai pubblicate o ritoccate dalla censura che mai allenterà la morsa sul lavoro di Majakovskij, l’argomento preponderante è forse la velata vanità della Brik che nel racconto tende a sminuire le altre relazioni di Majakovskij per mantenere il primato di donna amata, sorvolando anche la figura di Elizaveta Petrovna – Elly Jones da cui Majakovskij ebbe una figlia, Elena Vladimirovna Majakovskaja

Per Majakovskij l’amore non è un atto di volontà, ma uno stato dell’organismo, come la forza di gravità, come la forza di attrazione. Ci furono donne che l’amarono così? Senza dubbio. E lui le amò? No di certo. Lui si limitò a prenderle in considerazione. E amò lui stesso così come voleva essere amato? Senza dubbio. Lui però era geniale. La sua genialità era più forte di qualsiasi forza d’attrazione.

Che l’abbia amata ricambiato è cosa che non si può negare visto che la chiosa della lettera che Majakovskij scrisse in occasione del suo suicidio è Lilja, amami.

Quando si consuma il gesto estremo, Majakovskij è reduce da un periodo complesso. Ha scelto di mettere insieme il suo lavoro grafico e farne una mostra e ha scritto la commedia Bagno; entrambe non sono accolte come vorrebbe, percepisce la mancata irresistibilità che ha sempre esercitato, la malevola ottusità dei rappisti e l’assenza di persone per lui importanti al vernissage della sua mostra; sono questi elementi che si aggiungono alla spiegazione ufficiale, forse un po’ debole, del suicidio per amore di Veronika Polonskaja che non riesce a lasciare il marito per Majakovskij.

Il colpo al cuore, già ferito, che si spara Majakovskij non è sufficiente a esorcizzare la sua scomodità, lo stalinismo è sottotraccia, benché Stalin sia al potere già dal 1924, e si prepari a prendere il sopravvento come modalità culturale più che politca; Majakovskij è stato novità assoluta di linguaggio, capace di esercitare anche un’influenza profonda sulla cultura e la creatività artistica delle epoche successive; ha rotto con la tradizione e il filisteismo lo ostacola e censura, reprime e mortifica. Impossibile dunque poterne consentire il ricordo.

Questa ferita profondissima lo ha lacerato in vita poiché la poesia è per lui la lingua in cui sa comunicare, è totalizzante e sovrapposta alla vita. Lilja è la sua piccola Beatrice così l’aveva definita Esenin, ma quel rifiuto accompagna anche la sua memoria. Lilja inizia già nel ’29 a redigere e annotare e ci si chiede se in lei ci fosse un senso premonitore o se fosse a conoscenza di cosa sarebbe successo di lì ad un anno. Non è un modo per instillare la goccia del complottismo ma si sospetta che i congiugi Brik fossero entrambi informatori della polizia segreta e che quello di Majakovskij non fosse un suicidio.

Una cosa è certa «Il defunto odiava i pettegolezzi»: […] lo scrive nella lettera con cui si congeda dal mondo come lo ricorda Negarville nella sua introduzione. Dicerie e parole cattive che solo la sua Lil gli ha risparmiato. Lei imputa la sua scelta estrema al voler cristallizzare la sua immagine giovane per sempre, consapevole che non avrebbe potuto vincere la vecchiaia.

Definirei Con Majakovskij, un memoir partagé et guidé; le domande di Benedetti, profondo conoscitore della storia dell’Unione Sovietica, sono pervase di una profonda delicatezza, grazie alla quale, Brik si fa occhio di bue per illuminare gli aspetti inediti e sconosciuti del poeta, per lei senza rivali e per lui senza pettegolezzi, proprio come lui avrebbe voluto fosse.


Prefazione di

Lucetta Negarville, professoressa di lingua russa alla Sapienza Università di Roma, ha curato e tradotto in Italia, tra gli altri, Bulgakov, Trifonov, Tolstoj e Bunin.

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Lili Brik, Con Majakovskij intervista di Carlo Benedetti